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VENEZIA | 57. Esposizione Internazionale d’Arte | 13 maggio – 26 novembre 2017

di LUCIA LONGHI

«L’arte è l’ultimo baluardo: in questa 57. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia troveremo di tutto, ma soprattutto troveremo gli artisti».
VIVA ARTE VIVA
, questo il titolo scelto dalla curatrice Christine Macel (curatore capo del Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou), sarà infatti un omaggio all’arte stessa e agli artisti, che «ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva», ha spiegato il direttore Paolo Baratta alla conferenza stampa di ieri mattina a Ca’ Giustignan. «La Biennale è sempre stata luogo di ricerca e di confronto aperto. Offrire un luogo di libero dialogo è la nostra ragion d’essere, che quest’anno diventa il tema stesso della Biennale».

Franz West on Divan, 1996 © Jens Preusse; Archiv Franz West

Franz West on Divan, 1996 © Jens Preusse; Archiv Franz West

L’UOMO ARTISTA
Il focus sull’uomo-artista e la sua interazione diretta con il pubblico è stato scelto poiché in un mondo in preda a conflitti e paure, «L’arte è la testimonianza della parte più preziosa dell’umanità: essa è il luogo per eccellenza della riflessione, dell’espressione individuale e della libertà. Oggi più che mai la voce e la responsabilità dell’artista sono cruciali nell’affrontare la negatività della nostra epoca».

Distaccandosi quindi dall’impronta più socio-politica del collega Okwui Enwezor, che due anni fa si focalizzava sulle ideologie, la Macel porta l’attenzione sul ruolo dell’artista. È una mostra che celebra l’umanesimo, inteso come capacità degli esseri umani di non soccombere ai fatti negativi che la quotidianità presenta.

«Ho voluto fare una Biennale dedicata agli artisti e porre l’interrogativo: che cos’è l’artista? VIVA ARTE VIVA è un’espressione di passione per l’arte. È una Biennale con gli artisti, degli artisti e per gli artisti».

I PROGETTI SPECIALI
Elemento di novità saranno infatti i progetti speciali
. Con Tavola Aperta, durante i sei mesi di Biennale il pubblico potrà pranzare con gli artisti e conoscerli. Nel progetto Pratiche d’Artista poi, saranno raccolti i video realizzati dagli artisti per raccontare il loro modo di lavorare (visibili on-line). Sarà inoltre la Biennale delle performance, moltissime soprattutto ai Giardini e al Giardino delle Vergini (venti soltanto il giorno dell’inaugurazione). Anche queste, ovviamente, disponibili in streaming, nella prospettiva della condivisione. Infine, La Mia Biblioteca (ispirato al saggio di Walter Benjamin del 1931) sarà un luogo che riunisce le letture preferite degli artisti invitati, per condividere la propria conoscenza con il pubblico.

Raymond Hains, Valises documentaires, Archives of the Artist. Foto: Thomas Hains

Raymond Hains, Valises documentaires, Archives of the Artist. Foto: Thomas Hains

reenactments: tra passato e presente
Il libro, veicolo di conoscenza
per eccellenza, è emblema di questa Mostra anche nel percorso espositivo: «Come un poema epico, sarà suddivisa in nove capitoli, i Trans-Padiglioni», in cui gli artisti sono raggruppati per temi, che sono però a loro volta disegnati sulle opere stesse. «Più che una classificazione, una coreografia».
L’atto artistico, ha detto la Macel, è atto di resistenza, di liberazione e di generosità. È stimolo verso qualcosa di nuovo. E a proposito di nuovo, un’attenzione va al grande numero di artisti nuovi e giovani: ben 103 su 120 sono presenti per la prima volta nella Mostra e questo, ha affermato Baratta, «È un grande gesto di fiducia nell’arte».
Con questa impronta, la curatrice parigina vuole infondere una energia positiva ai giovani artisti e al contempo dare nuova attenzione agli artisti scomparsi troppo presto, che non hanno potuto esprimersi e farsi conoscere: «Da storica dell’arte ho cercato di prendere le distanze dalla dominante modalità frenetica del sempre nuovo e del sempre giovane a tutti i costi». Ci sarà dunque un numero importante di quelli che in inglese chiamiamo reenactments, cioè far rivedere opere del passato. «È un modo di collegare passato e presente».

Rachel Rose, Lake Valley. Courtesy of the artist

Rachel Rose, Lake Valley. Courtesy of the artist

I TRANS-PADIGLIONI
Intorno alla mostra principale ci sono 85 Padiglioni Nazionali, che riconfermano il carattere di pluralità della Biennale. Le mostre collaterali saranno invece meno numerose rispetto agli scorsi anni, forse in un’ottica di ridurre la dispersione dell’attenzione? Interessanti invece gli eventi collaterali come ad esempio il Padiglione dedicato alle Arti Applicate in partnership con il Victoria and Albert Museum di Londra.

