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ROMA | smART – polo per l’arte | Fino a febbraio 2016

Intervista a DAVIDE FERRI di Matteo Galbiati

Novecento in dieci opere è un programma di incontri, ospitato a Roma da smART – polo per l’arte, la cui peculiare caratteristica, attraverso il confronto, il dibattito e l’analisi, è quella di discutere del Novecento, dei suoi linguaggi e dei suoi movimenti, concentrandosi su dieci opere significative ed esemplari per ciascun autore. Attraverso ricognizioni critiche, interpretative e argomentative trasversali, nel corso di un anno intero di appuntamenti, il pubblico ha modo di farsi coinvolgere in una conversazione peculiare e fuori dagli schemi ordinari ed abituali, qui l’arte si offre secondo modelli e schemi meno “autoreferenziali”.
In occasione della ripresa di questo vivace programma di incontri abbiamo intervistato Davide Ferri, il curatore e ideatore di questo palinsesto:

Davide Ferri. Foto di Francesco Basileo

Come nasce questo progetto di incontri che vede protagonisti dieci, uno per ciascuna conferenza, capolavori dell’arte del XX secolo?
Il progetto nasce dalla mia necessità di sviluppare una riflessione sullo stato della critica d’arte iniziato alcuni anni fa con un lungo progetto, curato assieme ad Antonio Grulli, al MAMbo di Bologna.
Tra i problemi, che ci sembrò interessante evidenziare, c’era quello legato alla difficoltà, da parte dei critici d’arte, dei curatori, e, in generale da parte di chi si occupa d’arte contemporanea, di concentrarsi sui singoli lavori e non genericamente sulle poetiche o sulle pratiche degli artisti. Per me sarebbe fondamentale riportare il dibattito critico verso una maggiore aderenza alle singole opere.
L’altra questione, di natura strettamente teorica, ma altrettanto importante, è legata all’idea di un canone per l’arte del Novecento.
È forse possibile stabilire quali siano i romanzi fondamentali del secolo scorso, ma è molto difficile fare la stessa cosa con le opere d’arte. Invece noi avremmo bisogno, in questa fase storica, di ricostruire narrazioni organiche, è un problema vastissimo che riguarda molti spazi di racconto, a cominciare dalle collezioni museali.
Il Novecento in dieci opere vuole evidenziare queste difficoltà e nel suo piccolo provare ad affrontarle, pur con leggerezza.
Il progetto si lega anche alla specificità del luogo che lo ospita, smART- polo per l’arte, che ha un’attività culturale e didattica molto interessante e cerca un linguaggio diverso, meno autoreferenziale, per parlare degli artisti e delle loro opere.

Come sono state scelte le opere e gli artisti?
La scelta è stata fatta in base a delle specificità, delle predilezioni, degli amori delle persone che conoscevo e che ho deciso di invitare e per me si tratta spesso di riprendere il filo di discorsi interrotti in altri luoghi e in forma privata.
Per fortuna le loro predilezioni, in molti casi coincidono con le mie, e ricostruiscono i contorni di un mio canone personale…

Che tipo di itinerario segue la conversazione? Quali sono i contenuti su cui puntate?
La conversazione si colloca a metà strada tra la specificità dell’opera, a cui si deve sempre tornare, e l’esperienza della persona che sta parlando. Se uno storico dell’arte, ad esempio, ha lavorato tantissimo su un artista, come Monet nel caso di Claudio Zambianchi, m’interessa anche sapere come è iniziato il suo amore per questo artista. Se invece a parlare è un artista, m’interessa costruire un dialogo tra il suo lavoro e l’opera che sta analizzando. E via dicendo…

A Cast of the Space under My Chair di Bruce Nauman con Italo Zuffi. Foto di Francesco Basileo

Dichiarate di non voler riassumere le storia complessa e ricca dell’arte del Novecento, e nemmeno di darne uno sguardo organico… Quali punti toccate?
Le questioni fondamentali che tocchiamo in maniera organica – il delicato rapporto tra arte e realtà, il progressivo avvicinamento tra autore e spettatore, la scomparsa della bellezza dal territorio dell’arte – riportano a Marcel Duchamp, naturalmente, perché sembra impossibile, per quanto sia necessario imparare a ridurre il peso Duchamp, raccontare l’arte del secolo scorso senza iniziare da lui. Qualche discorso che abbiamo affrontato lascia però spazio a molte incertezze in proposito. Chi ha detto ad esempio che il Novecento non sia il secolo di Brancusi?
Diciamo che durante gli incontri ripercorriamo il filo di una storia ufficiale, ma con qualche dubbio e molte divagazioni.

