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FIRENZE | Palazzo Vecchio e San Firenze | 16 aprile – 27 luglio 2014

di Serena Bedini

Michelangelo Buonarroti Ignudo, particolare della volta della Cappella Sistina, 1508-1512 Affresco © Musei VaticaniNon si trova in questo articolo un seguito alle polemiche che hanno anticipato questa mostra, né tanto meno un j’accuse contro di essa; sono reperibili qui dentro invece delle motivazioni per le quali andare a vedere l’esposizione. Chi scrive in effetti appartiene a quella minoranza di persone che prima di criticare va a vedere, prima di accusare aspetta un regolare processo, prima di gridare preferisce ascoltare.

La mostra di Jackson Pollock a Firenze ha suscitato non poche polemiche, sebbene non se ne colgano esattamente le ragioni: se la si voleva “boicottare” l’effetto ottenuto è stato diametralmente opposto in quanto a questo punto tutti, persino i meno interessati all’arte, sanno che c’è; se la si voleva invece “denigrare”, ugualmente è difficile comprenderne i motivi in quanto sul genio di Pollock e Michelangelo c’è poco da discutere e sul collegamento tra i due altrettanto poco si può avere da ridire considerando la natura delle opere esposte. L’idea di tale mostra nasce infatti studiando una serie di disegni dell’artista americano conservati al Metropolitan Museum di New York, presenti in due taccuini da disegno – Sketchbooks I, II – in cui Pollock riproduce alcune immagini della volta della Cappella Sistina e del Giudizio Universale: tre ignudi, oltre al profeta Giona, all’Adamo che riceve lo spirito della vita, ad alcune figure dal Giudizio. Ecco dunque una prima motivazione per cui recarsi alla mostra: conoscere un lato di Pollock che di solito non è noto al grande pubblico e, a giudicare dalle polemiche di cui sopra, anche a parte della critica.

Jackson Pollock,  Senza titolo, 1937-1939,  matite colorate e grafite su carta  The Metropolitan Museum of Art, New York © Jackson Pollock, by SIAE 2014Un altro ottimo motivo per recarsi a vedere questa esposizione è la sua stessa composizione: la mostra infatti raccoglie sei disegni eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York e per la prima volta esposti in Italia, alcuni dipinti e incisioni di Pollock concessi da musei internazionali e collezioni private (Panel with Four designs 1934 -1938, The Pollock Krasner Foundation, New York – per gentile concessione della Washburn Gallery, New York; Square composition with horse 1937 – 1938, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, The water Bull, 1946, Stedelijk Museum, Amsterdam e Earth Worms, 1946, Museum of Art di Tel Aviv), altri prestiti dalla Pollock Krasner Foundation. Non è facile avere in Italia, e più precisamente a Firenze, così tante opere provenienti da tutto il mondo e poiché non è davvero semplice in tempi di crisi viaggiare, dovrebbe essere estremamente apprezzato, a mio avviso, lo sforzo di portare a un passo da casa simili splendidi lavori a beneficio di tutti.

Jackson Pollock  Earth Worms, 1946  olio su tela  Tel Aviv Museum of Art Collection, dono di Peggy Guggenheim, Venezia attraverso l’American-Israel Cultural Foundation, 1954 © Jackson Pollock, by SIAE 2014Ancora: la sede dell’esposizione, ossia Palazzo Vecchio, rappresenta un’altra motivazione di non secondaria importanza per cui andare. Il Palazzo Comunale, perla di storia dell’arte e dell’architettura, deve essere attraversato per poter accedere alle due sale in cui si trova il corpus della mostra e il contrasto delle opere di Pollock con l’ambiente circostante e la Giuditta e Oloferne di Donatello vale decisamente molto.

La terza parte della mostra si svolge in Piazza San Firenze, nella ex-sede del Tribunale: questa è un’altra ragione non meno importante. Finalmente un altro degli edifici più belli della città viene utilizzato per ospitare un’esposizione aperta a tutti: lì sarà possibile “entrare” nell’action painting, o meglio nel drip painting, e sentirsi parte di un’opera di Pollock, in un certo qual modo immedesimarsi nella tela, grazie a delle installazioni video di grande effetto.

Per tutti questi motivi, secondo l’opinione di chi scrive, le polemiche dei mesi scorsi sono a dir poco sterili. Michelangelo in un celebre sonetto scriveva durante il suo lavoro alla Cappella Sistina:

«La barba al cielo, e la memoria sento/ in sullo scrigno, e ‘l petto fo d’arpia, / e ‘l pennel sopra ‘l viso tuttavia/ mel fa, gocciolando, un ricco pavimento».

Non è forse il dripping painting di Pollock proprio l’atto del gocciolare il colore sulla tela posta sul pavimento? E la risposta è forse un’altra ottima motivazione.
Jackson Pollock  ritratto da Wilfred Zogbaum nello studio di Fireplace road, 1947

Jackson Pollock. La figura della furia
a cura di Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini

16 aprile – 27 luglio 2014

Palazzo Vecchio
Piazza della Signoria 1, Firenze

Complesso San Firenze
Piazza di S. Firenze, Firenze

Catalogo: Giunti Arte Mostre e Musei

Info: www.pollockfirenze.it

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  • Ciò che caratterizza il genio è la presenza di processi ricorsivi nelle opere, anche in modo inconsapevole. Come il moltiplicarsi all’infinito dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli. Pollock aveva elementi ricorsivi nelle sue opere, che hanno permesso di riconoscere i falsi che ne sono assenti. Ciò dovuto alla presenza in piccola scala di frattali nei suoi disegni che sono ricorsivi per definizione e per natura. In Michelangelo è presente direttamente il gioco di specchi.. Nella Cappella Sistina, nella Creazione dell’uomo, le mani del Padre toccano il futuro Figlio dell’uomo, e sono protese verso Adamo, in modo similare. Simili nella Caduta dell’uomo sono l’angelo e il serpente tentatore. L’angelo e il serpente sono speculari. Sembrano dei gemelli. Simili sono Aman crocifisso nella Volta della Cappella Sistina e il Gesù del Giudizio Universale sulla parete d’altare. Gesù morì sulla croce interpretando anche la parte di Aman in un carnevale ebraico? In tal senso il “non finito” di Michelangelo è associabile alla “non forma” di Pollock, perché entrambi frutto, o portatori di processi ricorsivi-speculari. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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