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ROMA | BQB Gallery | 30 giugno – 30 agosto 2016

Intervista a FEDERICO LOMBARDO di Tommaso Evangelista

BQB Gallery, ha inaugurato a fine giugno la personale di Federico Lombardo dal titolo Ai confini della pittura che presenta una serie di recente esecuzione e comprende un quadro a olio, disegni a china, acquerelli e lavori digitali. In tali lavori l’artista indaga proprio il confine sottile che separa l’esecuzione pittorica tradizionale dalla sua interpretazione attraverso i nuovi programmi digitali, arrivando a maturare una tecnica personale e innovativa. In questo ciclo Lombardo torna alle radici della grande pittura italiana «Facendo dialogare la tradizione con il presente, le radici del grande disegno italiano con le nuove tecnologie digitali e ridà anche vita all’esercizio fondamentale della copia». L’effetto, soprattutto nelle opere digitali, è dirompente per lo scontro tra una resa fotografica e una velatura cromatica che sa tanto di tradizione pittorica. Una mostra nella quale l’artista sembra osare molto spingendosi su terreni espressivi e realizzativi nuovi e singolari. Abbiamo fatto alcune domande.

Federico Lombardo, Ai confini della pittura, una veduta mostra

Federico Lombardo, Ai confini della pittura, una veduta mostra

Colpisce della tua ultima ricerca l’indagine ossessiva sulla pittura intesa quale mezzo, o meglio sulla tecnica pittorica e sul colore quali componenti capaci di trasfigurare le forme. Il colore che tu ricerchi nel digitale, come presenza luminosa ma ancor più come atmosfera, è il vero protagonista dell’opera e sei riuscito ad ottenere effetti e riverberi incredibili. Nel digitale, inoltre, lavori molto su un disegno complesso, ininterrotto, che costruisce attraverso la linea i dettagli e le profondità. Ci puoi spiegare meglio questa tua ricerca?
Il termine ossessivo ricorre spesso osservando la mia pittura, da quando ho iniziato alla fine degli anni Novanta a concentrarmi su temi ricorrenti come il viso o strutture compositive di più figure umane. Intendo la pittura come uno strumento di liberazione dalle ossessioni, un po’ come un bambino scava nella sabbia con insistenza fin quando non trova l’acqua del mare. È una ricerca catartica. All’inizio dipingevo solo oli su tela su fondi azzurro, figure imperfette, dove già si delineava un mondo fatto di inquietudine sempre un po’ decontestualizzate, poi la serie degli acquerelli, dove il foglio, l’acqua e il colore iniziano un rapporto quasi erotico. Seguito da grandi volti aerografati dilatati nelle dimensioni e rarefatti nel colore. La pittura digitale è seguente, nata come desiderio di raggiungere quel limite dove l’estrema rarefazione del colore è talmente esasperata da non essere più una pittura convenzionale. È una pittura di luce, come hai giustamente anticipato, mette in seria discussione il concetto di fotografia digitale e l’idea di una pittura materica, è qualcos’altro. È essenzialmente realizzata partendo da uno schermo neutro, quindi la fotografia come immagine di base non c’è, ci sono più sovrapposizioni di velature, in questo caso i livelli di Photoshop, dove sapienti sfocature-cancellature rendono l’opera profonda e sfumata un po’ come Leonardo ha insegnato. Il disegno digitale è un disegno che crea forme tridimensionali in maniera quasi casuale, tanti movimenti concentrici o ad ellisse evidenziano i volumi, è un disegno diverso rispetto a quello su carta, percepisco un attrito quasi azzerato tra la penna e la tavoletta grafica, ho la sensazione di disegnare nel vuoto. Emergono gradualmente delle figure con un approccio quasi scultoreo. Riesce ad essere intrigante nella sua genesi anche in forma di video. È la base, il corpo crudo dei lavori più rifiniti e realistici, ma è soprattutto anche un lavoro finito non preliminare, dove una sottile linea bianca su un foglio scuro crea una ragnatela che imbriglia le forme.

Federico Lombardo, Maddalena (da Tintoretto) opera e disegno preparatorio

Federico Lombardo, Maddalena (da Tintoretto) opera e disegno preparatorio

Ti colpisce molto la gamma cromatica della pittura barocca (penso alla Maddalena) nella quale il colore diviene presenza luminosa, carica di tensione e di attesa, una sostanza corposa e densa che tu, però, rendi evanescente, intensa, oleosa. Ricerchi quasi un filtro e lo fai attraverso un computer. Seguendo le varie fasi di lavorazione sul tuo profilo Facebook si percepiva questa ossessione della ricerca di un qualcosa di nuovo in pittura tramite il mezzo del digitale. Sei riuscito a trovare ciò che ti eri prefissato?
Il risultato è incoraggiante, attraverso la ricostituzione totale dell’immagine con una tecnica indecifrabile. La Maddalena di Tintoretto è realmente trasfigurata, è la mia Maddalena. È un’opera classica nella posa estatica ma assolutamente contemporanea. Il fondo scuro come insegna Caravaggio e ancor prima Leonardo o Antonello da Messia, consente di lavorare sull’idea del colore che diventa luce, in contrapposizione col buio e ciò che rappresenta. Usando lo spettro cromatico addittivo Rgb o Adobe Rgb, dove dall’unione dei colori rosso, verde e blu si ottiene il bianco, disegnando su schermi retroilluminati si enfatizza maggiormente questa idea di pittura splendente-immateriale.

