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MILANO | Federico Rui Arte Contemporanea | 30 gennaio – 15 marzo 2014

intervista a GIANLUCA CHIODI di Francesca Caputo

Il nuovo progetto di Gianluca Chiodi, presentato a Milano alla galleria Federico Rui, racchiude un “pensiero ecologico” attraverso ventuno installazioni fotografiche e otto encausti. L’evanescenza ottenuta dal recupero di una tecnica antica insieme all’inserimento, entro le fotografie, della plastica che avvolge corpi e natura come elemento perturbante, crea un cortocircuito visivo e di senso. Risvegli – 100%Biodegradabile è il racconto metaforico dell’impatto dei comportamenti dell’uomo-consumatore sul Pianeta che abitiamo, tracciando scenari contemporanei in termini di istanze ambientaliste. Un invito ad assumere comportamenti più responsabili, qui ed ora, a riflettere su ciò che lasceremo per l’avvenire delle future generazioni.

Gianluca Chiodi, Caronte cm78x51, fotografia, 2013

La personale Risvegli – 100% Biodegradabile parte da un movente profondamente etico, rivelato sin dal titolo. Quale percorso ti ha portato a questa urgenza espressiva?

Tempo fa ho iniziato a riflettere sulla mia esistenza e permanenza su questo Pianeta ed ho percepito con chiarezza l’eredità che lascerò a memoria della mia fugace permanenza: un cumulo di “cose” che ho usato e buttato per vivere, lavorare, crescere. Questa consapevolezza (se vuoi anche banale), unita alla considerazione che, per cultura occidentale, siamo ancora troppi a credere che ciò che “abbiamo” fa di noi ciò che “siamo”, non poteva lasciarmi indifferente. Ho ritenuto importante affrontare questo tema con l’auspicio di stimolare le persone a prestare maggior attenzione ai consumi, così da poter influenzare, seppur in minima parte, il processo di distruzione ambientale in corso.

Il Risveglio, la presa di coscienza verso le condizioni del Pianeta che abitiamo – ormai quasi come fossimo parassiti – si riverbera anche nella scelta dei materiali utilizzati.
Sì, il risveglio è inteso come presa di coscienza verso ciò che stiamo facendo e ciò che, invece, dovremmo fare. Non credo che siamo i parassiti del Pianeta… quelli ci sono e sono certo stiano facendo al meglio il loro giusto lavoro, al contrario di noi, la specie più evoluta. Questo “privilegio” non significa disporre del Pianeta per esercitare il proprio dominio e delirio di onnipotenza, ma ci rende gli “unici” custodi e, quindi, i maggiori (se non unici) responsabili del suo destino. Durante le fasi di preparazione di Risvegli, non è stato semplice il confronto con il mio gruppo di lavoro che, pur condividendo il progetto, di fronte ad alcune scelte riguardanti la stampa e l’assemblaggio, mi suggeriva l’utilizzo di almeno un componente plastico: lucido, tagliente, plexi, teca, bond… “james dibond”, etc. Ho scelto, invece, la stampa fine-art su carta cotone, supporti in cartone, cornici in legno e vetri polarizzati: questa era l’unica strada possibile per dar forma al mio pensiero e che soprattutto fosse coerente in ogni singola scelta. Per rafforzare il pensiero, ho aggiunto al titolo 100% Biodegradabile.

Gianluca Chiodi, Risvegli, cm 50x109, encausto e foto su tavola, 2013

Cosa ti ha spinto a recuperare l’antica tecnica dell’encausto, collegandola al mezzo fotografico?
Era il 2003, quando per una mostra nell’antico e bellissimo Chiostro della Ghiara di Reggio Emilia, mi fu chiesto di sviluppare il tema “tatuaggi”. Ispirandomi alla pittura di alcuni grandi Maestri, nel cui lavoro si trova la potenza del dettaglio fotografico, cercai di invertire il cortocircuito ponendo lo spettatore di fronte ad una foto che potesse sembrare un dipinto. Scelsi di lavorare con una luce molto contrastata, di stampare le immagini direttamente su tela pittorica e, successivamente, di manipolarle utilizzando cera d’api e pigmenti. Il risultato fu molto interessante: pubblico e critica risposero con entusiasmo. La mia prima personale mi ha indicato la strada da intraprendere. Ispirazione e intuito hanno svelato il procedimento artistico.

