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DONETSK (Ucraina) | Izolyatsia Foundation | Dal 7 luglio 2012

Il talento, l’esperienza e la qualità di Galleria Continua alla base di un ambizioso progetto internazionale

Intervista a GALLERIA CONTINUA di Matteo Galbiati

In un grande spazio industriale e minerario, nella città di Donetsk in Ucraina (verrà dedicato un approfondimento speciale su Espoarte #78) si è aperta la mostra Where is the time? primo appuntamento di una proposta quinquennale che coinvolgerà i maggiori artisti contemporanei con installazioni, opere e interventi site-specific. Motore dell’iniziativa, oltre ai vertici di Izolyatsia (piattaforma culturale ucraina)troviamo una delle maggiori gallerie italiane, certamente la più conosciuta e attiva in progetti internazionali, la Galleria Continua che ha lavorato alla mostra in stretta sinergia con Luba Michailova (direttrice di Izolyatsia). In occasione dell’apertura dell’evento ucraino abbiamo incontrato i direttori della celebre galleria di San Gimignano, Lorenzo Fiaschi, Mario Cristiani e Maurizio Rigillo:

La vostra galleria non ha bisogno di grandi introduzioni. Parla il successo che avete avuto nel lavoro più che ventennale condotto sino ad oggi. Oltre la storica sede di San Gimignano, una sede in Francia e una in Cina. Come nasce il rapporto con Izolyatsia? Perché proprio l’Ucraina?
La collaborazione con Izolyatsia nasce come naturale e diretta conseguenza della pratica dinamica e decentralizzante che caratterizza la storia di Galleria Continua. Un ventennio di attività, libera da qualsiasi limite spaziale o temporale, ci ha permesso di accumulare un’ampia esperienza nelle collaborazioni a lungo termine sia con enti pubblici che privati. L’apertura a realtà decentrate e insolite, l’esplorazione di luoghi aperti alla creazione e alle attività culturali fanno decisamente parte del nostro DNA; la strada che abbiamo intrapreso in questa occasione ci ha condotto a Donetsk facendoci conoscere uno spaccato di vita assolutamente interessante e stimolante: una regione industriale che si sforza di compiere la transizione da glorioso distretto industriale sovietico a società post-industriale funzionale. L’incontro con Izolyatsia si basa in prima istanza sulla condivisione di un pensiero, quello che un terreno fertile per la creatività è una componente necessaria per il cambiamento e il progressivo proliferare di iniziative di sviluppo. Inoltre, abbiamo trovato una sorta di “affinità” con l’obbiettivo che si pone la Fondazione: trasformare lentamente l’area industriale di sette ettari in cui ha sede Izolyatsia in un villaggio creativo dove professionisti della creatività di diversi settori possano collaborare per lo sviluppo della ricerca e di pratiche produttive innovative. Con le dovute differenze, è un po’ quello che stiamo cercando di fare in Francia a Le Moulin Sainte-Marie. Questa collaborazione, infine, intende portare avanti la strategia della fondazione di stabilire contatti con progetti internazionali che hanno esperienza di conversione culturale e desiderano coinvolgere aree periferiche nei processi globali dell’arte contemporanea.

Anima attiva ed entusiasta, piena di energia ed estremamente propositiva, è Luba Michailova, direttrice e proprietaria del complesso di Izolyatsia. Come è avvenuto il vostro incontro, come siete giunti a realizzare questo progetto. Mi pare che i tempi siano stati davvero brevi!
Con Luba Michailova ci siamo incontrati per la prima volta a settembre del 2011 quando è venuta a San Gimignano per l’opening della personale di Chen Zhen Les pas silencieux. Durante un week-end abbiamo avuto modo di parlare di arte, mostre viaggi. Luba ci ha raccontato con grande entusiasmo della sua passione per l’arte soffermandosi soprattutto su due mostre che le erano arrivate dritte al cuore: Travels in the Mediterranean la mostra di Cai Guo-Qiang che aveva visitato nel 2010 al Museum of Modern and Contemporary Art di Nizza e The Body as Landscape la personale di Chen Zhen presentata alla Kunstahalle di Vienna qualche anno prima. Neppure a farlo apposta entrambe le mostre le avevamo organizzate noi, a quel punto l’entusiasmo è diventato contagioso! L’amore per l’opera di questi due artisti è stato il nostro primo punto d’incontro, tutto è iniziato da lì. Tante erano le affinità che non ci abbiamo messo molto a decidere di fare qualcosa insieme. Ad agosto del 2011 Luba ha presentato a Izolyatsia il primo grande progetto site specific della Fondazione Cai Guo-Qiang: 1040M Underground e, contemporaneamente, abbiamo iniziato a lavorare su Where is the Time?. In inverno abbiamo fatto il primo sopralluogo con gli artisti. Tutti hanno investito molta energia in questo progetto e questo ci ha permesso di realizzarlo davvero in tempi record.

