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VERONA | La Giarina Arte Contemporanea | 10 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016

Intervista a CRISTINA MORATO di Matteo Galbiati

Tra le realtà veronesi di lunga esperienza troviamo anche la galleria La Giarina Arte Contemporanea che, da quasi trent’anni, conduce un’intensa attività di ricerca sulle sperimentazioni artistiche contemporanee italiane e internazionali, dalle Avanguardie del XX secolo alle esperienze più recenti. Avvicinandoci sempre più ad ArtVerona 2015 e continuando il nostro focus sulle gallerie veronesi, abbiamo intervistato la fondatrice e direttrice Cristina Morato:

Foto ritratto di Cristina Morato Courtesy La Giarina, Verona

Quando nasce la galleria? Cosa l’ha spinta ad intraprendere questo lavoro?
Ho aperto la galleria nel 1987, alla fine di un percorso che parte dagli anni dell’Università di Padova, dove mi sono laureata in Lettere Moderne con una tesi su Alberto Savinio, che mi aveva molto appassionato e dato modo di approfondire gli anni delle Avanguardie storiche internazionali di inizio ‘900 e quanto ne seguì. Ho cominciato di lì a poco a frequentare l’ambiente internazionale degli artisti delle Neoavanguardie. Cominciai a collezionare partendo da queste basi. Ho incontrato da subito artisti come Costa, Mondino, Spoerri e alcuni esponenti del gruppo Fluxus. L’idea di aprire una galleria è diventata una realtà quando ho trovato uno spazio pieno di suggestioni, un antico palazzo vicino al Teatro Romano.
Ho improntato la mia attività su una continua ricerca di nessi tra espressione artistica ed evoluzione della scienza e del pensiero umano, nel contesto dei continui e rapidi mutamenti del nostro tempo liquido. 

Galleria La Giarina, interno Courtesy La Giarina, Verona

Come è cambiato negli anni il vostro lavoro di galleristi?
La globalizzazione e l’avvento di internet e i social network, hanno cambiato molte cose nella gestione del lavoro e dei contatti, però sostanzialmente i parametri fondamentali restano per ogni scelta di programma. 

Quali sono gli artisti che seguite e proponete? Quali gli storici e quali i giovani? Prospettive internazionali?
La galleria tratta sia artisti storici che mid-career, tra gli storici: Bendini, Berman, Costa, Mondino, Spoerri, il gruppo Fluxus, ecc… e tra i mid-career: Andrea Bianconi, Daniele Girardi, Daniele Giunta, Ernesto Jannini, Santiago Picatoste, Luisa Raffaelli, Silvano Tessarollo, ecc. Ci sono dei progetti per l’estero in fase di gestazione, si spera vedano la luce entro l’anno prossimo. 

Quali sono i tratti distintivi delle vostre scelte? Quale linea e orientamenti seguite?
Fin dall’inizio ho operato al di fuori di ogni diktat di tendenza o moda, ricercando le interazioni tra il presente ed il passato prossimo e prediligendo artisti con un mercato in fieri, aperto ai diversi linguaggi e media che rappresentassero in maniera significativa la cultura del nostro tempo. 

Enrico Baj, Il gioco degli scacchi, 1987, polimaterico, 270x270 cm Courtesy La Giarina, Verona

Ci riassume brevemente la programmazione per la stagione che sta per cominciare?
Quest’anno la prima mostra è l’importante retrospettiva dedicata a Vasco Bendini, a cura di Luigi Meneghelli, che inaugura il 10 ottobre. Vengono presentati lavori a partire dagli Anni ‘50 ai 2000. La seconda mostra in programma, presenta tre artisti europei d’avanguardia: Jean Dupuy che ha fatto parte di Fluxus, uno dei primi a combinare arte e tecnologia, Bernard Heidseick, fondatore della Poesia Sonora e Jacques Spacagna, esponente del Lettrismo.

ArtVerona apre gli appuntamenti fieristici della nuova stagione, cosa ci dice della fiera d’arte della sua città?
ArtVerona è una buona fiera, ben organizzata, ancora in crescita che ha bisogno di trovare la formula giusta per coinvolgere importanti gallerie di livello internazionale e attirare l’attenzione di collezionisti più preparati. 

Quali sono i suoi pregi e quali i suoi difetti?
L’organizzazione è molto valida, manca un’ importante presenza internazionale che apra a mercati alternativi. 

Luisa Raffaelli, Strange Days, 2012, Galleria La Giarina, Verona Courtesy La Giarina, Verona

Che impatto e ricaduta ha sulla città? Influisce in termini di proposte e offerte culturali? Può essere una “buona occasione”?
Certamente questa fiera ha portato alla città qualche stimolo in più per il Contemporaneo, ma non abbastanza, il territorio è sempre piuttosto refrattario.

Voi avete scelto di non partecipare, quali motivi vi hanno spinto a questa decisione?
In questi ultimi due anni non ho partecipato perché credo che il mio attuale programma richieda altre strategie e abbia bisogno di contesti di “riflessione” e non di rapido “consumo” come obbliga una fiera.

La nuova mostra in galleria è dedicata a Vasco Bendini, scomparso all’inizio dell’anno. Quali sono i contenuti di questa esposizione? Un omaggio, una retrospettiva?
La mostra è a tutti gli effetti una retrospettiva, perché presenta lavori dagli Anni Cinquanta ai Duemila. Ma vuole essere anche un omaggio ad un grande artista, protagonista assoluto dell’Informale italiano. Vasco Bendini ha già avuto due personali in galleria, la prima nel 1989 curata da Cesare Vivaldi, la seconda nel 2006 curata da Giorgio Cortenova, e ha partecipato ad alcune collettive a tema. Quindi è anche il “memoriale” di una lunga e fervida collaborazione tra la galleria e l’artista.

