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ROMA | La Galleria Nazionale | 19 marzo – 24 giugno 2018

di DAVIDE MARIANI

La Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma ospita, negli spazi del salone centrale, la mostra I is an Other / Be the Other, a cura di Simon Njami, dedicata all’opera di 17 artisti contemporanei di origine africana.
Il progetto nasce con l’intento di indagare il senso più profondo del concetto di alterità intesa, come sottolinea Njami, curatore della mostra, non come «Un’alterità facile, quella che connota l’altro come elemento esterno a noi stessi, bensì quell’alterità che lo considera come prolungamento di noi, che lo identifica con noi».

Veduta dell'allestimento della mostra "I is an Other / Be the Other”

Veduta dell’allestimento della mostra “I is an Other / Be the Other”

Nella mostra questa mediazione viene restituita attraverso l’esposizione di 34 opere realizzate con differenti mezzi espressi: dalla pittura alla scultura, dall’installazioni alla fotografia e dal video alla performance. Ogni artista è quindi chiamato a esprimere la propria visione dell’alterità al fine di fornire una narrazione quanto mai plurale del rapporto con “l’altro”.

Phyllis Galembo,Three Men With Chains, 2004, Courtesy Sindika Dokolo Foundation, Bruxelles

Phyllis Galembo,Three Men With Chains, 2004, Courtesy Sindika Dokolo Foundation, Bruxelles

In linea con il criterio espositivo individuato per il riallestimento della collezione permanente, anche questa mostra sospende la dimensione temporale e si muove «out of joint», come ricorda nel testo di presentazione della rassegna Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale, rifiutando quindi «L’idea che esista un’unica storia, un’unica versione della stessa storia in un unico luogo» in favore di «ordinamenti sapienti, ancestrali e primordiali».

Owusu - Ankomah, Microcron-Kunsum N°10, 2011, Courtesy dell’artista e di October Gallery, Londra

Owusu – Ankomah, Microcron-Kunsum N°10, 2011, Courtesy dell’artista e di October Gallery, Londra

Punto di partenza della mostra è la maschera, qui assunta a “pietra angolare” dell’interno progetto, del quale Njami, che dal 22 giugno curerà insieme a Elena Motisi al MAXXI un’altra rassegna dedicata alla cultura africana, dal titolo African Metropolis. Una città immaginaria, fornisce un parallelismo con la concezione stessa di opera d’arte: «Che cosa rappresenta un’opera d’arte se non il continuo andirivieni tra visibile e invisibile? Tra noto e ignoto? Una mediazione in grado di tessere un filo tra le nostre emozioni e la nostra ragione, una traduzione approssimativa di ciò che, per sua essenza, non può essere esplicato. Sicuramente, come fu all’origine del mondo, è un modo per colmare la terrificante assenza di Dio».

Phyllis Galembo, Two Boys with Whips, 2004, Courtesy Sindika Dokolo Foundation, Bruxelles

Phyllis Galembo, Two Boys with Whips, 2004, Courtesy Sindika Dokolo Foundation, Bruxelles

E così che passato e presente si aprono a stratificazioni temporali insolite in cui accanto alle maschere provenienti dalla Sindika Dokolo Foundation, che include nella sua collezione anche gran parte delle opere in mostra, si possono trovare le sculture di Nick Cave, la Divina Commedia di Maurice Pefura e il trittico di Bili Bidjocka, che trasporta il visitatore in un viaggio ideale tra l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso senza però suggerirne l’ordine del percorso, così come la performance di Majida Khattari che gioca con l’idea del Paradiso musulmano e del ruolo attribuito alla donna. Al contrario Theo Eshetu inventa figure mutanti con molteplici volti che si intrecciano a formare una figura unica che ben si coniuga al lavoro di Jane Alexander e della sua visione di un mondo post-apocalittico. Alterità e mito si fondono inoltre nell’opera di Wifredo Lam, rivisitazione del pantheon vudù cubano, mentre Igshaan Adams, attraverso l’impiego dell’arte tessile, restituisce un labirinto cieco. È questa stessa sensazione di labirinto, non fisico ma mentale, che emerge dalle composizioni di Paulo Kapela, per raccontarci una storia che non è mai avvenuta, come la Venere di Gille Gacha, rappresentante di un mito che contiene tutti i miti.

Veduta dell'allestimento della mostra "I is an Other / Be the Other”

Veduta dell’allestimento della mostra “I is an Other / Be the Other”

I is an Other / Be the Other riflette e a volte ironizza con le appartenenze, con i cliché e con i simulacri di una storia che, come riferisce Njami, «Non osa pronunciare il suo nome» ma che invece ci invita a «uscire da noi stessi per provare, con il corpo e con l’anima, l’ebbrezza di essere l’altro».


I is an Other / Be the Other

a cura di Simon Njami

19 marzo – 24 giugno 2018

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti, 131 Roma
Ingresso disabili: via Gramsci, 71

Orari: dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30. (Lunedì chiuso)

Info: +39 06 32298221
www.lagallerianazionale.com

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