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BOLOGNA | Pinacoteca Nazionale di Bologna | 22 gennaio – 12 aprile 2015

Intervista a MARCO SCOTINI di Antonio D’Amico

In occasione dell’inaugurazione a Bologna di Too early too late. Middle east and modernity, mostra collaterale di Arte Fiera 2015, ho incontrato il curatore Marco Scotini che, anche quest’anno, ha voluto dedicare un’esposizione a un tema a lui molto caro, il mondo arabo. Come lui stesso dichiara in catalogo, l’intento di questa mostra è:

“Capire, ancora una volta, l’impatto del crollo del Blocco Sovietico su questa area geografica periferica, ora divenuta centrale. Allo stesso tempo è fondamentale interrogare le modalità con cui la scena artistica e la cultura visiva mediorientale rileggono oggi il rapporto locale con la modernità, nella consapevolezza però che non sia più possibile isolare dei campioni dalla cultura politica globalizzata.”

Too early too late. Middle east and modernity, Hassan Sharif1

Chi visiterà la mostra, che certamente è da non perdere per meglio approfondire uno spaccato artistico che suscita sempre più interesse per i linguaggi e gli strumenti che adopera, si renderà conto che il rapporto tra Medioriente e Occidente, in arte è sempre più stretto, e se per certi versi molti artisti invitati da Scotini, che cavalcano la scena internazionale, emulano l’Occidente, in realtà affrontano la questione, sempre più stringente, della modernità e quindi della globalizzazione, una questione che è, in verità, alla base del pensiero del curatore.
Bologna è la città ideale per ospitare una mostra simile, unica nel suo genere, fatta in Italia e da un italiano che ben conosce questo mondo. Infatti, partendo dalla storia antica e recente e dalle sue connessioni, Bologna è fra le città che insieme a Parigi, Oxford, Avignone e Salamanca, durante il Concilio di Vienne del 1312, decide di istituire le cattedre di lingua araba, ebraica e siriana, dimostrando un’apertura di grande modernità. Ma non è soltanto questo il legame, altri ce ne sono che si possono scoprire in mostra sin dall’apertura, segnata da una sorta di porta/ponte di Karnak ricreata e voluta per sottolineare un incontro fra i due mondi e le due culture.

Too early too late. Middle east and modernity, Porta di Karnak, accesso

La mostra è dislocata su due piani della Pinacoteca Nazionale e se per la prima parte l’allestimento è concepito esclusivamente per le opere esposte, quando si sale al primo piano si trova un’affascinante dialogo serrato dentro due sale in cui vi sono due cicli di affreschi staccati provenienti dal territorio bolognese. Infatti, in una sala, mentre alle pareti campeggiano lussureggianti paesaggi con paraste riccamente addobbate e una scena di un cavaliere a cavallo che uccide vittorioso i suoi nemici, per terra, in un’ideale prosecuzione scultorea e contemporanea, prosegue la guerriglia con carrarmati, uomini, polizia e un accampamento che ha tutto il sapore di un revival medioevale: si tratta dell’installazione di Hany Rashed, Tahrir square. Passando poi fra i magnifici dipinti della Pinacoteca, si arriva nella sala in cui è proiettato il video della palestinese Ayreen Anastas e dell’israeliano Amir Yatziv che riprendono il viaggio di Pasolini in Palestina, reso noto nel film Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo del 1963. Il video sovrasta un ciclo di affreschi del Trecento bolognese e la congiuntura è data dal fatto che negli anni in cui Roberto Longhi riscopriva il Trecento bolognese, Pier Paolo Pasolini frequentava le lezioni longhiane; un’altra connessione intrinseca e stimolante fra Bologna e il mondo arabo per riconsiderare, sotto una veste sempre più contemporanea, le immagini degli affreschi staccati e i luoghi mediorientali ripresi dal video.
Ma proseguendo di questo passo, a un certo punto del percorso, ricco di reperti, alcuni dei quali odorano ancora di storia vissuta, di episodi vibranti, come l’emanazione di bruciato che si avverte passando davanti al maestoso tappeto di Ariel Schlesinger, Untitled (burned carpet), mi sorge il sospetto che questa mostra forse vuole essere un lavoro di reportage e quindi chiedo a Marco Scotini:

Too early too late. Middle east and modernity, Mona Hatoum

Si può dire che questa è una mostra di reportage?
Marco Scotini: Direi di no! Questa è una mostra fiction. Il reportage è quando il fotoreporter, il giornalista o il documentarista va sul campo e riprende l’evento in flagrante, in questo caso ho costruito la mostra narrativamente, forse anche a discapito della veridicità.
Da storico dell’arte e curatore, ma anche da conoscitore del mondo arabo, ho cercato di creare una possibile connessione. Credo che ormai sia impossibile vedere il mondo come un insieme di situazioni separate, ormai tutto è collegato, anche perché esistono le condizioni, mai come prima di adesso, per uno spazio comune. Dunque perché non iniziare a tessere trame che possano permettere connessioni e non, invece, all’opposto incentivare condizioni che appartengono a minoranze.
Sono in contatto con tantissime figure del mondo arabo, islamisti, e sono persone come noi, identiche a noi, hanno volontà di libertà come noi e di lavorare come noi, sanno usare i media come noi e anche meglio di noi e in più hanno chiaramente una base medioevale che emerge nelle loro opere in maniera consapevole, ecco perché ho inserito fra gli affreschi medievali del Trecento le figurine, le ceramiche o il tappeto. La maggior parte degli artisti che ho proposto sono donne che, in qualche modo, hanno osato. Sicuramente è una situazione che non vorrei fosse letta come un’eccedenza, bensì quello che mi interessa è capire cosa ci unisce in questo momento, quali sono i punti di convergenza.

