VENEZIA | Appartamento del Doge – Palazzo Ducale | 6 marzo – 6 settembre 2015

di CHIARA SERRI

Come rappresentereste la guerra? Come un’amazzone su un destriero nero. Spada e fiaccola, orrore e morte. Nubi purpuree come chiome di alberi pietrificati, conficcati in un terreno arido, bagnato dal sangue. Una figura mitologica lanciata in un galoppo volante che, nonostante gli studi di Muybridge, privilegia il disegno infantile, la visione di Kandinsky e di altri protagonisti del Blaue Reiter.
La guerra altro non è se non La Guerre (1894 circa), opera di Henri Rousseau proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi. Insieme a lei, L’incantatrice di serpenti (1907), le Nozze in campagna (1905 circa) e Il biroccino di papà Junier (1908), le giungle, i ritratti e le nature morte.

Henri Rousseau La Guerre dit aussi La chevauchée de la Discorde/ La Guerra detta anche La cavalcata della Discordia 1894 ca. olio su tela, cm 114 x 195 Parigi, Musée d'Orsay © RMN‐Grand Palais (Musée d’Orsay)/Tony Querrec

Non si fanno grandi mostre senza capolavori: questa la lezione della Fondazione Musei Civici di Venezia che, grazie a prestiti internazionali, ha allestito a Palazzo Ducale la prima retrospettiva italiana dedicata al Doganiere, dopo l’omaggio della Biennale di Venezia del 1950. Cento opere: quaranta realizzate da Rousseau dal 1884 al 1910, sessanta di artisti coevi, da Cézanne a Gauguin, da Morandi a Carrà, da Kandinsky a Picasso, oltre ad alcuni lavori di maestri antichi che – spiegano gli organizzatori – consentono di «indagare quell’aspirazione all’arcaismo che nel corso dei secoli corre parallela al classicismo e della quale l’opera di Rousseau sembra essere lo spartiacque tra Otto e Novecento».

Vassily Kandinsky (Mosca, 1866‐Neully‐sur‐ Seine, Parigi, 1944) Schwarzer Fleck I / Macchia nera I 1912 olio su tela, cm 100 x 130 San Pietroburgo, The State Russian Museum © Mondadori Portfolio/AKG Images
L’esposizione, esito di approfonditi studi, non si presenta come la celebrazione della naïveté del pittore francese (e qui si spiega l’assenza di Antonio Ligabue e di altri artisti catalogati a ragione o a torto come naïf), semmai come un riposizionamento della sua ricerca all’interno della cultura figurativa fin de siècle, in stretto rapporto con le Avanguardie.

HENRI ROUSSEAU - Il candore arcaico Palazzo Ducale, Venezia, 05/03/2015.  Ph: Fabrizio Stipari  //  24OreCultura

Un percorso tematico che, attraverso l’allestimento di Daniela Ferretti, propone il confronto tra le opere del Doganiere e di altri autori, alcuni dei quali suoi grandi amici e primi estimatori. Tra i più riusciti, il dialogo tra Il biroccino di papà Junier e La carrozzella di Carrà (1916), tra I giocatori di palla ovale (1908) e l’opera di analogo soggetto di Robert Delaunay. Meno interessanti altri parallelismi, che consentono tuttavia di vedere le opere dei protagonisti del secolo scorso. Unico neo, l’assenza dell’autoritratto della Galleria Nazionale di Praga, sostituito da una riproduzione.
Grande forza espressiva e senso del colore per l’artista che ha riportato la pittura al candore delle origini e anticipato le Avanguardie, tanto da sentirsi spesso ripetere di non appartenere al suo secolo.

Henri Rousseau. Il candore arcaico
Commissari: Gabriella Belli e Guy Cogeval
a cura di Laurence des Cars e Claire Bernardi
Con la collaborazione di Elisabetta Barisoni e Musée d’Orsay e Musée de l’Orangerie (Parigi)
Con il patrocinio di Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna
Mostra prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE

6 marzo – 6 settembre 2015

Appartamento del Doge
Palazzo Ducale
San Marco 1, Venezia

Orari: da domenica a giovedì 9.00-19.00; venerdì e sabato 9.00-20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Info: +39 041 0988169
www.mostrarousseau.it
http://palazzoducale.visitmuve.it/
www.visitmuve.it


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