120 quindi gli artisti, divisi in 9 Trans-Padiglioni, per una mostra che inizia, nel Padiglione degli Artisti e dei Libri, proprio con un’indagine sui diversi modi di fare arte, tra otium e negotium, il momento del lavoro e il momento del riposo, inteso come prezioso tempo di riflessione e creazione. Mostrandoci la foto di Franz West disteso sul suo divano, la Macel condivide il pensiero che l’ha portata a questo primo tema: «Oggi ci sono tanti modi di essere artista. Da quelli più tradizionali, chiusi nel loro studio e più meditativi, a quelli che condividono con il pubblico perfino la fase creativa e inventano nuove pratiche, tutti però vivono il bisogno di alternare il momento della creazione al momento del riposo, che non è tempo sprecato, bensì distacco dal mondo, riflessione e rivitalizzazione».

Maria Lai, Legarsi alla montagna. Foto: Piero Berengo Gardin

Maria Lai, Legarsi alla montagna. Foto: Piero Berengo Gardin

Questo Padiglione mostrerà gli oggetti della conoscenza che hanno poi contribuito a creare la pratica di ogni artista. Raymond Hains per esempio mostrerà tutti gli oggetti che ha raccolto quando era venuto a Venezia. Katherine Nuñez e Issay Rodriguez, giovanissimi filippini, espongono il rapporto artista-internet, superandolo con la riscoperta del libro come fonte di conoscenza.
Nel Padiglione delle Gioie e delle Paure l’essere umano riprende contatto con i suoi impulsi e la sua emotività, come armi di difesa. Per questo forse qui troviamo un’attenzione al nuovo figurativo, come le giovani Firenze Lai (Hong Kong, una pittura espressionista che ricorda Munch) e Rachel Rose (USA, vincitrice del 2015 Frieze Art Award).

Gli artisti che si interrogano sul concetto del collettivo li troveremo al Padiglione del Comune, che risveglia le questioni di una società in cui l’interesse personale prevale. Ne sarà un delicato esempio la performance “Legarsi alla montagna” (1981) della grande artista scomparsa Maria Lai, che portò tutto il suo villaggio a legarsi alla montagna del paese.

E ancora, per la performance: la 96enne Anna Halprin (già invitata dalla curatrice al Pompidou per la mostra “Danser ma vie”) e Macos Ávila Forero che riattiva e fotografa danze rituali africane.

Anna Halprin, Publicity image. Foto: © www.earthalive.com

Anna Halprin, Publicity image. Foto: © www.earthalive.com

La storia prosegue con il Padiglione della Terra che riunirà utopie, constatazioni e sogni sul nostro Pianeta: il collettivo giapponese the Play presenta una casa galleggiante effimera (non poteva mancare qualcosa di galleggiante nella Biennale lagunare…) e la brasiliana Erica Verzutti, che realizzerà un vero e proprio cimitero di animali, richiamando l’attenzione sula questione della vivisezione.
Nel Padiglione delle Tradizioni si riscopre il passato, ma non in chiave nostalgica né conservatrice. Liang Hao ad esempio rivisita la tradizione cinese con gradi inchiostri su seta. Qui troveremo anche la neozelandese Francis Uptrichard e la coreana Yeesookyung.

Erika Verzutti, Turtle

Erika Verzutti, Turtle

Con una citazione di Duchamp si arriva al Padiglione degli Sciamani: «L’artista, attraverso la sua arte salvifica, si è spesso sentito investito del compito di curare» e così troveremo, grazie ad Ernesto Neto, dei veri rituali portati da sciamani. E ancora: il marocchino Younés Rahmoun, il nigeriano Jelili Atiku e la turca Nevin Aladağ.

Karla Black, Verb. Foto: © Ronnie Black

Karla Black, Verb. Foto: © Ronnie Black

Il Padiglione Dionisiaco celebra il corpo e la sessualità con opere di molte artiste donne, con una nota di gioia e anche humor: Huguette Caland (Libano), Eileen Quinland (USA), e Jeremy Shaw (Canada).
Ci si avvia verso la fine della narrazione con uno “spettacolo pirotecnico” al Padiglione dei Colori con l’italiano Giorgio Griffa, lo statunitense Dan Miller, la scozzese Karla Black con la sua gamma originale di tinte pastello.
Infine, il Padiglione del Tempo e dell’Infinito, all’Arsenale e al Giardino delle Vergini: la belga Edith Dekynt chiude la storia con una emblematica performance in cui riporta la cenere dentro un rettangolo di luce sul pavimento, che però si sposta continuamente: a voler dire forse che la storia (Storia) non è finita.

Anche Carlo Giordanetti del gruppo Swatch, main sponsor della Biennale, menziona il focus sulla figura dell’artista ricordando l’impegno dell’azienda con le residenze d’artista a Shanghai e annunciando che ci saranno due luoghi dedicati all’arte, una residenza e una mostra con 4 artisti, di cui però i nomi non sono ancora svelati.

 

Viva Arte Viva. 57. Esposizione Internazionale d’Arte
a cura di Christine Macel

Info: +39 041 5218 849
infoartivisive@labiennale.org

www.labiennale.org

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