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MIA FAIR | MILANO | The Mall | 11 – 13 aprile 2015 | #miafair

Intervista all’AVV. Cristina Manasse, avvocato specializzato in diritto dell’arte e diritto d’autore e Legal Advisor MIA Fair, di Livia Savorelli

Terzo e ultimo appuntamento con il diritto d’immagine, un “workshop online” in tre parti condotto dall’Avv. Cristina Manasse per la nostra testata. In questa occasione ci addentriamo nello specifico del discorso, affrontando concetti quali il plagio, il fair use ed analizzando alcuni tra i più recenti contenziosi… Parallelamente, proprio oggi domenica 12 aprile alle ore 15,30, Cristina Manasse – nell’ambito del Legal workshop, facente parte del palinsesto culturale di MIA Fair – condurrà l’appuntamento How Twitter’s T.O.S. saved a photographer and other stories on IP Rights in the US and Europe in cui l’avvocato Manasse dialogherà con Joe Baio, collezionista di fotografia e avvocato di New York, che ha vittoriosamente difeso il fotografo Daniel Morel nella complicata vicenda che lo ha visto contrapposto a AFP e Getty Images per indebita appropriazione delle fotografie “postate” su Twitter. Il diritto d’autore diventa, quindi, tematica “allargata” che interessa fotografi, collezionisti ma anche gli utenti dei social media, essendo strettamente connessa all’uso e all’indebita appropriazione di immagini, toccando il ruolo dei selfies, social networks e della privacy nel mondo delle immagini.

MIA Fair. Ph. Michele Tarantini

La cronaca ha portato spesso alla luce casi in cui grandi Aziende hanno dato vita ad intere campagne pubblicitarie riconducibili all’opera di artisti, alcuni dei quali utilizzanti proprio il medium fotografico. Quando si palesa un plagio, quali sono gli strumenti di cui l’artista dispone per la tutela del proprio diritto d’immagine?
Il plagio
, termine spesso utilizzato nell’ambito del diritto d’autore ma sprovvisto di una esatta definizione, è in pratica il reato di contraffazione, ossia l’abusivo utilizzo di opera altrui, ed è previsto, seppur con una diversa terminologia, dalla legge sul diritto d’autore in materia di opere fotografiche.
Senza addentrarci nei tecnicismi del dibattito dottrinale sulla definizione stessa del plagio (semplice plagio, oppure plagio-contraffazione, usurpazione, etc.), basti in questa sede ricordare che perché sussista il plagio sono necessari la riproduzione abusiva, totale o parziale, dell’opera altrui, e la falsa attribuzione di paternità. Il plagio si concretizza dunque nella violazione sia dei diritti patrimoniali che dei diritti morali dell’opera dell’ingegno.
Spesso le opere fotografiche sono riprodotte all’interno di un’opera artistica di diversa natura o utilizzate nella realizzazione di un’altra opera fotografica. Può evidentemente trattarsi di riproduzioni abusive di un’opera fotografica altrui, e ciò indipendentemente dal valore artistico dell’opera riproducente in sé l’opera fotografica. Costituiscono violazione del diritto d’autore sull’opera fotografica che possono legittimare il sequestro della parte dell’opera in cui è riprodotta la opera fotografica (ad es. un filmato).
Sussiste il reato di plagio anche nel caso di utilizzazioni parziali di opere altrui, posto che non ha rilevanza l’aspetto quantitativo della materia plagiata.
L’autore dell’opera che si accorga di un plagio a proprio danno può adire l’autorità giudiziaria, chiedendo l’accertamento della propria paternità dell’opera ai sensi degli articoli della legge sul diritto d’autore, nonché l’inibizione dell’illecito comportamento da parte del terzo oltre, ovviamente, il risarcimento del danno.
Per completezza bisogna però precisare che alcuni ordinamenti giuridici prevedono la possibilità di utilizzare opere altrui per crearne di nuove. Trattasi delle cd elaborazioni di carattere creativo, previste anche dal diritto d’autore italiano, che ne garantisce la protezione.
Si deve pertanto valutare se sia in presenza di un plagio vero e proprio o di una elaborazione, verificando se trattasi di una elaborazione creativa, ed in quanto tale diversa dalla contraffazione, posto che quest’ultima consiste nella sostanziale riproduzione dell’opera “originale” con differenze marginali. L’elaborazione creativa è invece contraddistinta da un riconoscibile apporto creativo nell’elaborazione dell’opera originale. Da ciò si evince che non ogni “riproduzione” non autorizzata potrà essere ritenuta un “plagio”. Non ogni plagio comporta una violazione del diritto d’autore e non tutte le violazioni di quest’ultimo comportano un plagio.

