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LUCCA | Fondazione Ragghianti | 20 aprile – 6 ottobre 2013

Intervista a MARIA FLORA GIUBILEI e VALERIO TERRAROLI di Matteo Galbiati

La forza della modernità. Arti in italia 1920-1950 celebra il genio, la ricchezza, le idee di un’Italia che, nonostante uno dei periodi più complessi e controversi della sua storia, iniziava ad affermare la qualità alta delle sue produzioni, artistiche – e non solo – ipotecando l’importanza del successo del futuro made in Italy.
Abbiamo incontrato i curatori della mostra Maria Flora Giubilei e Valerio Terraroli che hanno concepito e strutturato questo progetto con la sapienza e la competenza di studiosi – emerge chiaramente dalle scelte e dall’allestimento – abituati ad affrontare il lavoro con rigore scientifico tanto raro quanto prezioso.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un numero consistente di mostre incentrate sull’arte italiana tra le due guerre. Come spiegate un’attenzione tanto viva su questo periodo?
Era ora ci si occupasse della prima parte del ‘900 e questo è conseguenza di studi scientifici che promuovono e sostengono iniziative di mostre o pubblicazioni specifiche facendone avvertire l’esigenza. […]
Negli ultimi anni si è riavvertita la necessità di tornare sul periodo tra le due guerre per dare conto di nuove ottiche ancora più ampie, grazie anche ad un numero maggiore di studi approfonditi.



È segno quindi che si riesce a parlare di una controversa fase storica, e delle sue eccellenze culturali, smarcandosi dalle ideologie che l’hanno connotata?
[…] Dobbiamo considerare le opere per il loro valore qualitativo. La grandezza di Sironi o di Martini, per fare due esempi, è un dato oggettivo che va oltre la loro, pure oggettiva, collaborazione col regime fascista. Si devono valutare e capire le immagini per il loro valore.

Come avete strutturato e composto il percorso di questa mostra, tanto ricca di proposte, stimoli e scoperte?
Abbiamo scelto di parlare degli artisti e della ricchezza culturale di quel periodo senza pensare ad aspetti ideologici, guardando alla forza della tradizione italiana. […]
Ci siamo divisi i compiti: Terraroli ha seguito l’articolazione del progetto per le arti decorative […], mentre il contributo di Giubilei è legato alle arti figurative. Abbiamo voluto evidenziare quel lavoro sinergico […] tra i vari “operatori” dei settori artistici, che insieme, […] si trovavano a esporre e confrontarsi nelle Biennali di Monza – poi Triennali di Milano – e in quelle veneziane.

Indicate due date fondamentali: 1920 e 1950. Cosa rappresentano questi due estremi?
[…] Nel 1920 riapre la Biennale di Venezia, sospesa dal ’14. Si chiudono gli Anni ’10 con la triste stagione bellica, si sancisce ufficialmente la ripresa delle attività artistiche. […] Mentre il 1950 chiude gli Anni ’40 e, con loro, il secondo conflitto mondiale. La conclusione reale della mostra è tra il 1948, con la riapertura della Biennale di Venezia, e il 1951, con la IX Triennale di Milano […].



Avete posto una particolare attenzione sulle differenti scelte stilistiche, tecniche e di gusto che convivevano in quegli anni, come si riassumono in mostra?
Il termine gusto implica un modo di sentire e di vedere: allora c’era una situazione davvero particolare, sottolineata da un sentire comune coincidente con un clima generale, senza sottostare necessariamente a ideologie precise. […]

Aspetto importante è il succedersi di forme d’arte diverse, vediamo alternarsi, nel percorso espositivo, le cosiddette arti maggiori con le minori. Cosa indica al pubblico questa visione?
[…] Il pubblico deve percepire che non c’è differenza, deve provare ad annullare la soglia della gerarchizzazione delle cosiddette arti maggiori e minori. Chi era pittore o scultore, spesso, era anche ceramista, sapeva come si soffiava il vetro, progettava per i tessili o disegnava arredi.

Quali dialoghi avete cercato tra personalità spesso differenti?
[…] Le nostre scelte sono state tematiche e spesso propongono – con un lavoro di ricerca e documentazione sulle fonti – le visioni che aveva il pubblico di allora di quelle Biennali, Triennali, Quadriennali…



Inevitabile pensare alle eccellenze manifatturiere italiane, la mostra vuole recuperare un passato glorioso, che ha affermato la qualità e l’eccellenza del made in Italy
, come stimolo e fiducia per un presente che assume tinte sempre più fosche?
Sì, la mostra vuole essere una sferzata d’ottimismo per questo momento così difficile guardando al fare dei maestri di allora. […] Oggi abbiamo possibilità di riscatto, dobbiamo ritrovare la volontà.

La mostra, aperta da alcuni mesi, chiuderà solo il prossimo ottobre, ad oggi quali riscontri avete avuto dal pubblico?
Riscontri molto positivi dal mondo “specialistico” della storia dell’arte, cosa che non guasta affatto. […]

Quale è stata la vostra soddisfazione maggiore nel realizzare questo progetto?
[…] Aver toccato con “occhio”, durante l’allestimento, che quanto era delineato sulla carta, nel progetto, nei saggi del catalogo, assumeva una forza di messaggio inequivocabile, ha confermato, oltre le nostre aspettative, di aver colto senza riserve nel segno.

La versione integrale dell’intervista sul prossimo numero di Espoarte Digital 81 e ½ in uscita a settembre!!!

La forza della modernità. Arti in italia 1920-1950
a cura di Maria Flora Giubilei e Valerio Terraroli
organizzazione Centro studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
in collaborazione con Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Sesto Fiorentino (FI); Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza (RA); Galleria d’Arte Moderna, Genova; Galleria d’Arte Moderna Carlo Rizzarda, Feltre (BL) e Soprintendenza BAPSAE di Lucca e Massa Carrara

Artisti: Andloviz, Andreotti, Balsamo Stella, Bellotto, Benedetta, Biagini, Biancini, Bonazza, Buzzi, Cagli, Campi, Campigli, Casorati, Depero, De Pisis, De Poli, Djulgherof, Donghi, Fillia, Finzi, Fontana, Gariboldi, Gatti, Genazzi, Grande, Leoncillo, Maine, Marini, Martini, Martinuzzi, Melandri, Melotti, Messina, Morandi, Nonni, Rizzarda, Ponti, Ravasco, Saponaro, Scarpa, Selva, Severini, Sironi, Sturani, Tofanari, Tosalli, Tullio d’Albissola, Ulrich, Vedova, Viani, Wildt, Zecchin

20 aprile – 6 ottobre 2013

Fondazione Centro studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto, Via San Micheletto 3, Lucca

Orari: da aprile a giugno e da settembre a ottobre: martedì-domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.00, lunedì chiuso; luglio e agosto: martedì-domenica 16.00-20.00, lunedì chiuso

Info: +39 0583 467205
info@fondazioneragghianti.it
www.fondazioneragghianti.it

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