Non sei registrato? Registrati.
Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi  | Silvana Editoriale

Intervista a IGNAZIO GADALETA di Matteo Galbiati

L’artista Ignazio Gadaleta ha recentemente editato Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi, un interessante volume di cui si percepisce, già solo sfogliandolo, il taglio particolare della visione che ci propone. Dopo un breve, compiuto saggio introduttivo, la parte prioritaria la giocano le immagini, ma non nel senso canonico di mere riproduzioni di opere, quanto una lettura della struttura, del timbro e del segno della pittura caratteristico (e caratterizzante) in ogni autore.
Gadaleta seziona le opere e ne mette a nudo l’intimità della dinamica della loro scrittura pittorica, le osserva (e ce le fa osservare) da vicino, da dentro, regalandoci l’emozione di una conoscenza diversa e articolata che apre nuove prospettive di analisi e confronti. Abbiamo intervistato l’autore per farci raccontare nel dettaglio questa sua opera in “forma di libro”:

Ignazio Gadaleta, Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi, copertina del volume, Silvana editoriale

Hai definito il tuo volume non come un libro di storia dell’arte, ma come un libro di pittura: cosa intendi dire?
Punti e filamenti di colore è un libro di pittura perché si fonda principalmente sulla autonoma potenzialità visiva delle immagini. È un’opera essenzialmente visiva: è la mia opera del 2017! Questo libro è la concretizzazione (attraverso apposite mie riprese fotografiche) dello sguardo di un pittore che guarda la pittura di altri pittori, in viaggio nel tempo delle memorie di diverse declinazioni linguistiche in successione storica, fino al passaggio nel presente, in proiezione futura. Lo sguardo si concentra sui particolari delle opere, andando a scandagliare le strutturazioni più intime e le complessità tissulari. Un esercizio diversamente realizzabile di puro visibilismo che si fonda anche sull’empirismo della visione sensibile propria del pittore. È l’esercizio profondo di un conoscitore che attualizza connessioni possibili di flashes di memorie e di intuizione nell’immediatezza dello sguardo. Tutte le immagini dei particolari delle opere sono in scala 1:1. Questo modo di osservare e documentare le opere è già da qualche anno mia consuetudine metodologica, felicemente condividendo una recente intuizione di Francesca Pola per il libro Ignazio Gadaleta. Enrico (Intesa Sanpaolo – Marsilio, Venezia, 2015). Mentre ripercorrevo la bibliografia essenziale sull’argomento, è stato sorprendentemente piacevole per me constatare che l’evidenza di «particolare al vero» dell’immagine dei dipinti è già prerogativa delle uniche foto a colori pubblicate in Archivi del Divisionismo (Officina edizioni, Roma, 1968) e anche del fatto che Piero Dorazio si fece rappresentare nel catalogo della Biennale di Venezia del 1968 unicamente dalla foto di un particolare di un suo dipinto.

Ignazio Gadaleta, Aria celeste, 1989 (particolare)

In questo itinerario tra fine Ottocento e lungo tutto il Novecento metti in luce un’interpretazione che si fonda su quelle che tu definisci come “costanze linguistiche”: ce le riassumi brevemente?
I punti e i filamenti di colore sono le unità cellulari costitutive del linguaggio pittorico, caratterizzanti l’opera degli artisti che questo libro analizza e confronta, durante questa esplorazione attraverso gli svolgimenti della pittura italiana (che arriva fino al 2017). Un itinerario, che si svolge nel tempo storico attraverso persistenze di dimensioni memoriali, che è anche un viaggio geograficamente esperito da me (ed esperibile a sua volta dal lettore) a più tappe, tante quante sono i luoghi di collocazione delle opere oggetto della mia attenzione. Fine dell’indagine è la messa in luce di costanze linguistiche in trasformazione che caratterizzano l’identità della pittura tipicamente italiana, che nel binomio colore-luce fonda la sua essenza. Punti e puntini, segnetti più o meno brevi, cerchietti, si articolano in complessità strutturali praticando la divisione del colore per alimentare nel processo percettivo le dinamiche luministiche insorgenti. Punti e filamenti che possono distendersi sulle superfici dei quadri, ma anche concretizzarsi plasticamente per dispiegarsi in disseminazioni ambientali, che si transustanziano in virtualità percettive di immagini multiple, in evolvenze ipertestuali, soggettivamente mutevoli e mai più univoche.

