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MILANO | HangarBicocca | 2 ottobre 2014 – 1 febbraio 2015

Intervista ad ANDREA LISSONI di Ginevra Bria

Il 1 ottobre HangarBicocca inaugura la mostra più estesa mai dedicata al lavoro della pioniera americana. Tra installazioni, proiezioni e interventi, lavori come Merlo e come Lines in the Sand torneranno ad alterare il tempo, in vista della 56esima Biennale di Venezia, occasione in cui l’artista rappresenterà il suo Paese. Tra opere storiche e più recenti, dieci installazioni e nove video monocanale – tra cui anche un nuovo video concepito appositamente per Pirelli HangarBicocca – sta per inaugurare Light Time Tales. Sarà in mostra anche Reanimation, simbolo dell’evoluzione delle sperimentazioni di Joan Jonas e punto di partenza dell’omonima performance in collaborazione con il musicista e compositore jazz Jason Moran, che verrà presentata il 21 ottobre 2014. Il curatore Andrea Lissoni ne racconta, in anticipo, alcuni dettagli.

Joan Jonas, Songdelay (1973) 16mm transferred to video, 18'35", black & white, sound. Film still. Courtesy the artist
Light Time Tales
, il titolo della mostra di Joan Jonas che presenterai, quali aspetti evidenzia del suo lavoro e quale ipotesi tematica vuole avvalorare?

Fin da subito il progetto di questo percorso si è prefigurato non solo come una mostra personale, ma soprattutto come un proposito, dedicato a restituire un quadro esaustivo del suo lavoro di artista. Fin dal primo istante abbiamo ideato un itinerario che facesse riferimento non solo alla portata innovativa di un certo tipo di performance, ma anche che cercasse di far emergere e di dirigersi verso una propria intrinseca, instabile problematicità. Visione che ha messo in crisi le modalità di prosecuzione e delimitazione dello statuto dell’opera. Joan Jonas mette in luce, infatti, le transizioni tra lo scorrere del tempo interno ai propri racconti e il ritmo del loro riverbero al di fuori dei supporti che li veicolano. Questa idea sul suo lavoro si è aggiornata tre volte, cercando di escludere le opere più note e viste, e di mostrare quelle meno conosciute. La nostra costante opera di selezione si è inscritta nel rispetto della circolarità e dell’infinito rimetter mano al proprio lavoro, tipici di Joan Jonas.

Joan Jonas, Double Lunar Rabbits (2010) Installation at CCA Kitakyushu, Japan, 2010 Courtesy the artist
Presenteremo performance nate come tali e poi trasformate in installazioni che a loro volta rappresentano uno studio arricchito per ulteriori performance, nuovamente trasformate in installazioni. Come è stato per Mike Kelley, cercheremo di far emergere il bello presentandolo attraverso un percorso più critico e meno attraente in sé, una sorta di antologica che includa anche, fra gli altri, i suoi lavori monocanale, come Merlo. Non volevamo proiezioni elevate a stereotipo riproponendo installazioni single channel, ma intendevamo rendere visibile ogni lavoro restituendo a ciascuno singolarmente un’innegabile dimensione di pienezza. Light Time Tales servirà ancora una volta, anche attraverso il concetto dell’allitterazione che ne accompagna il titolo e del richiamo che esso contiene ad un’opera di Kelley esposta in Hangar Bicocca, ad alterare il tempo degli spazi che lo accompagnano. Ad esempio, nello schermo che introdurrà e, allo stesso modo, completerà la fine del percorso verranno ospitate due proiezioni, di modo che all’andata il visitatore avrà in mente un certo tipo di dichiarazione di poetica, disattesa, poi, e alterata sul finire della visita, con un’altra proiezione. Anche per questo motivo non abbiamo voluto un titolo che fosse perfettamente aderente ad una sola opera o ad una visione curatoriale dei suoi lavori, perché abbiamo preferito restituire un racconto che si potesse cogliere solo attraverso il tempo di processo, intrinseco al percorso. Quando è arrivata la sua formula definitiva con Light Time Tales, solo allora ci è venuto in mente potesse riecheggiare un’opera che io ho amato molto come Light (Time) – Space Modulator di Kelley, lavoro che ha necessariamente messo in connessione due dimensioni temporali e due approcci espositivi differenti.

Joan Jonas, Reanimation (2010/2012/2013) Performance: Documenta 13, Kassel, 2012 Photo: Maria Rahling Courtesy the artist
Potresti brevemente anticipare come sia stato concepito il nuovo video realizzato dall’artista americana per HangarBicocca?

Noi sollecitiamo sempre, ogni artista selezionato, alla produzione di una nuova opera, un lavoro che poi resta di proprietà dell’artista, così come è successo la scorsa stagione per Micol Assaël: una sorta di regola del gioco che ci appartiene e di cui siamo fieri. Nel caso di Joan Jonas, abbiamo voluto riprendere la sua caratteristica inclusione degli animali durante la performance, per conferire una sorta di nuovo battesimo al giovane cane Ozu, che la accompagna solamente da un anno e mezzo. Grazie al lavoro che ne è nato, dal titolo Beautiful dog, abbiamo voluto delicatamente sospingere l’artista a sviluppare un nuovo discorso, una nuova prospettiva e una nuova visione su se stessa. Elementi di apertura che, per quanto mi riguarda, sono sicuro, lei ciclicamente approfondirà ed eviscererà anche lungo il percorso di avvicinamento verso la 56esima Biennale di Venezia.

Joan Jonas, Reanimation (2010/2012/2013) Video, 19'11" color, sound. Video still. Courtesy the artist
Avendo passato diverse ore accanto a lei, come descrivere le sfere della personalità e della femminilità di Joan Jonas nei confronti del proprio percorso artistico?

Quel che più mi ha colpito è la sua splendida incertezza di fronte alla costruzione estrema del proprio territorio mediale e all’instabilità della sua opera. Poi, però, molte volte, tra le varie configurazioni che assume la sua personalità, mi è capitato di osservare una Joan Jonas tagliente, immediata, pura e precisamente centrata nel punto in cui avrebbe voluto arrivare e stava lottando per essere. Ho davvero apprezzato molto la capacità di Joan Jonas di mettere in crisi l’Altro da sé a partire dal riconoscimento dei propri errori; dettagli errati che lei, a posteriori, spesso è andata a ricercare anche nelle performance passate, con l’intenzione di trasformarsi ad ogni passo.

Joan Jonas. Light Time Tales
a cura di Andrea Lissoni

1 ottobre 2014 – 1 febbraio 2014
Inaugurazione mercoledì 1 ottobre 2014, ore 19.00

HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano

Info: +39 02 66111573
info@hangarbicocca.org
www.hangarbicocca.org

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