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NAPOLI | MADRE – Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina | 12 aprile – 11 agosto

di Micole Imperiali

Dopo Roma e Torino arriva al MADRE di Napoli (12 aprile – 11 agosto) l’opera di un artista che fa dell’astrazione un’essenza dal profumo classico: la mostra di Ettore Spalletti Un giorno così bianco, così bianco chiude il suo cerchio, nella città partenopea, delineando quella che è la sua terza ed ultima fase, in una tripartizione che l’ha vista toccare il MAXXI di Roma (13 marzo – 14 settembre) e la GAM di Torino (27 marzo – 15 giugno).

Ettore Spalletti, Quartetto indivisibile 1992 impasto di colore su tavola, foglia oro quattro elementi 240 x 120 x 4 cm ciascuno fotografia: Werner J. Hannappel

L’esposizione a cura di Danilo Eccher, Anna Mattirolo, Andrea Viliani e Alessandro Rabottini e affiancata da un ricco catalogo Electa, è evidentemente pensata per instaurare un dialogo con l’architettura museale ospitante. Così, partendo dal concetto di esposizione in quanto grande installazione – come avvenuto al MAXXI – passa per la trasposizione dello studio dell’artista e della sua atmosfera sospesa e quasi spirituale tipica dell’ambiente creativo – negli spazi della GAM, per giungere al MADRE con il racconto di un percorso artistico che segue le impronte di Spalletti a partire dai suoi esordi negli anni Settanta attraverso pittura, scultura, installazioni ambientali, libri e progetti. Così come spiega il direttore del MADRE Andrea Viliani:

“questa operazione non prescinde dai diversi portati architettonici che ciascuna delle tre istituzioni esprime ma, al contrario, implica una definita eppure mobile interpretazione delle differenti finalità estetico-istituzionali che, più o meno esplicitamente, tali architetture presumono: dall’antico convento di Donnaregina a Napoli, con la sua ritmica abitativa e contemplativa, alla funzionalità della galleria disegnata nel 1959 da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti a Torino, fino alla hýbris immaginifica delle nuove architetture museali contemporanee che ritroviamo a Roma”.

Ettore Spalletti, Movimento trattenuto 2001 impasto di colore su marmo bianco Sivec sedici elementi 110 x 15,5 x 17,5 cm ciascuno fotografia: Mario Di Paolo

Ma qual è il filo rosso che tiene stretti questi tre modi di guardare all’artista abruzzese e alla sua opera? La luce e lo studio delle variazioni che lo scorrere del tempo porta a colore e volumi delle forme, nell’esemplificazione di un’identità mutevole ma essenziale. Sono forme geometriche sagomate nell’essenzialità dei minerali, assolute come i materiali di cui sono composte – alabastro, marmo, onice e così via – in una ricerca che punta all’individuazione delle molteplici facce della realtà nelle sue diverse combinazioni,dove il tempo viene esplorato attraverso le opere in quanto eterno presente. Due superfici rosa in contatto tra loro secondo una leggera sfasatura diventano così Baci (1987), dove la semplificazione dei volumi si affianca all’evocazione di una precisa immagine, creando un contatto tra astrazione e matrice figurativa.

Quella del MADRE è una mostra autonoma, ma allo stesso tempo il capitolo di un’unica storia che unisce i diversi paesaggi del nostro Paese o, come afferma l’artista stesso, “le sue diverse luci”. Una delle caratteristiche infatti fondamentali dei lavori di Spalletti – afferma Anna Mattirolo, direttore del MAXXI – è “quell’attenzione per il colore, che si traduce in un contatto fisico con i pigmenti, una costante che è possibile rintracciare in tutte le opere dell’artista, dalle tavole monocrome adagiate sulle pareti che avvolgono il visitatore in un universo di colori (come Stanza rosa, 2013), alle installazioni site-specific dalle forme pure ed archetipe” come Vasi (1982).

Ettore Spalletti, Stanza azzurra. Dedicata a mio fratello, che amava gli azzurri 2006, foto: Mario Di Paolo, Ettore Spalletti Un giorno così bianco, così bianco, Maxxi, Roma

La materia stessa, nell’esplorazione della monocromia come metafora della sensibilità percettiva, sembra così perdere sostanza per divenire luce – come succede con Colonna di colore (1979) dove l’astrazione dell’elemento “colonna” ricorda un processo caro alla ricerca di Giorgio Morandi. “Tutto parte dall’idea che il colore sia una sostanza che “satura”, non qualcosa che ricopre le forme né tantomeno le riempie ma che, al contrario, le genera e le costituisce nella loro pienezza”, aggiunge Alessandro Rabottini, ricercatore e curatore presso il MADRE. Ma con questo uso di colori delicati e materici, Spalletti parla anche il linguaggio classico della pittura di luce di Piero della Francesca e dei suoi incarnati, così come degli altri maestri del Rinascimento, avvalendosi inoltre di una modalità esecutiva che, nella lentezza meditativa che la caratterizza, evoca le antiche tecniche rinascimentali quali l’affresco. La frequente presenza della foglia oro sui bordi di molti dipinti monocromi si ricollega inoltre all’uso che ne veniva fatto nella pittura bizantina e nell’arte medievale italiana per enfatizzare la tridimensionalità del quadro, per creare uno spazio infinito che andasse oltre l’immagine simbolica del divino.

Ettore Spalletti, Presenza stanza 1978 impasto di colore su tavola 270 x 180 x 3 cm fotografia: Paolo Pellion

L’immersione nel colore è quindi la chiave per comprendere l’evoluzione stilistica di un artista che arriverà all’ideazione di vere e proprie stanze, come Presenza stanza (1978), all’interno delle quali colore e pittura non sono un accessorio dell’architettura ma la generano e definiscono, presentandosi come l’architettura stessa. Come afferma l’artista “questa è forse la cosa che mi interessa di più, quando il quadro assume lo spazio interamente, e allora diventa tutto. Non v’è più la cornice che delimitava uno spazio. E quando questa cosa riesce, è miracolosa”. Danilo Eccher, direttore della GAM di Torino, a questo proposito aggiunge: “è questa silenziosa presenza che si insinua nella pelle dell’opera conferendole una realtà tattile, odorosa, un ballo sensoriale di cui l’artista è artefice e maestro di cerimonia. Il silenzio e lo smarrimento di un visitatore in una stanza è parte dell’opera, è un suo aspetto segreto, intimo, soggettivo, che ognuno protegge nel proprio silenzio”.

Ettore Spalletti. Un giorno così bianco, così bianco

mostra al MADRE, Napoli
a cura di Alessandro Rabottini e Andrea Viliani

13 aprile – 18 agosto 2014

MADRE – Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina di Napoli
Via Settembrini 79, Napoli

Info: +39 081 193 13 016
info@madrenapoli.it
www.madrenapoli.it

Mostra al MAXXI, Roma
a cura di Anna Mattirolo

13 marzo – 14 settembre 2014

www.fondazionemaxxi.it

Mostra alla GAM, Torino
a cura di Danilo Eccher

27 marzo – 15 giugno 2014

www.gamtorino.it

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