Federico Lombardo, Maddalena (dettaglio)

Federico Lombardo, Maddalena (dettaglio)

Trovo che con le ultime opere hai maturato un metodo quasi rivoluzionario di colorazione e definizione delle forme nella misura in cui sei riuscito a superare, col digitale, gli effetti cromatici e luministici della pittura ad olio.
Parlare di rivoluzione è sempre rischioso, la pittura ad olio ha la capacità di catturare ed indirizzare la luce reale, è splendente in sé, conserva la genesi della pennellata che risulta leggibile nel tempo come se questo si fosse fermato. Ciò che si intende superare è proprio il concetto di tempo e materia, lavoro con un supporto che le tecnologie future potranno restituire in forme diverse. La restituzione fisica su carta dell’opera che attualmente predilige una stampa chimica su carta emulsionata senza pigmento è la fragile ed evanescente prova di un concetto, di un’idea di pittura. L’aspetto evidente è che in condizioni particolari di luce l’opera appare irreale ed aliena, di una luce artificiale e virtuale.

Federico Lombardo, Carlos pittura digitale stampa lambda 40x50 2015

Federico Lombardo, Carlos pittura digitale stampa lambda 40×50 2015

Nelle opere ad olio, invece, adoperi un’altra soluzione utilizzando il colore non come filtro ma come soglia. Le macchie, spesso violente, che fai emergere da opere del passato, quasi come fossero striature del colore originario, non hanno più il carattere di struttura ma appaiono astratte, rispondenti solo ad esigenze psicologiche e drammatiche. Ciononostante è suggestivo, anche in tale serie, l’uso dei puri accordi di forma e colore. Ce ne vuoi parlare?
Credo che le forze che agiscono sul campo della mia ricerca si auto alimentino per contrapposizione, il passo in più che intendevo raggiungere è la libertà nel non vincolarsi a senso unico ad un solo strumento espressivo. Lo sguardo trasversale che amplifica ed evidenzia la criticità dei sistemi adottati è fondamentale nel mio modo di procedere, tuttavia sempre coerente ad un principio di base: il desiderio di stupirsi sempre. Con la pittura ad olio le forme si sfaldano avendo tuttavia memoria della perfezione distillata delle figure digitali che sono sospese in un limbo sempre mutabile, come angeli non nati quindi non corruttibili. Tutto entra in relazione, i fini diventano diversi, i desideri si esauriscono e compenetrano. La materia restituita ancora una volta in modo tradizionale è l’espressione appunto di un’energia fisica, il disegno fluido presente nel digitale ritrova un punto comune che è la mia fluidità nel pensiero. L’approccio ad un figuravo astratto è sempre stato presente nelle mie opere, per questo riesco ad interpretare grandi composizioni mitiche della storia della pittura, come se fossero meravigliosi paesaggi naturali, così come il paesaggista cerca di cogliere l’energia intima della natura, come paesaggi visti da un treno in corsa.

Federico Lombardo, Generativo4, olio su tela 180x180cm 2016

Federico Lombardo, Generativo4, olio su tela 180x180cm 2016

La tua è stata una ricerca autonoma sui corpi e sulla pittura, prima nel tentativo di superare la patina di realtà, stigmatizzando l’inumanità attuale dei volti, e successivamente nella prova di una tensione espressiva determinata dal colore. Col digitale probabilmente si perde l’evidenza della sostanza tangibile ma si recupera la ricerca della velatura, dell’effetto, della profondità. Tutto ciò viene a collocarsi comunque nel campo del figurativo e dimostra l’assoluta attualità del linguaggio rappresentativo, della tecnica e della tradizione che sempre più, oggi, viene riscoperta non quale fenomeno anacronistico ma quale elemento portante della storia dell’arte. Come ti collochi in tale contesto?
La rappresentazione per immagini ti mette in una comunicazione immediata con l’osservatore; anche quando le figure appaiono confuse, nascoste, le si ricerca e si vedono. La narrazione tipica di un tempo, in cui non esistevano altri strumenti di comunicazione, nella mia pittura non c’è. Sono consapevole che i media nella contemporaneità hanno questo ruolo dominante e insostituibile. La narrazione che prediligo è quella che nel tempo ha rappresentato figure archetipiche, fatti mitici che nel corso della storia ma anche della cronaca si sono rivelati sempre reiteranti. Ci sono concetti di base che si ripetono e prediligo, sia nella pittura digitale che non, ad esempio: l’idea di bellezza inquieta con figure che testimoniano il loro essere in modo ripetitivo, sempre a mezzo busto, primordiali, aliene un po’ androidi, magnifiche, quasi delle sentinelle. L’idea del conflitto, con immagini riprese anche dalla storia dell’arte e dalla cronaca in cui si indagano le dinamiche, le forze di Battaglie epiche, tragiche, che nella storia umana continuano ciclicamente in forme diverse ad esserci. Le migrazioni di popoli, i miracoli, in quest’ultima ammetto una grande influenza della mia fede. Ed infine il tema dell’amore, della passione e della morte. La conoscenza del disegno delle tecniche tradizionali è fondamentale, è la base di tutto, ti dà consapevolezza dei tuoi mezzi, dei tuoi limiti e dei limiti altrui.

 

Federico Lombardo. Ai confini della pittura
dal ciclo Quattro mostre quattro bellezze 

30 giugno 2016 – 30 agosto 2016

BQB Gallery
direzione artistica KK
con un testo di Lorenzo Canova
Baronato Quattro Bellezze (BQB Gallery), via di Panico 23 Roma
30 giugno 2016 – 30 agosto 2016

Info: +39 06 4554 8220

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