Nelle installazioni fotografiche colpisce l’utilizzo della plastica come elemento straniante ad una scenografia in cui corpi umani si muovono entro un Paradiso Perduto. In questo flusso di interazioni e contrasti, il materiale plastico sembra essere insieme, traccia e sintomo…
Direi che in poche parole hai centrato il punto, anche se mi permetto di contestarti il “Perduto”. Nulla è perduto finché anche noi non saremo tutti perduti. Fino a quel giorno il Paradiso Terrestre è ancora qui, sopraffatto dal nostro egoismo, superficialità e contraddizioni. Le immagini hanno una lettura stratificata e su più livelli, data dall’uso della plastica stessa. In superficie, si assiste ad un essere umano che gioca, danza ed interagisce, nella natura che fa da sfondo, con elementi di plastica esteticamente belli, scenografici e teatrali. In profondità, si passa dal gioco al dramma di una società consumistica, quasi compiaciuta della propria misera condizione, in un meccanismo simile alla Sindrome di Stoccolma in cui i sequestrati finiscono per affezionarsi e difendere i loro oppressori-sequestratori.
Ho poi dato particolare attenzione all’inserimento di innumerevoli oggetti in plastica di uso comune – accendini, zanzariere, pneumatici, bottiglie, tappi – che invadono l’immagine in maniera subdola, come anomale macchie di colore piuttosto che forme-astratte da ricercare con attenzione, come si fa giocando con le nuvole. Sono elementi di disturbo, trattati a una risoluzione d’immagine molto bassa proprio per discioglierli nella trama dell’opera stessa.
Ho voluto in questo modo richiamarmi metaforicamente alla terribile realtà che si sta compiendo al largo dell’Oceano Pacifico, dove recentemente è stato scoperto un Sesto Continente, il Pacific Trash Vortex, la cui estensione non è quantificabile, costituito da rifiuti di plastica, raccolti e trasportati dal flusso di correnti e maree. Il problema più grave sono le piccolissime particelle polimeriche non più recuperabili, rilasciate dalla plastica.
Senza girarci tanto attorno, stiamo avvelenando la nostra vita e il futuro di altri esseri viventi. Il paradosso è che lo sappiamo.

Gianluca Chiodi, litro quotidiano, 82milioni, cm82x46, 2013

Utilizzando due direttrici diverse, nelle opere presentate si crea una stratificazione complessa ed un conseguente slittamento percettivo legato alle diverse esperienze della visione.
Sei una persona attenta e in un certo senso mi aspettavo questa riflessione. Le opere ad encausto sono una piccola mostra nella mostra, un’occasione di proporre nuovamente un’arte antica, piuttosto che una soluzione per edulcorare il messaggio. Le installazioni fotografiche, sono il vero progetto, racchiudono e rafforzano il pensiero che le ha generate, andando oltre la sua durata.
Ogni essere umano condivide il desiderio (o il sogno) di essere immortale, che la vita duri per sempre. Nella realtà nulla è per sempre ma possiamo fare in modo che, anche in piccola parte, lo possa essere. Ad esempio che si possa esprimere un “pensiero ecologico” anche in un’opera biodegradabile al 100%.
Un’opera che ho intitolato Litro quotidiano rimanda allo smodato utilizzo e spreco di prodotti in plastica nel mondo; un rapporto stilato nel 2011 sul suo consumo riporta un numero folle, il cui peso convertito in numero di bottiglie d’acqua da 1,5 Lt è pari a 82 milioni (che è anche il sottotitolo all’opera). Equivale al quantitativo di bottiglie di plastica che ogni giorno usiamo e di cui solo un decimo viene avviato correttamente al riciclo, mentre la gran parte continua a finire in discarica o ad essere dispersa nell’ambiente. Siamo davvero sicuri di non avere altra scelta? Ne vale la pena? Abbiamo davvero bisogno della plastica? Solo assicurando il futuro alla vita del nostro Pianeta potremo realizzare il nostro sogno d’immortalità e soprattutto non commetteremo il più grave crimine che possa fare l’umanità: distruggere la Terra.
Un’ultima chicca, per sabato 15 marzo alle ore 18.00 insieme al gallerista Federico Rui, stiamo preparando una sorpresa per tutti i visitatori… naturalmente 100% biodegradabile…

Gianluca Chiodi. RISVEGLI – 100% BIODEGRADABILE

a cura di Claudia Bernareggi

Federico Rui Arte Contemporanea
via Filippo Turati 38 (cortile interno), Milano

31 gennaio – 15 marzo 2014

Orari: da martedì a venerdì 15.00-19.00 e sabato su appuntamento

Catalogo: Vanillaedizioni
con un testo di Claudia Bernareggi

Info: +39 392 4928569
+39 339 7897989
federico@federicorui.com
www.federicorui.com

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