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MONZA | Villa Contemporanea | Fino al 25 novembre 2017

Intervista a SABA MASOUMIAN di Matteo Galbiati

In occasione dell’apertura della personale Un’eco lontana presso la galleria Villa Contemporanea di Monza abbiamo intervistato l’artista Saba Masoumian (1982) il cui lavoro, sospeso tra mondo reale e mondo onirico, dove immagini vere si contaminano con la visione di memorie o sogni, propone un contatto diretto con piccoli mondi poetici dove le sollecitazioni sono sempre forti e intense nella loro semplice e immediata liricità. Nei microcosmi da lei costruiti si riflette il macrocosmo dell’universo cui apparteniamo e, nel bene o nel male, in cui ci ri-torniamo a farne parte con una diversa consapevolezza data dalla loro contemplazione.
Ecco cosa ci ha raccontato Saba del suo lavoro:

Saba Masoumian, Mare asciutto, 2016, video colore e audio, 7’27” (still da video)

Saba Masoumian, Mare asciutto, 2016, video colore e audio, 7’27” (still da video)

Cosa racconti in Un’eco lontana? Di che opere si compone?
In questa personale racconto il passato che continua a vivere dentro al presente di tutti noi, rappresento l’instabile equilibrio tra vita reale e memorie indelebili, sogni vividi e natura ancestrale. È una specie di retrospettiva che documenta la fine di un lungo ciclo di lavori, quarta e quinta serie di Scatole con il video Mare asciutto, e l’inizio di un nuovo ciclo di opere, la prima serie di Uccelli, dove l’ambiente chiuso dalle pareti di Scatole si è aperto grazie al contatto improvviso con la natura: un uccello che ti si pone davanti d’un tratto cambia la prospettiva della tua vita, che esce così dalla sua piccola dimensione domestica per entrare nella grande dimensione filosofica che conforma il mondo dentro cui viviamo.

Come hai previsto l’allestimento? Ci sono scelte peculiari per questa occasione?
L’allestimento è stato pensato con un pizzico di buon senso, visto che la prima serie di Uccelli, pur se moralmente ineccepibile, è visivamente esplicita, per cui si è preferito seguire il percorso filologico che ti ho descritto prima, in un percorso espositivo paradossalmente contrario: tanto più entriamo nei locali chiusi della galleria, tanto più si aprono gli spazi dei lavori esposti.

La tua ricerca fonda codici espressivi diversi: il video, la scultura, la pittura, la fotografia, l’installazione… Come fondi le specificità di ciascuno e come le regoli nell’insieme coeso del tuo lavoro?
Per me non ci sono confini tra materiali, tecniche e strumenti, vedo tutto allo stesso modo. L’unica caratteristica che guardo è se una data cosa può o non può servirmi per arrivare a ottenere ciò che voglio, o anche addirittura ispirarmi. Mi è capitato di lavorare con pozzanghere naturali, larve e crisalidi di farfalle, foglie, fiori e oggetti di recupero, e mescolo sempre materiali per belle arti con altri da carpentiere e modellismo. Nei video integro le tecniche fotografiche di passo-uno e tempo-accellerato, sempre in forma rallentata, e quando muovo durante una lavorazione una delle mie miniature con le mani, questa nella mia testa diventa immediatamente il personaggio di un’animazione, oppure quando guardo uno dei miei piccoli lavelli vedo già le gocce che si raccolgono sul rubinetto e sento i suoni di quando cadranno. In questo senso un’animazione mi permette di dare maggior vita agli oggetti che creo e un suono più reale agli ambienti dentro cui li inserisco. Il video è lo strumento che può far vedere tutto quello che vedo e sentire tutto quello che sento: il controllo della rappresentazione attraverso questo diventa dunque maggiore. Più che limitare quindi i codici espressivi disponibili tendo invece sempre di più a togliere tutti gli elementi che trovo marginali all’interno delle mie rappresentazioni, per concentrare maggiormente l’attenzione sul significato intrinseco dell’opera sulla quale lavoro.

Saba Masoumian, Uccelli, 2017, tecnica mista su ferro, oggetti trovati, polimeri espansi e legno, 50x50x10 cm

Saba Masoumian, Uccelli, 2017, tecnica mista su ferro, oggetti trovati, polimeri espansi e legno, 50x50x10 cm

Cosa tocca la tua riflessione? Quali sollecitazioni induce nello spettatore?
Non so come si sente uno spettatore di fronte ai miei lavori, a volte ne vedo alcuni incuriositi, altre volte scioccati, credo che dipenda dai ricordi personali che emergono dentro ognuno di loro: una volta una signora mi disse di essere rimasta turbata dalla scena della turca di Mare asciutto perché le aveva ricordato un trauma subito da giovane durante una vacanza in Tunisia. Personalmente prima di mettermi a lavorare non mi concentro su nulla, svuoto del tutto la mia mente e comincio a buttare fuori quello che esce dall’inconscio. Fatto questo, comincio a giocare con quello che ho realizzato, come una bambina con le bambole. Individuata la direzione che sento più mia, aggiungo tutti gli altri elementi, questa volta pensati, in modo da completare il quadro che mi si è formato in testa. Spesso sono oggetti quotidiani o elementi naturali che si vedono ovunque, ma che per me simboleggiano qualcosa di particolare, come una saponetta colorata, che io vedo come se fosse un fiore, nel suo essere lucente e piena di freschezza, e magari poi l’arrugginisco, se quel fiore per me è appassito.

