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PANTIN (Parigi) | Galerie Thaddaeus Ropac | Fino al 7 gennaio 2017

di STEFANO BIANCHI

Pantin, quartiere periferico attraversato dal Canal de l’Ourcq, è a tutti gli effetti il nuovo polo artistico di Parigi. Tant’è che la prestigiosa Galerie Thaddaeus Ropac l’ha scelto per il suo spazio espositivo all’insegna dell’archeologia industriale (la sede per così dire “classica” è nel Marais). Più che logico, allora, che i 14 metri di lunghezza per 5 di larghezza di Four New Clear Women (dedicato alle donne leader in politica, Margaret Thatcher e Indira Gandhi su tutte) dialoghino alla perfezione con le dimensioni “kolossal” dell’insieme architettonico.

Embrace III, 1983 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Embrace III, 1983. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg. © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Esposto per la prima volta nel 1983 alla Leo Castelli Gallery, il capolavoro di James Rosenquist (provocatoriamente interpretabile anche come Nuclear Women) è il pezzo forte di Four Decades, 1970 – 2010 che con altri 32 fra oli e tecniche miste su tela testimonia l’eclettismo del pittore americano: storicamente parlando il più “popular” di tutti (ricordiamo i trascorsi da cartellonista pubblicitario); ben oltre la Pop Art nel quarantennio preso in esame.

Isotope, 1979 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Isotope, 1979
Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg
© James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Visivamente spettacolare, Rosenquist è da sempre giudice severo del capitalismo. Le sue atletiche pennellate e i suoi fiammeggianti colori svelano una società a stelle e strisce fatta di paesaggi urbani manipolati ad arte dal consumismo e squarci di natura tropicale, soprattutto di quella Florida dove risiede dagli Anni ’70. Le sue pitture su larga scala nascono in gran parte da assemblaggi d’immagini tratte dai giornali e da disegniIl collage è come un bagliore improvviso, un riflesso condizionato della nostra società», puntualizza) che vengono deformati con l’ausilio di un cono riflettente e di una fotocopiatrice. A mano libera, senza utilizzare l’aerografo, ogni immagine viene poi “tradotta” su tela. Il risultato, che combina più livelli narrativi giocando coi volumi e le scale, ha consentito a Rosenquist non solo di dar vita a gioielli pittorici dal magnetismo iperrealista (Isotope, Energy Crisis) ma di confrontarsi a partire dagli Anni ’90 con tematiche come la geopolitica, la tecnologia, l’ecologia e la cosmologia “bypassando” la pura e semplice arte Pop.

Energy crisis, 1979 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Energy crisis, 1979. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg
© James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

I dipinti degli Anni ’80 e dei primi ’90 si distinguono per la tecnica del “tratteggio”. In mostra, rivelatrice, l’opera floreale intitolata Sky Hole della serie Welcome To The Water Planet e altri lavori straordinariamente coreografici. In parallelo, l’artista realizza quadri sul tema dello spazio, che equivalgono a sogni allucinatori. La fascinazione per tutto ciò che è cosmico, ha modo di esprimersi nella serie Meteor (la meteora intesa come simbolo dell’inesplicabile) che rende idealmente omaggio a Constantin Brancusi e a Pablo Picasso in un dialogo serrato fra arte moderna e arte contemporanea.

Coup d'Oeil - Speed of Light, 2001 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Coup d’Oeil – Speed of Light, 2001. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg
© James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Dagli Anni ’90 fino al 2010 è invece il tempo a farsi protagonista con le serie The Speed Of Light e The Hole In The Centre Of Time, che si soffermano sulla Teoria della Relatività di Albert Einstein secondo la quale uno spettatore statico percepisce un evento diverso da uno spettatore che si muove alla velocità della luce. The Speed Of Light, in tal senso, combina oggetti dipinti iperrealisticamente con forme astratte e dinamiche capaci di evocare onde d’energia.

Brazil , 2004 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg © James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Brazil , 2004. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris/Salzburg
© James Rosenquist / VAGA, New York / ADAGP, Paris. Used by permission.

Time Stops The Face Continues e Speed Of Light Illustrated (tratte da The Hole In The Centre Of Time), oltre a includere matite vere anziché lancette su orologi sul punto di liquefarsi come quelli di Salvador Dalí, comprendono specchi motorizzati che permettono allo spettatore e allo spazio circostante di essere parte integrante delle opere. I dipinti, poi, si trasformano in base alla posizione e alla velocità di chi li osserva. James Rosenquist, in buona sostanza, arriva a mettere in discussione la nostra percezione del tempo: lo controlliamo, o ci controlla?

 

James Rosenquist. Four Decades 1970 – 2010

Fino al 7 gennaio 2017

Galerie Thaddaeus Ropac
69 Avenue du Général Leclerc, Pantin – Parigi

Info: 0033 1 55890110
www.ropac.net

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