Ignazio Gadaleta, Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi, presentazione del volume, 31 maggio 2018, Pinacoteca di Brera, Milano

Quali artisti hai scelto e perché? Il tema avrebbe potuto suggerire molte altre ricerche, quale identità e significati hai, invece, privilegiato evidenziare?
Ho considerato la dimensione cromo-luministica della pittura che Balla aveva definito «privilegio tipico del genio italiano». Era anche un’idea fissa di Dorazio, il quale ne aveva già scritto in La fantasia dell’arte nella vita moderna (Polveroni e Quinti editori, Roma, 1955), così come mi diceva direttamente nel corso dei nostri incontri a partire dal 1990 (nel 1999 fu lui a coinvolgermi nel rinato Art Club). Se Balla è il «”nobile antenato” dell’astrazione», si deve riconoscere il suo debito verso Pellizza, che a sua volta evolve le precedenti asserzioni di Morbelli, Segantini e Previati. Mentre Balla influenza gli allievi Severini e Boccioni, quest’ultimo sviluppa le traiettorie lineari di Previati (definendolo «il più grande artista che l’Italia ha avuto da Tiepolo a oggi»). Successivamente, se in parallelo a Dorazio, concorrono in sinergia Deluigi, Tancredi e Nigro (ma anche Sanfilippo e la Accardi e Sandro Martini), il seguito è costituito dalle amplificazioni ed espansioni di Griffa, Verna e Gastini nonché dalle disseminazioni di Pinelli. Dagli anni Ottanta i miei Sguardintensione tissularmente strutturati (dai Duemila evolventi in «punti-pittura» ambientalmente espressi) introducono le intense texturizzazioni di Carboni e Iacchetti, in un percorso che comprende i più giovani Pietrella e Tabarelli, infine terminando con il giovanissimo studente Elias. È quindi leggibile (e percorribile) con tutta evidenza una linea di continuità, sviluppo ed evoluzione nella pittura italiana del Novecento (che continua fino a oggi), che ha come sorgente le definizioni linguistiche del Divisionismo italiano. Mancava una teorizzazione (e un’attenzione) in tal senso, con uno sguardo storico così lungo fino al presente. Questo libro non la esaurisce, intanto ne predispone l’avvio. Forse, come mi scrive Crispolti: «può positivamente orientare uno sguardo storico-critico nuovo verso una lettura più attenta della consistenza del linguaggio».

Elias Bertoldo, Prototipo V 15, 2015 (particolare)

Brera ha un ruolo fondamentale per questa tua pubblicazione…
Brera è protagonista di questo studio per varie ragioni: è stazione di partenza e di arrivo, anzi di transito. Qui studiano Morbelli, Segantini, Previati, Longoni, Pellizza ed è proprio qui che si verifica l’«uscita ufficiale del Divisionismo italiano» con la mostra della Prima Triennale di Brera del 1891. Ancora oggi, nell’Accademia di Belle Arti, che fin dal 1776 continua ad animare il palazzo enciclopedico voluto da Maria Teresa d’Austria, proprio nella pratica della ricerca (anche oggetto di questa realizzazione editoriale) e nelle felici risultanze dell’attività didattica in atto si inverano le aspettative di continuità ed evoluzione della persistenza della pittura attraverso il suo articolarsi in punti e filamenti di colore. A Brera, nell’ambito delle attività didattiche della mia cattedra di Pittura, si è svolta la ricerca che vede il libro come risultato, nell’insorgenza di fatto di felici sinergie fra l’Accademia e la Pinacoteca. Infatti la prima presentazione del volume si è tenuta nella Sala della Passione per entusiastica iniziativa di James Bradburne.

Emilio Longoni, Natura morta con frutta candita e caramelle, 1887 (particolare), Tortona, Pinacoteca il Divisionismo, Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