Memoria e sogno, intrecciandosi, prendono forma nelle tue visioni. Quanto conta la dimensione del “ricordo” personale e collettivo?
I ricordi personali di chi ha vissuto con noi, abbiamo incrociato per caso o frequentato per poco, si sovrappongono gli uni agli altri attraverso gli eventi vissuti in comune, ed è questa l’unica dimensione di ricordo collettivo a cui faccio riferimento. La ruggine per me rappresenta gli eventi passati che hanno segnato le nostre vite nel tempo, i ricordi che emergono da dentro di noi. Per questo tendo a parlare di vite finite o che comunque stanno finendo nell’esatto istante in cui vengono vissute. Gli stessi ambienti di una casa, con i segni lasciati dalle persone che ci hanno vissuto dentro, o ci sono solo passate, sono memoria collettiva, esperienze comuni di odio e amore, di guerra e pace.

Saba Masoumian, Mare asciutto, 2016, video colore e audio, 7’27” (still da video)

Saba Masoumian, Mare asciutto, 2016, video colore e audio, 7’27” (still da video)

Quali storie ci proponi? Su che sensazioni ci guidi?
Attraverso le mie opere racconto il vuoto delle nostre esistenze, vissute da ognuno di noi in modo surreale, come dentro un sogno che confonde gli eventi della realtà con la malinconia dei ricordi. Quando sogniamo siamo del tutto sicuri che questo mondo assurdo è tanto vero quanto il mondo che viviamo nello stato di veglia: chi lo dice dunque che il mondo dei sogni non esista e conti di meno del mondo reale? Quando siamo tristi o infelici e ci rechiamo in un luogo pieno di ricordi torniamo a essere felici, e gli ambienti che creo da un passato reale e immaginario, ricordando la giovinezza mia e di chi immagino vi abbia vissuto dentro, hanno lo stesso effetto su di me, pur se ammetto che le sensazioni che suscito alla fine sono più struggenti e malinconiche che non leggere e spensierate.

Saba Masoumian, Uccelli, 2017, tecnica mista su ferro, creta, polimeri espansi e legno, 50x50x11 cm

Saba Masoumian, Uccelli, 2017, tecnica mista su ferro, creta, polimeri espansi e legno, 50x50x11 cm

Come definiresti e inquadreresti, in generale, la tua ricerca?
Non posso dire che la mia arte abbia un percorso diverso dalla mia vita: quando ho fame mangio, quando ho sete bevo, e quando ho bisogno di stare bene con me stessa visualizzo in opere quello che mi si muove dentro. Se mi mandassero in un deserto continuerei a lavorare, esattamente come se mi portassero a Parigi o New York, ed è così fin da quando ero piccola. In molti giudicano i miei lavori come paurosi o angoscianti, ma non c’è solo paura e angoscia lì dentro, ma anche ironia e speranza, sta poi a ognuno di noi leggere quello che più ci accomuna a quello che rappresento. Mostrare la parte buia della vita per me serve anche a risaltare, per riflesso, la sua parte luminosa, far vedere la morte esalta il senso della vita. Anche tra i ricordi dobbiamo essere capaci di scegliere, buttare via quelli che valgono poco o niente, belli o brutti che siano, e conservare quelli che sono invece importanti, anche se tremendi. Personalmente, quando non riesco a cancellare un ricordo troppo forte dentro di me, lo elaboro direttamente in un’opera d’arte, cosicché lo affronto e metabolizzo profondamente, prima di liberarmene definitivamente.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti e mostre? In cosa sarai impegnata?
Il 14 ottobre inauguro Il sogno del corpo alla Sala Crociera del Museo Civico Della Torre di Treviglio, una personale complementare a Un’eco lontana che continua il tema degli Uccelli, mentre dal 10 di novembre parteciperò a Chunk3 alla Sala Santi Filippo e Giacomo di Brescia, con un percorso espositivo che, partendo dalle opere più datate della mostra di Treviglio, percorrerà a ritroso le mie produzioni italiane, fino a toccare l’ultima personale che dovevo tenere a Teheran, ma cancellai per trasferirmi in Italia. Finita questa maratona, mi occuperò della tesi di laurea, sotto forma di video, e una volta consegnata tirerò le somme su questi ultimi anni in Italia.

Saba Masoumian. Un’eco lontana
testo critico di Leda Lunghi 

30 settembre – 25 novembre 2017
Inaugurazione sabato 30 settembre ore 18.30

Villa Contemporanea
Via Bergamo 20, Monza 

Orari: da martedì a sabato ore 15.00-19.00

Info: +39 039 384963; +39 339 3531733
info@villacontemporanea.it
www.villacontemporanea.it

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