Con questo palinsesto volete anche aprire una discussione sull’arte di oggi, come s’innesca il dibattito su questo tema partendo da una singola opera “storica”?
Le persone che invito operano nel mondo dell’arte contemporanea oggi, e la loro voce è, di per sé, la testimonianza di un presente che si relaziona con qualcosa che è già ampiamente storicizzato. È bello parlare dei problemi del presente avendo alle spalle le opere del passato, è come farlo al cospetto dei padri.

Come interagisce il pubblico, come viene coinvolto? Che tipo di riscontro avete verificato nei sei incontri già avvenuti?
Il pubblico, sempre più numeroso, interagisce molto con gli ospiti, e una delle cose più belle è che si sia creato un gruppo di persone che viene a tutti gli incontri. Ma non è abbastanza. L’obiettivo, per i prossimi incontri, sarebbe quello di riservare una parte finale non tanto alle domande, ma a una forma di confronto che avvicini il linguaggio di chi parla a quello di chi ascolta. Come dicevo prima uno dei problemi della critica è il linguaggio troppo autoreferenziale che è abituata a parlare.

Quali sono le sorprese, le scoperte, l’aspetto inatteso che hai colto durante la programmazione svolta?
Ci sono state delle piacevoli discussioni con il pubblico: le persone ti invitano sempre, e con una certa determinazione, a ricondurre i discorsi verso l’opera quando sentono che i ragionamenti si stanno allontanando troppo o stanno diventando impalpabili e imprecisi.

Franco Guerzoni. Foto di Francesco Basileo

Ci racconti quali sono le attività che occupano smART – polo per l’arte?
Dovresti chiederlo a Margherita Marzotto e Stephanie Fazio, rispettivamente Presidente e direttrice dello spazio espositivo di smART. Ma dal mio punto di vista, quello di un collaboratore esterno, posso dire che nei suoi quasi tre anni di attività smART ha sviluppato in parallelo progetti espositivi, didattici e culturali che hanno coinvolto artisti e differenti personalità dell’arte contemporanea. smART è una realtà che si fonda sul progetto di sviluppare un dialogo fra i protagonisti del mondo dell’arte e il suo pubblico di appassionati, persone curiose di conoscere e di avvicinarsi al linguaggio contemporaneo.

Quali progetti avete in cantiere?
Con smART sto lavorando alla prima personale a Roma di Gabriele Picco. Ultimo dipinto, questo il titolo della mostra, inaugurerà il prossimo 30 settembre e include quasi cento dipinti realizzati dall’artista in un periodo di residenza svolto nella sede di smART durante l’estate.
È in programma, inoltre, nell’ambito dell’Undicesima Giornata del Contemporaneo, un laboratorio didattico con l’artista, mentre a dicembre organizzeremo un incontro culturale di approfondimento del lavoro di Gabriele e delle sue opere presenti in mostra.  

Pensate di riproporre l’esperienza di Novecento in dieci opere?
Mi piacerebbe molto!

Il Novecento in dieci opere
a cura di Davide Ferri
con il patrocinio di Roma Capitale, Municipio II (ex II e III), Assessorato alla Cultura 

Fino a febbraio 2016 

Programma:

4 febbraio 2015
Claudio Verna
Marcel Duchamp, Grande Vetro, 1915-23 

4 marzo 2015
Riccardo Falcinelli
Andy Warhol, Brillo Boxes, 1964 

1 aprile 2015
Claudio Zambianchi
Claude Monet, Le Ninfee dell’Orangerie, 1920-26 

13 maggio 2015
Franco Guerzoni
Luigi Ghirri, Modena, 1973 

10 giugno 2015
Luca Bertolo
Philip Guston, The Studio, 1969 

1 luglio 2015
Italo Zuffi
Bruce Nauman, A Cast of the Space under My Chair, 1965-68 

28 ottobre 2015
Chiara Camoni
Costantin Brancusi, Porta, 1914-16 

18 novembre 2015
Cecilia Canziani
Cindy Sherman, Untitled Film Stills, 1977-80 

* gennaio 2016
Daniele Balicco
Alberto Burri, Cretto di Gibellina, 1989 

* febbraio 2016
Pier Luigi Tazzi
Rirkrit Tiravanija, Untitled (Fear Eats the Soul), 1994 

* date da definire

smART – polo per l’arte
piazza Crati 6/7, Roma 

Orario: tutti i giorni 18.45
Ingresso libero,  gradita la prenotazione 

Info e prenotazioni:
+39 06 99345168
esposizioni@smartroma.org
www.smartroma.org

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