Too early too late. Middle east and modernity, Hany Rashed

Tra l’altro, a proposito del reportage, se vogliamo, io ho usato una metafora fotografica, grazie alla quale ci si aspetterebbe di vedere in mostra qualcosa di reale. Invece, e parlo di me come fotografo, l’obbiettivo è quello di aver chiaro più che il luogo che fotografo, il luogo da cui fotografo.
Sono convinto che la mostra non sia importante per il mondo arabo, anche se lo è in quanto fa conoscere una serie di figure e di realtà che non sono da esorcizzare, anzi ci consente di capire il panorama dell’arte in Egitto e nel mondo arabo.
Queste opere devono servire all’Occidente per capire la propria posizione, anche perché l’idea di modernità è stata assolutamente di superiorità rispetto a tutto il resto che era considerato sottosviluppato.
Il concetto, da parte loro, sembra essere quello di farci sapere che prendono in considerazione la modernità, ma ci dicono: “sappiate che è la vostra e che viene da un altro contesto e che noi ne abbiamo un’altra”. Con Napoleone, noi occidentali la modernità gliela abbiamo imposta. Anch’io volendo potevo fare una mostra colonialista, dove spiegavo come funziona l’arte, eppure non l’ho fatto.

Il suo punto di vista, dunque, è quello del curatore che usa la metafora del fotografo e che ha chiaro il luogo da cui fotografa: è un cambiamento di prospettiva.
La cosa che mi sembra importante sottolineare è che la modernità riguarda anche loro, perché dopo il 1989, quindi dopo la globalizzazione, le cose sono cambiate per tutti. In Medioriente, però, riflettono sul loro passato e ne sottolineano i gap, come quello delle ruote dell’auto nel deserto che si sono forate. C’è tutta una serie di elementi che gli artisti di quest’area sottolineano proprio per far capire come questo accesso dell’Occidente in Medioriente non è stato semplice.
Tutta la parte più ricca, quella degli Emirati, sta emulando l’Occidente e quello che viene criticato da parte loro è questa forte occidentalizzazione. Questo mi spinge anche a riflettere sui fondamentalismi che, come dico sempre, sono un’eccedenza, e che senza occidentalizzazione non ci sarebbero. Sono un’esasperazione ideologica che neanche loro riescono a gestire.

Too early too late. Middle east and modernity, Moataz Nasr

Sottolineiamo che molte delle opere esposte provengono da collezionisti italiani, circa 30 sono quelli coinvolti, tra privati, raccolte istituzionali e gallerie, ma anche che – cosa particolarmente interessante – fra gli artisti proposti il 90% sono donne.
È vero, c’è una forte presenza femminile nell’arte mediorientale, stranamente; e dico “stranamente” perché mentre da noi continuano ad avere una predominanza le figure maschili, nel sistema dell’arte, non che nei loro sistemi sia l’opposto, ma il fatto è che queste donne sono state così forti da imporsi su un sistema internazionale.

Prima di concludere. Una contrapposizione di assoluta poesia e sintesi concettuale, che a parer mio merita da solo la visita della mostra, è il dialogo fra la visione esterna e dilaniata di Beirut 1991 – Rue Gourand del fotografo Gabriele Basilico, e l’intimo e silenzioso lavoro di archiviazione, di tessitura e scucitura, di meditazione e chiusura di Mona Hatoum e di Hassan Sharif. Visioni che si completano a vicenda e che forniscono, nel silenzio delle parole, un rapporto, fra esterno e interno, fra visione e immaginazione, fra modernità e storicismo, considerando, con estrema raffinatezza, le conseguenze di un rapporto non facile e forse ancora in fieri.

Too early too late. Middle east and modernity
a cura di Marco Scotini
nell’ambito di Arte Fiera collezionismi

Artisti: Lida Abdul, Mustafa Abu Ali, Bisan Abu Eisheh, Etel Adnan, Ayreen Anastas, Vyacheslav Akhunov, Can Altay, Omar Amiralay, Said Atabekov, Kutlug Ataman, Fikret Atay, Kader Attia, Vahap Avsar, Mahmoud Bakhshi, Gabriele Basilico, Neil Beloufa, CANAN, Céline Condorelli, Dina Danish, Cem Dinlenmiş, Peter Friedl, Rene Gabri, Sadhi Ghadirian, Yervan Gianikian – Angela Ricci Lucchi, Barbad Golshiri, Mona Hatoum, Malak Helmy, Emily Jacir, Khaled Jarrar, Lamia Joreige, Alimjan Jorobaev, Hiwa K., Hassan Khan, Abbas Kiarostami, Taus Makhacheva, Mona Marzouk, Ahmed Mater, Sabah Naim, Moataz Nasr, Navid Nuur, Walid Raad, Koka Ramishvili, Hany Rashed, Mario Rizzi, Ahmed Sabry, Roy Samaha, Hrair Sarkissian, Ariel Schlesinger, Hassan Sharif, Wael Shawky, Ahlam Shibli, Eyal Sivan, Jean Marie Straub-Danièle Huillet, Jinoos Taghizadeh, Lawrence Weiner, Mohanad Yaqubi, Amir Yatziv, Akram Zaatari

22 gennaio – 12 aprile 2015

Pinacoteca Nazionale di Bologna
via delle Belle Arti 56, Bologna

Orari: martedì e mercoledì ore 9.00-13.30; da giovedì a domenica e festivi ore 14.00-19.00; lunedì chiuso

Info: www.artefiera.it

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