Vasco Bendini, S.T., olio su tela, 150x150 cm Courtesy La Giarina, Verona

Che periodo di ricerca coprono i lavori esposti? Che scelte avete attuato?
Sono tutti lavori pittorici o polimaterici realizzati dal 1958 al 2006 (più una grande carta intelata). I primi, che sanno ancora di Natura profonda, fanno parte della serie Gesto e materia. Quelli più tardi, più lirici e trasognati, della serie L’immagine accolta.

Il titolo che avete scelto, Interrogare la materia, descrive efficacemente il lavoro del maestro: come interroga, quindi, la materia Bendini?
Ponendosi analiticamente e figurativamente il problema del possibile superamento della dialettica tradizionale tra Io e non Io, tra sé e il mondo. Il mondo gli vive dentro e quindi ogni sua opera diventa un viaggio nella soggettività, uno scavo nel profondo, nel subconscio. Prima con “segni segreti”, esploranti, poi con una materia ricca, turgida, eccitata, come a voler far affiorare parvenze di volto. A metà degli Anni ‘60 il percorso di Bendini cambia direzione e si orienta verso l’esterno: la sua esperienza si sporge sui fenomeni reali per analizzarli e trascinarli poi nella pittura, creando un dinamismo visivo inatteso. Negli anni seguenti bagliori e luci imbevono e penetrano cumuli di colore vaporosamente lievitante e pulsante. Ma sono sempre parvenze, ipotesi di immagine: emersioni in superficie non tanto del corpo della pittura, quanto del corpo stesso dell’artista con i suoi tocchi e le sue pulsioni.

Vasco Bendini, Dalla serie gesto e materia, 1958, tempera acrilica su tela, 120x90 cm Courtesy La Giarina, Verona

Quali sono per lei le caratteristiche principali della sua pittura?
Preferisco citare Bendini stesso, il quale affermava che quando dipingeva si abbandonava interamente a ciò che andava facendo: “Mi accorgo che il mio processo psichico si materializza, che la mia psiche vive nella materia, anzi con la materia”, diceva. E, la sua, è davvero una pittura, quasi un’autoanalisi che, raccogliendo il flusso del processo mentale, si fa folgorante immagine (o nero silenzio).

Meneghelli nel suo testo parla di “pittore di senso e di sensi”, riferendosi alla stratificazione del suo fare. Cosa suscita e anima questa “passionalità” nel suo lavoro?
Probabilmente la coscienza che il fare artistico non può essere concettualizzato, ma solo sperimentato. Tutta l’opera di Bendini è incentrata sull’interazione tra mente e mondo reale. “La mia è una eredità del sentimento del mondo”, diceva lo stesso artista. Il che significa andare contro la pura interpretazione del sensibile e ostinarsi a farne una lirica e quasi trasognata visione, una misteriosa ricerca di assoluto.

Che rapporto vive la materia della sua pittura rispetto agli accadimenti ad essa esterni? Che rapporto instaura Bendini con il “mondo” e che istanze muove?
Vasco Bendini è stato un intellettuale e un poeta di particolare sensibilità, che ha saputo trasferire nella pittura la consapevolezza degli eventi della storia: la seconda guerra mondiale, il pericolo nucleare, le invasioni sovietiche di Ungheria e Cecoslovacchia, il caso Allende, la guerra in Vietnam, l’11 settembre 2001. Tutto ha lasciato un segno visibile nel suo lavoro. “Impossibile non smarrirsi. In questi frangenti nascono i miei neri: canti della notte, matrice di speranza. E sorgono i miei bianchi, naturali immagini di attesa”.

Vasco Bendini, Dove la luce ha luogo, 2004, tempera acrilica su tela, 200x180 cm Courtesy La Giarina, Verona

Quale ruolo ha avuto la sua ricerca nel contesto dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo? Quale importante eredità ha lasciato?
Calvesi parla di originalità della ricerca di Bendini fin dall’inizio, rispetto a quanto si faceva In Italia. Questo ha creato una sorta di incomprensione da parte di certa critica. E, forse, ancora oggi egli è in attesa del giusto riconoscimento di quella che è stata una straordinaria, quasi ascetica (e forse per questo ostica) finezza di pensiero e di azione. Negli Anni ’60 precorse l’Arte Povera, il Comportamentismo, il Concettuale, ma senza mai entrare a far parte di gruppi e movimenti. Schivo e solitario di carattere, è stato un innovatore che ha concepito l’arte come ricerca continua, indipendente e libera da ogni dogma.

Che ritratto ci fa dell’artista e dell’uomo? Che esperienza ha della vostra personale conoscenza? Ricordi e aneddoti?
Ho avuto il privilegio di incontrare Vasco Bendini in più occasioni a Parma e a Roma, quando si sceglievano i lavori da esporre in mostra. Apprezzava le donne, quindi con lui si collaborava bene. Ricordo la sua apertura al dialogo e lo spiccato senso critico anche nei confronti del suo lavoro. Una sottile ironia addolciva sempre il suo severo giudizio. È stato uomo di grande cultura, non saliva mai in cattedra, ma ascoltava con rispetto ogni interlocutore. La pittura era la sua vita tanto da passare intere giornate a fare solo quello. Se gli si chiedeva quale era il suo lavoro più importante, diceva: il prossimo.

Vasco Bendini. Interrogare la materia
a cura di Luigi Meneghelli 

10 ottobre 2015 – 27 febbraio 2016
inaugurazione sabato 10 ottobre ore 18.30 

La Giarina Arte Contemporanea
via Interrato acqua morta 82, Verona 

Orari: da martedì a sabato 15.30-19.30 e su appuntamento

Info: +39 045 8032316
Info@lagiarina.it
www.lagiarina.it

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