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VENEZIA | 55. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di VeneziaPadiglione Gran Bretagna | 1 giugno – 24 novembre 2013

Intervista a JEREMY DELLER di Matteo Galbiati

Impossibile darne comunicazione prima dell’apertura, nemmeno si poteva diffondere il titolo. Il progetto del Padiglione della Gran Bretagna è stato gelosamente protetto da una cortina di riservatezza e discrezione che ha accresciuto la curiosità e l’interesse. Un vero e proprio “embargo”, come l’hanno definito gli stessi uffici stampa, da cui è trapelato solo il nome dell’artista: Jeremy Deller (1966). Scanzonato e irriverente talento della nuova generazione di artisti anglosassoni, Deller – vincitore del prestigioso Turner Prize nel 2004 – propone un’esposizione rutilante, chiassosa, stimolante, piena di sorprese e di spunti che vanno scoperti e indagati sala per sala, senza sottrarsi nemmeno alla partecipazione diretta. Al centro c’è la visione della Gran Bretagna e la sua storia passata, presente e futura (questa immaginata da Deller) con i sui miti, il suo folklore, le sue icone, le sue vicende, che l’artista riesce a tessere in un complesso racconto, psichedelico e quasi allucinato, in cui il piano di realtà e finzione, di verità e immaginazione tendono a confondere e mischiare i propri territori, spiazzando – ma pure stimolando – la visione dello spettatore. Il suo stile anticonformista, ribelle e contestatario si ritrova pienamente nelle proposte – che a volte richiedono un’attenzione più profonda per essere comprese nel pieno del loro senso – in cui trapelano icone contemporanee e riti sociali contrapposti, in cui si trovano sullo stesso piano tanto elementi “alti e importanti” quanto altri “bassi e popolari”: la crisi economica e il lusso della richezza, i fan di David Bowie in un suo celebre tour degli Anni ’70 cui fanno da contraltare i cortei di protesta operaia dell’Irlanda del Nord negli stessi anni, non mancano nemmeno i soldati inglesi impegnati nella brutalità delle guerre attuali… Deller osserva e registra tutto imbandendo un palcoscenico tragicomico e dirompente dei nostri travagli umani che dalla storia – non solo britannica! – si ripetono interminabili nel presente.
Inseguito per alcuni mesi riusciamo a strappargli un’intervista che non tradisce lo spirito diretto e ironico.

Vorrei iniziare chiedendoti il perché del riserbo massimo – si è parlato anche di “embargo” – sui contenuti del tuo intervento alla Biennale?
A volte i segreti sono una buona cosa, è bello avere sorprese…

Quali sono i contenuti specifici di questa tua opera presenti alla Biennale, quali problematiche vuoi mettere in evidenza in questo lavoro?
Un sacco di roba, un sacco di quadri e cose vecchie, un’auto incidentata e un film.

Che costruzione e ordine hai seguito, quali sono i contenuti principali?
Questa è una domanda noiosa: la pittura per prima!

Un aspetto importante è l’interattività e il coinvolgimento del pubblico, cosa vuoi ottenere? Anche a Venezia diventa protagonista…
Nei suoi confronti ha una qualità casuale, e significa che la mostra, in alcuni aspetti, resta viva.

Prima della Biennale hai dichiarato di non sapere cosa avessi intenzione di fare e ti sentivi intimidito, hai aggiunto anche che avresti fatto del tuo meglio pur non sentendoti tecnicamente in grado. Oggi ci siamo, la Biennale è stata inaugurata, cosa pensi di quanto hai realizzato?
Io penso che sia OK; tu cosa ne pensi?

Cosa rappresenta e significa, quindi, per un artista come te, essere protagonista del padiglione della tua nazione alla Biennale di Venezia?
Non mi è chiaro, credo che mi faranno Lord o Baronetto o qualcosa del genere.

Sei stato definito come un pifferaio magico della cultura popolare, ti ritrovi in questa definizione?
No! Lui non ha forse rapito dei bambini? Io non l’ho ancora fatto!

Sacrilego, giocoso, impertinente, ermetico sono attributi che si usano spesso per descrivere il tuo carattere? Come si vede Jeremy Deller?
Non dovrei mai cercare di definire me stesso, quello è il tuo lavoro!

Ricorri spesso ad un linguaggio fortemente ironico dietro al quale si celano posizioni spesso molto dure, come concili questi due aspetti?
Come si può vedere non lo faccio, provo a non analizzare troppo le cose.

Che ruolo riveste per te l’arte rispetto alle problematiche politiche e sociali, verso le quali sei così attento? Come si riflette questo tuo pensiero nelle tue opere?
Non sono sicuro, a volte può aiutare, il suo è un altro modo di guardare al problema. A volte lo faccio.

Dopo l’impegno della Biennale la mostra proseguirà in diverse sedi in Inghilterra, cosa cambia e come si modifica rispetto alla mostra di Venezia? Dove sono previste le tappe di questo tour?
La mostra cambierà in relazione della sede in cui sarà proposta. I murali, ad esempio, saranno ridipinti in ogni sede. Le tappe sono alla William Morris Gallery, London Borough of Waltham Forest a Londra dal tardo mese di gennaio alla fine di marzo 2014, al Bristol Museum and Art Gallery tra aprile e settembre, alla Turner Contemporary di Margate da settembre a dicembre.

Quali progetti ti attendono? Quali programmi hai?
Una mostra sulla rivoluzione industriale, è una mostra storica.

English Magic. Jeremy Deller
a cura di Emma Gifford-Mead
commissario Andrea Rose

1 giugno – 24 novembre 2013

55. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Padiglione Gran Bretagna
Giardini della Biennale, Venezia 

Info: www. britishcouncil.org

www.labiennale.org

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