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MILANO | Jerome Zodo Contemporary | 6 febbraio – 27 marzo 2015

di KEVIN McMANUS

Il visitatore distratto potrebbe pensare ad un colossale errore: “Piombi”? Come si possono definire “piombi” queste superfici leggiadre, agili, dinamiche, impregnate di un colore che, nella sua compattezza, sembra rivendicare tanto i simbolismi di un secolo fa quanto la profondità ottica della pittura degli anni Sessanta-Settanta? Questa la prima impressione suscitata dai lavori di Umberto Mariani (1936) esposti nella galleria di Jerome Zodo, con la curatela di Francesco Tedeschi.

Umberto Mariani. 
Piombi
, veduta della mostra, Jerome Zodo Contemporary, Milano

Quadri, ricoperti di una superficie corrugata fatta di convergenze, fratture e concentrazioni di materia; all’apparenza una riflessione ulteriore, e visivamente potente, sul tema fin troppo fortunato della shaped canvas tardo-modernista. Si tratta invece di superfici in piombo, la cui natura scultorea, pertanto, non è da intendersi in senso paradossale, ma in senso proprio: non si tratta insomma di prove di pittura che “escono” dai confini del medium per assumere lo status materiale della scultura, ma piuttosto di prove scultoree che si organizzano formalmente entro la logica della pittura, seguendo le regole della cornice e mettendone alla prova la tenuta espressiva. Farebbe comodo accomunare questa ricerca di Mariani (che copre un arco di quarant’anni) ai numerosi “giochini” percettivi di tanta arte che si vede oggi nelle fiere: ossia ad una specie di recupero baroccheggiante dell’illusione ottica superficiale – legni che sembrano metalli, metalli che sembrano marmi, marmi che sembrano tele e così via. Ma se questi ultimi esempi tendono per lo più a risolversi nel puro e semplice smascheramento del virtuosismo tecnico e nella relativa, compiaciuta, constatazione dell’abilità dell’artista (ma anche dello spettatore che ha capito il trucco), la tensione formale dei Piombi di Mariani proietta invece il senso della ricerca su aspetti ben più rilevanti.

Umberto Mariani, Senza titolo, 2014, 60.5x80 cm

In Mariani, artista di una generazione quanto mai critica rispetto allo status stesso del fare arte, l’ambiguità del medium è il sintomo di una questione etica. Un’etica tutta modernista, per la quale fare pittura e fare scultura sono due attività dotate di storia e di peso culturale, che vanno pertanto comunicate con la massima serietà; criticare e riconfigurare i limiti della cornice (tanto con le superfici a rilievo quanto con la simbologia delle lettere dell’alfabeto, o di forme archetipiche come quella della tenda-sipario, vera e propria cornice nella cornice), mettere a tema la distinzione tra pittura e scultura (si tratta di una questione di materiali, di tecnica, o piuttosto di modi di guardare?), sono tutte attività che, come avveniva appunto in una logica modernista, prendono avvio dal problema fondamentale posto dal paradigma e dalla questione della sua fondatezza teorica.

Umberto Mariani. 
Piombi
, veduta della mostra, Jerome Zodo Contemporary, Milano

Di fronte a questo problema, le alternative che Mariani si pone sono due: attivare e rivitalizzare il paradigma esplorandone limiti e possibilità inedite, oppure superare il paradigma criticandolo nel merito, nel suo funzionamento specifico. Non è nemmeno contemplata la scelta, sempre più frequente oggi, di far finta che il paradigma non sia mai esistito.
La mostra rende giustizia, sia quantitativamente sia qualitativamente, all’urgenza di questa ricerca, radicata nella storia dell’arte del ‘900, ma quanto mai attuale. I temi del lavoro di Mariani sono trattati in un catalogo che verrà presentato per l’occasione.

Umberto Mariani. 
Piombi

a cura di Francesco Tedeschi 

6 febbraio – 27 marzo 2015

Jerome Zodo Contemporary
Via Lambro 7, Milano 

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-19.00
Ingresso libero

Info: 
+39 02 20241935
info@jerome-zodo.com
www.jerome-zodo.com

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