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Intervista a GIACOMO NICOLELLA MASCHIETTI di Matteo Galbiati

In una tiepida sera, poco dopo gli ultimi aperitivi e le ultime vernici degli eventi della Biennale e prima delle cene ufficiali o dei convivi spontanei tra colleghi, artisti e amici, incontriamo in Sestriere Cannaregio Giacomo Nicolella Maschietti, acuto e  sempre pronto alla battuta e al commento, benché anche lui provato dalla maratona Biennale.
Dopo Fiorella Minervino, ecco la seconda tornata di risposte: parole, fedeli al suo inconfondibile – e inimitabile – stile:

Cosa pensi del Palazzo enciclopedico? Che idea ti sei fatto del progetto di Massimiliano Gioni?
Premessa (breve, lo giuro!): Massimiliano Gioni è un curatore che apprezzo, un professionista autentico cui seguo il lavoro da anni e, tra l’altro, devo aggiungere che ha gusti sostanzialmente vicini ai miei. Il Palazzo Enciclopedico non è però esattamente quello che mi sarei aspettato da una mostra Made in Gioni. Ho potuto visionarla con comodo, proprio un giorno prima che aprisse la Biennale, con la guida di Massimiliano che lo spiegava minuziosamente ai manager di Christie’s e Sotheby’s, e ad alcuni fortunati collezionisti. Mi focalizzo sulla mostra ai Giardini, per intenderci, quella che apre con il librone di Jung. L’ho trovata confusionaria, e molto complicata. All’ingresso mi hanno accolto i performers (si dirà così?) di Tino Seghal, il vincitore del Leone d’Oro, e mi sono sentito un po’ Alberto Sordi ne Le Vacanze Intelligenti. Credo che la mostra principale dell’evento più importante dell’anno (forse al mondo), possa essere pensata e sviluppata in maniera più fruibile. Mi sono immaginato mia madre che visita la Biennale nell’afa di agosto. Sono sicuro che la sua reazione sarebbe interdetta, non avrebbe la grammatica e gli strumenti per apprezzarla. Ma non si può colpevolizzare chi non legge Frieze tutti i mesi per godersi una mostra a fondo. L’arte, secondo me, ha un altro scopo.

Che interpretazione ne dai?
Il tema è valido, il concetto di dare spazio a molti artisti (viventi, morti, famosi, sconosciuti) per creare un vero e proprio compendio dell’arte del ‘900 è una buona idea. Tuttavia, ripeto: il risultato finale è intrigante ma confuso, solo per palati fini. È come dare da mangiare il tartufo all’esercito.

Cosa ti ha colpito di più?
Del Palazzo Enciclopedico mi ha convinto davvero il lavoro di Maria Lassnig, con la sua enciclopedia del corpo, che tocca in profondità il mio gusto e le mie corde. E ci ricorda (questo a tutti) che la pittura non muore mai, semplicemente cambia.

Quali sono le tue preferenze rispetto ai Padiglioni Nazionali?
Il podio (anche se non li ho visti tutti, non sono riuscito!): 1a Cina, 2a Argentina, 3a Svizzera (c’è un lungo serpentone di ferro che lo attraversa, è l’unica opera valida, ma vale la visita).

Tra gli eventi collaterali cosa pensi sia rilevante e vuoi suggerire?
Andare a Venezia e non passare da Punta della Dogana è come andare a Maranello e non vedere la Ferrari. Poi, fate voi…

Che artista segnali?
Mi prenderò del democristiano o di quello che non pasteggia a pane e ArtForum, ma la mostra di Marc Quinn a San Giorgio mi è piaciuta molto. Massiva, mastodontica, potente, e davvero inquietante.

Una tua battuta o un commento generale e libero sul “rito Biennale”?
La Biennale è la cosa più bella che c’è nel mondo dell’arte. Vedo mostre dalla mattina alla sera, in tutto il mondo, da parecchi anni. La sensazione che mi consegna Venezia nella prima settimana della Biennale è impareggiabile. Sento una città vibrare e accogliere tutto il mondo, diventare in un certo senso il centro stesso del mondo per qualche giorno. Il tutto avrà certamente mille difetti, ma se ami l’arte, ci devi andare. E io obbedisco. Se questa sensazione durasse per tutti i mesi in cui la manifestazione è aperta, forse, non la si apprezzerebbe più.

Giacomo Nicolella Maschietti è giornalista professionista. Lavora a ClassCNBC (Canale 507 di SKY) e conduce tutti i week end la trasmissione Top Lot, dedicata alle aste e al mercato dell’arte. Scrive di arte contemporanea e mercato su Flashart e Artslife.com. Presenta dall’edizione 2012, ogni anno a fine agosto, i St. Moritz Art Masters. È direttore dell’e-magazine www.chooze.it, portale di cultura e lifestyle. 

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