Cristina Manasse con Daniel Miller. Foto Michele Tarantini

Inoltre, è indispensabile verificare se l’opera per la quale si invoca la protezione possa essere ritenuta tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore (presenti quindi il carattere creativo e la novità).
Si può dunque parlare di plagio quando dalla verifica delle due opere emergano identità o profonde affinità espressive e creative tali da farle ritenere come espressione della medesima creazione.
Sempre in tema di elaborazione, è interessante evidenziare come negli Stati Uniti vi sia il principio del fair use che richiede un’attività trasformativa perché la nuova opera fotografica possa essere considerata lecita.
Con riferimento al principio di Fair use, brevemente, il famoso ed emblematico dibattuto caso americano “Cariou vs. Prince” ha evidenziato il sottile confine tra elaborazione ed appropriazionismo. Il fotografo Prince, che aveva usato le fotografie di Cariou per creare una propria opera, si era infatti difeso sostenendo che l’uso delle fotografie era consentito in quanto “trasformativo” ed era ammesso dal principio del Fair Use. Secondo la legge “La libera utilizzazione di un’opera protetta per fini di critica, commento, informazione, insegnamento, ricerca, non è una violazione di copyright”. La verifica del fair use deve considerare lo scopo, il tipo di uso dell’opera originaria, la sua natura, la porzione usata rispetto alla totalità, l’effetto dell’uso sul mercato potenziale dell’opera originaria. La Corte d’Appello aveva ritenuto che l’uso delle opere altrui fosse sufficientemente “trasformativo” da rientrare nel concetto di Fair Use, posto che le nuove opere “hanno un carattere diverso, conferiscono alle fotografie di Cariou una nuova espressione e usano una nuova estetica”. Per l’avvocato di Prince, la decisione – nel precisare che l’uso trasformativo di opere altrui, non viola il loro diritto d’autore – ha dunque confermato la libertà espressiva di tutti gli artisti.
La stessa libertà espressiva dell’artista è stata recentemente invocata dalla difesa del pittore fiammingo Luc Tuymans, condannato nel mese di gennaio 2015 dalla Corte di Anversa per aver copiato una fotografia del 2010 scattata da K. Van Giel, per creare l’opera pittorica A Belgian politician. Tuymans, ammettendo di essersi ispirato a tale fotografia, ha però invocato il diritto alla parodia, sostenendo di aver sempre usato materiale fotografico come base per le sue opere pittoriche. Il diritto d’autore belga ammette infatti che opere protette siano trasformate per fini di parodia. La Corte ha però escluso che l’artista sia famoso per il carattere ironico delle sue opere e lo ha ritenuto colpevole di plagio; l’artista ha reso noto di voler ricorrere in appello.

Cristina Manasse con Mauro Fiorese, W.M. Hunt. Foto: Michele Tarantini

Ha abbracciato, sin dalla prima edizione, il progetto MIA. Come la sua competenza professionale interviene praticamente nell’organizzazione di questo appuntamento annuale con la fotografia?
Quale legal advisor di MIA Fair sin dalla prima edizione, ho potuto seguire la nascita di questo entusiasmante progetto, occupandomi di vari aspetti “giuridici” secondo due diverse linee di intervento.
Da un lato, curando tutti gli aspetti giuridici legati alla creazione ed organizzazione del progetto MIA e dell’evento fiera, e quindi predisponendo l’impalcatura contrattuale che è alla base di una Fiera del genere e di tutto il suo contenuto (inteso come regolamenti, eventi, premi, pubblicazioni, sponsorizzazioni, etc.).
Dall’altro, ed in maniera più specifica legata alle mie competenze di art lawyer, occupandomi dei diversi ed innumerevoli temi legali al diritto dell’arte ed alla proprietà intellettuale che una fiera del genere presenta. Mi riferisco, ad esempio, alle tematiche legate alla vendita delle opere, ai temi di diritto d’autore correlati alla predisposizione del catalogo, ai premi ed alla conseguente cessione dei diritti sulle immagini, ai concorsi, all’importazione/esportazione di opere, alle riprese audio visive in fiera, etc.
Peraltro, la fiera si arricchisce ad ogni edizione e ciò comporta un mio diretto coinvolgimento per quanto concerne la predisposizione della necessaria documentazione contrattuale, per la tutela dei diversi diritti coinvolti.
Infine, quale organizzatrice del Legal Workshop, appuntamento fisso del ricco programma culturale di MIA Fair, coinvolgo interlocutori, anche internazionali, con i quali commento alcuni dei vari temi giuridici legati al mondo della fotografia esaminando anche casi pratici e, nel contempo, creando un dibattito con il pubblico, per offrire spunti di riflessione sia agli artisti presenti in fiera, che ai galleristi, ai collezionisti, agli operatori del settore o ai semplici curiosi tecnologici che usano immagini.
Per questa quinta edizione di MIA Fair, ad esempio, il mio interlocutore sarà Joe Baio, collezionista di fotografia e avvocato di New York, che ha vittoriosamente difeso il fotografo Daniel Morel nella complicata vicenda che lo ha visto contrapposto a AFP e Getty Images per indebita appropriazione delle fotografie “postate” su Twitter. Commenteremo insieme le tematiche legate alle immagini postate sui social media, partendo dal famoso caso Morel e dall’importanza di leggere le Condizioni di Utilizzo presenti sui social network, spesso del tutto sconosciute al pubblico fruitore di immagini e di social media.

Avv. Cristina Manasse 2015 ©

Leggi anche:

La fotografia e il diritto d’autore. Incontro con il legale #1

La fotografia e il diritto d’autore. Incontro con il legale #2

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