La città di Donetsk, come il resto dell’Ucraina, presenta ancora forti contrasti sociali, economici e culturali e la situazione politica del paese è tutt’altro che stabile. Come pensate possa essere utile – da osservatori esterni – l’impegno che questo spazio assume? Che segnale vuole dare?
Crediamo fortemente nei presupposti che muovono Izolyatsia e nel messaggio che vuole trasmettere: rispettare l’eredità storica del luogo e contemporaneamente utilizzarlo come un trampolino per più ampie trasformazioni culturali e sociali. Il contesto in cui si trova ad operare richiede un impegno serio e costante, molte energie e – come nel caso del progetto Where is the Time? – anche l’attivazione di sinergie lavorative e progettuali, ma noi crediamo che proprio nelle situazioni di maggior urgenza e necessità l’arte e la cultura possano attivare dinamiche preziose per lo sviluppo, per la crescita e la trasformazione.

Come sono stati scelti gli artisti per questa prima edizione?
Gli artisti sono stati scelti con lo stesso criterio di condivisione con cui abbiamo strutturato tutto il progetto. Insieme a Luba abbiamo individuato una rosa di artisti – Kader Attia, Daniel Buren, Leandro Erlich, Moataz Nasr, Hans Op de Beeck e Pascale Marthine Tayou – che potesse rappresentare uno spaccato del panorama artistico internazionale in modo tale che già questa prima edizione potesse costituire una passerella d’eccezione tra Donetsk e il resto del mondo. Volutamente abbiamo scelto artisti di diversa provenienza geografica, formazione e generazione, che si esprimessero con linguaggi e media diversi ma tutti comunque abituati a rapportarsi con lo spazio e la specificità di un luogo. L’intento era di creare opere site-specific in grado di dialogare con la storia e il paesaggio di Izolyatsia instillandovi nuova vita attraverso la creazione.

In che modo gli artisti hanno lavorato e si sono rapportati ad un luogo così particolare e complesso?
Gli artisti hanno realizzato parecchi sopralluoghi in diversi momenti dell’anno proprio per conoscere e penetrare profondamente la specificità del luogo. Hanno esplorato con curiosità e stupore questo spazio mummificato e anacronistico costituito da magazzini abbandonati, macchinari in disuso, materiali che non saranno mai più utilizzati a scopo industriale, oggetti abbandonati dagli operai alle loro postazioni di lavoro e negli spazi ricreativi. Questo scenario è stato per loro fonte di materie prime ma anche controforza stimolante nel processo della creazione artistica. Le opere che hanno realizzato esprimono la possibilità di riappropriarsi del tempo riconfigurando un nuovo paesaggio.

Le installazioni saranno lasciate qui permanentemente. Oggi, al contrario, la tendenza è per lo più quella di creare eventi effimeri e transitori. Cosa rappresenta questa scelta? Che segno intendete lasciare?
Gli spazi destinati alla creazione e alla presentazione dell’arte sono sempre più spesso considerati spazi di significati contestati e il loro valore è messo in dubbio non solo in relazione alla prassi artistica ma anche in rapporto al merito sociale e pubblico, al significato e alla strumentalizzazione politici. Le installazioni site-specific stanno al confine fra la denigrazione globale della differenza e l’impegno illuminante sulla specificità locale. Malgrado ciò, “i teatri dell’arte” offrono importanti piattaforme per la mobilitazione di discorsi e azioni critici. In questo senso, gli artisti possono anche fungere da canali per promuovere l’eterogeneità in un clima altrimenti oppressivo e omogeneizzante. Questa forma di sperimentazione è al cuore del progetto di Izolyatsia e la rende un tentativo aperto invece di un’iniziativa rigorosamente definita e rigida.

Quali sono le ambizioni per le edizioni future? Cosa vi aspettate e in cosa sperate?
Con Izolyatsia stiamo già lavorando alla prossima edizione ma ancora non possiamo scendere in dettagli. Nel corso dell’anno gli artisti torneranno a Donetsk e terranno dei talks così che l’esperienza di questo anno continui a svilupparsi in parallelo a quella del 2013. Speriamo che Where is the Time? possa offrirsi come piattaforma attiva di lavoro e scambio a livello locale e internazionale.

Where is the time?
ideato da Luba Michailova e Galleria Continua

Artisti: Kader Attia, Daniel Buren, Leandro Erlich, Moataz Nasr, Hans Op de Beeck e Pascale Marthine Tayou

Izolyatsia Foundation
3 Svitlogo Puti, Donetsk (Ucraina)

Dal 7 luglio 2012

Orari: giovedì – domenica | dalle 10.00 alle 18.00
Info:
+380 62 388 18 20 – +380 62 388 18 20 – info@izolyatsia.org
www.izolyatsia.org

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