La pittura e il colore sono protagonisti nel loro lessico singolare, nel codice linguistico specifico; il tuo sguardo sembra pensare all’anima del dipingere, alla sua grammatica di scrittura più che ai significati e alle poetiche degli artisti? Il tuo pensiero diventa una lente di ingrandimento che seziona a fondo le superfici stesse dei dipinti scrutando gli spessori del colore nella loro intimità segreta…
L’essenza della pittura costituisce la sua pregnanza, la sua capacità di moltiplicare percezioni, evocazioni, sensazioni attraverso la sensibilizzazione delle materie coloranti. Se vogliamo vedere veramente la pittura dobbiamo leggere le pennellate. Il pittore (ma anche il conoscitore) vede la pittura in modo speciale, decodificando continuamente i possibili processi, fra stratificazioni e accostamenti. Lo spettatore medio è spesso distratto dall’immagine complessiva risultante, rischiando di non vivere con intensità appropriata l’esperienza sensibile. I dettagli invece ci comunicano il reale intento espressivo del pittore e sono quelli che nell’estensione della molteplicità degli sguardi determinano le possibilità di «durata della scoperta, attraverso visioni successive», permettendo anche riconnessioni immaginali in costante (o incostante) crescita. Il colore deve essere illuminato per essere visto, ma è illuminante nel suo evocare luce. Per questo straordinariamente valido è quello che Segantini scrisse a Grubicy nel 1887: «Se l’arte moderna avrà un carattere, sarà quello della ricerca del colore nella luce».

Ignazio Gadaleta foto Cosmo Laera

Quanto tempo hai impiegato per compiere questa analisi? Che difficoltà hai incontrato?
Ho lavorato con lo stesso metodo con il quale costruisco le mie opere di pittura. Tutte le attenzioni sono state necessarie e i tempi (lunghi) sono stati adeguati all’importanza da me assegnata a quest’opera. L’idea era nei miei pensieri già da diversi decenni, ma si è fatta gradualmente sempre più consistente dopo il mio trasferimento a Milano, nel 2003, della mia cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ho formalizzato il progetto nel 2016, proponendolo alla Scuola di Pittura che lo ha sostenuto insieme alla Direzione e alla Presidenza con i diversi organi di governo dell’Accademia. Fattivo è stato anche l’impegno degli uffici amministrativi, pur nella complessità delle fasi burocratiche connesse. Dalla fine del 2016 a tutto il 2017 sono stato dedito quasi esclusivamente a questo obiettivo (direi 24 ore su 24, impegnando anche i sogni notturni), fra riprese fotografiche, post-produzione digitale delle immagini (con attenti controlli di corrispondenze cromatiche), elaborazione dei testi e confronti biliografici, impaginazione grafica concepita come mia opera d’arte visiva (più che come semplice assemblaggio di testi e immagini secondo consuete regole editoriali).  Nel rapporto con le direzioni dei musei (a partire dalla Pinacoteca di Brera), non ho avuto mai nessuna difficoltà. Sono sempre stato accolto con generosa attenzione, con curiosità e rispetto, anche dai funzionari e dai custodi.

Sei artista e non posso non chiederti se e come la tua ricerca ed esperienza pittorica ha influenzato queste tue visioni…
La mia è un’assoluta professione di pittura, oltre l’azione quotidiana del mio dipingere, è una testimonianza teorica che solo apparentemente si configura in termini storico-critici (anche se, per attenzione filologica e per evidenza di cronologia, sono già in molti ad apprezzarlo come un testo di storia dell’arte). Questo libro di pittura, fondamentalmente visivo, oltre ogni quadro, dichiara ulteriormente il mio carattere espressivo, consapevolmente partecipe di una linea storica dell’arte moderna italiana che, fra evoluzioni e permanenze, nella luminosità del colore afferma la propria identità. La mia ricerca risponde all’urgenza di responsabilità critica dell’artista che molti dei pittori considerati nel mio libro hanno già espresso con grande rilevanza: da Grubicy a Previati, a Boccioni, da Pellizza a Balla, a Dorazio, a Verna.

Paolo Iacchetti, Numerazioni naturali 2, 2016 (particolare), Collezione privata

A chi si rivolge questo tuo saggio?
Ai pittori, agli studiosi, agli studenti, ai curiosi, agli sguardi sensibili.

Quali nuovi progetti hai in cantiere?
Oltre la pittura direttamente praticata, sto già lavorando ad un nuovo libro, come strumento utile alla didattica, insieme ai miei studenti che ne saranno anche i principali destinatari: ancora un modo possibile per cercare di capire in dettaglio la pittura. Siccome la pittura è assoluta, questa volta i nostri sguardi sono rivolti a opere dei secoli passati, attenti non solo all’oggi ma almeno idealmente al sempre.

Titolo: Punti e filamenti di colore nella pittura italiana dal Divisionismo a oggi

Autore: Ignazio Gadaleta

Anno: 2018

Pagine: 208

Prezzo: Euro 25.00

ISBN: 9788836639410

Editore: Silvana Editoriale

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •