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MILANO | Fondazione Piero Manzoni

Intervista a ROSALIA PASQUALINO DI MARINEO di Matteo Galbiati

In esecuzione di una sentenza, diventata definitiva nel 2015, la Fondazione Piero Manzoni ha comunicato l’avvenuta distruzione, negli ultimi mesi del 2017, di 39 dipinti di Piero Manzoni (1933-1963) che, appartenuti al baritono Giuseppe Zecchillo, sono stati giudicati falsi dal Tribunale Civile di Milano.
Arriva così a conclusione una lunga vicenda legale che, dopo aver visto contrapposti gli eredi dell’artista e la Fondazione che ne cura l’opera schierati contro Zecchillo (e poi gli eredi dopo la sua morte), contribuisce a rimettere ordine e giustizia storico-scientifica sulla ricerca e il lascito di uno dei maggiori artisti del secondo dopoguerra, quale Manzoni è stato.
A seguito della recente, importante, comunicazione data dalla Fondazione, relativa alla distruzione dei 39 Achromes (i diverse tecniche, dalle tele grinzate ai cotoni, dai pacchi ai polistiroli), abbiamo intervistato la direttrice Rosalia Pasqualino di Marineo che ci aiuta a delineare maggiormente i contorni di questa vicenda e testimonia della “battaglia” che l’istituzione che dirige, a nome di tutti gli eredi di Manzoni, sta conducendo per la tutela, la valorizzazione e lo studio della sua opera:

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Quando è iniziata la battaglia contro i falsi Manzoni? Ci racconti brevemente la storia di queste distruzioni?
Il lavoro contro i falsi è iniziato da parte degli eredi Manzoni già alla fine degli anni ’60, quando hanno iniziato a circolare le prima contraffazioni. Infatti il primo catalogo che, anche se non completo, cerca di mettere un primo punto sul corpus di opere autentiche è del 1975. Ma è dalla metà degli anni ’80 che avviene una grossa produzione di falsi. Falsi che spesso trovavano invece riconoscimento da parte di un gruppo organizzato che si era dato il nome di “Amici di Piero Manzoni”. Tra l’altro falsi grossolani, con evidenti errori tecnico-artistici. Gli interventi legali iniziano negli anni ’90 e abbiamo quindi le prime sentenze che dichiarano i quadri falsi. Uno dei protagonisti di questo gruppo di “Amici” era il baritono Giuseppe Zecchillo. Nei primi anni 2000 chiede l’inserimento dei suoi quadri nel nuovo catalogo generale a cura di Germano Celant: 39 opere vengono giudicate false e ha inizio la “battaglia” legale finché si arriva alla sentenza del 2006 con cui tutte e 39 le opere vengono dichiarate non autentiche dal Tribunale Civile che ne intima la distruzione. Zecchillo, però, muore nel 2012 e l’erede, di tutt’altra “pasta”, non prosegue il giudizio, sicché la sentenza del Tribunale diviene definitiva nel 2015; quindi nel 2017 abbiamo distrutto tutti e 39 i quadri falsi, in accordo con l’erede.

Quali sono le “tappe” legali per arrivare a queste soluzioni finali dopo l’individuazione di un falso?
Per poter procedere con la distruzione di un’opera falsa ci vuole una sentenza definitiva che la autorizzi; oppure il proprietario può decidere di farlo, preferendo evitare i rischi derivanti dall’avere un falso in casa, per sè e per i suoi eredi e distruggerlo o affidarcene la distruzione.

Quali sono le reazioni/conseguenze per i proprietari? Magari anche inconsapevoli di avere un falso? Che storie particolari puoi raccontarci?
Le reazioni sono molto varie. Il problema è che spesso i collezionisti non si interessano dell’archiviazione dei propri quadri, finché non hanno bisogno di venderli. E dunque la delusione è doppia. Comunque abbiamo avuto sia minacce che blandizie, ma anche casi di opere dimenticate dai collezionisti qui da 15 anni. I quadri, a condizioni particolari, possono venire restituiti; si può concordare la distruzione con il proprietario; oppure – nei casi più gravi – si sporge in alternativa denuncia ai Carabinieri o anche, in aggiunta, si ricorre al giudizio in sede civile.

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Cosa rappresenta per la Fondazione questa conquista? Per i collezionisti?
Nel 2016 sono stati distrutti – questa volta dai Comando Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale – altri 10 quadri falsi, che erano di proprietà di Gianni Schubert, anch’egli facente parte negli anni ’90 dell’associazione “Amici di Piero Manzoni”. Questo significa che l’opinione della Fondazione Manzoni su cosa è autentico e cosa è falso è confermata anche da un alto numero di sentenze. Ad oggi le opere dichiarate false in sede civile con sentenze definitive sono 65 e circa altre 15 in sede penale. Numeri importanti che confermano la qualità del nostro lavoro, basato su una ricerca scientifica seria e rigorosa, di supporto anche agli storici dell’arte che collaborano con noi. Voglio aggiungere che la diffusione dei falsi va sovente di pari passo con la diffusione di false dicerie (in alcuni casi gratuita denigrazione) sulla nostra Fondazione oggi e sulla famiglia prima, nell’evidente intento di screditarne il giudizio ed agevolare così la circolazione di opere da noi ritenute non genuine. Per i collezionisti è fondamentale avere ancora una volta la conferma che lavoriamo con rigore e serietà. D’altra parte gallerie come Gagosian prima, ed Hauser & Wirth ora, hanno scelto di rappresentarci perché conoscono la qualità del nostro operato.

Come ci si difende dai “falsi”?
Non è una domanda facile e non credo ci sia una sola risposta. Inultile dire che molto dobbiamo al nostro legale, l’Avv. Alessandro Castellano, con cui lavoriamo da più di 10 anni ed anche la reciproca collaborazione con i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è di aiuto nel capire come muoversi. Poi lo studio continuo delle opere, l’approfondimento delle tecniche e la ricerca sono fondamentali per dare giudizi rigorosi. Credo anche che ci voglia poi molta disponibilità con chi ha bisogno di informazioni, in modo che il mercato possa controllare prima di fare acquisti sbagliati. E in questo senso il nostro prossimo progetto dovrebbe aiutare molto.

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Distruzione di alcuni Achrome falsi a cura della Fondazione Piero Manzoni, Milano Courtesy Fondazione Piero Manzoni, Milano

Quali saranno le tappe per la valorizzazione ulteriore dell’opera di Piero Manzoni?
Il nostro prossimo progetto è un nuovo, definitivo, catalogo generale solo online; uno catalogo di alto livello – anche grazie alla collaborazione di un comitato scientifico prestigiosissimo – che sia di immediata e facile consultazione per qualsiasi studioso, interessato, collezionista, ma anche per il mercato. Un luogo dove si possa dunque trovare subito il corpus di opere sicuramente autentiche, i testi e i documenti sull’artista, e avere anche le risposte e le informazioni chiare a molte delle sciocchezze che circolano nei bassifondi dell’arte: ogni tanto sento o leggo ancora la storia che Manzoni fece la Merda d’artista per offendere il padre, proprietario della Manzotin. Una bufala fantastica, visto che il padre di Manzoni lavorava per una piccola azienda di grissini, la Rinaldo Rossi, ma soprattutto morì nel 1948, quando l’artista aveva solo 15 anni…!

Info: Fondazione Piero Manzoni
Via A. Del Bon 1, Milano
+39 02 49437786
fondazionepieromanzoni@gmail.com
www.pieromanzoni.org

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