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PARIGI | Centre Pompidou | Fino al 3 febbraio 2013

Intervista ad ADALBERTO ABBATE di Laura Francesca Di Trapani

Una critica acuta e costante sui fenomeni sociali, ponendo l’accento su tutti quegli eccessi di una cultura di massa conformista. Adalberto Abbate classe 1975 porta la sua riflessione al Centre Pompidou a Parigi (fino al 3 febbraio 2013), allontanandosi dal cliché di mostra, deputando piuttosto più idonea «un’azione di comunicazione e confronto». Un work in progress per coinvolgere il giovane pubblico e per sollecitare la creazione di una coscienza intellettuale e sociale, creando – coadiuvati dall’artista – delle micro-sculture, che diverranno in seguito una grande istallazione scultorea. Lo abbiamo raggiunto a Parigi per un racconto di questa nuova esperienza.

Laura Francesca Di Trapani: Quali insofferenze e problematiche della società contemporanea porti e analizzi in quest’ultima mostra?
Adalberto Abbate: Non è una vera e propria mostra ma un’azione di comunicazione e confronto in uno spazio dedicato ai giovani. La società ancora oggi continua a imporre regole per la costruzione dell’informazione, per l’impostazione gerarchica del valore, del potere e della cultura. Purtroppo non esiste un’idea di cambiamento, di evoluzione positiva neanche nei movimenti di opposizione ai sistemi fallimentari precedenti. Viviamo nell’era della dittatura democratica e della libertà vigilata. Da generazioni subiamo l’idea di un solo mondo ma, in realtà, le visioni del mondo sono infinite, in continua evoluzione e siamo noi ad ignorarne la forma e il significato, perché non riusciamo a comprenderle o forse non le degniamo delle dovute attenzioni. L’ umanità ha un grosso difetto, quello di ripetere continuamente gli stessi errori per eseguirli alla perfezione.

L’arte sociale e Parigi. Quale il tuo approccio, le sensazioni e soprattutto le differenze con l’Italia?
In Francia le idee e il valore sono nutrimento e carburante di un modello sociale che vuole correggersi e migliorare. La Francia non è perfetta ma l’Italia è tutta da rifare. In Italia le idee sono un problema come lo sono tutte le persone, specializzate, premiate e preparate, che rischierebbero di far cedere la gerarchia dell’incompetenza che da decenni mal governa politicamente, economicamente e culturalmente. In Italia succede che i giovani e le idee siano spesso costretti ad emigrare. Incompetenti, magnifici rettori universitari, direttori ospedalieri mafiosi, politici buffoni, e giornalisti venduti impediscono che vigano la competenza e la meritocrazia.

Quanto pensi serva davvero in questo momento storico così critico e complesso la denuncia dell’arte? Quale il suo ruolo?
L’arte in questo periodo storico è anch’essa causa del momento critico in cui viviamo. L’arte tutta dovrebbe caricarsi di entusiasmo e dignità. Dovrebbe ritrovare nuovi ruoli e nuove direzioni, una incorruttibilità sana e un’indipendenza più concreta. L’arte non dovrebbe mai inseguire i traguardi prefissati da una società del controllo furba e cinica ne sperare di esser parte di una gerarchia statica dei posti numerati. “L’art doit discuter, doit contester, doit protester” (Georges Pompidou)

Vesti i panni da Cicerone e accompagnaci in una visita virtuale di “Utopies”…
In collaborazione con il curatore Mauricio Estrada Munoz, ho voluto per Utopies una struttura in cui il visitatore, sarà il vero protagonista nella costruzione di una porzione immaginaria del mondo. Universi utopici e reali si mischieranno in un’azione concreta e dinamica… al punto da consentire all’uno e all’altro universo di essere toccati, alterati e stravolti dall’intervento di un’altra mano. Al niveau meno 1, del centro Georges Pompidou all’interno dello studio 13/16 uno spazio in bianco e nero accoglie i visitatori. L’intenzione è quella di un bombardamento di suggestioni. Gigantografie alterate di immagini a raccontare la cronaca dell’ultimo decennio e un labirintico percorso di piedistalli sono il punto di partenza da cui il visitatore può liberamente cominciare e scegliere di dichiarare, incollare, dipingere e comporre il suo micro-universo: la Sua micro-scultura. Fatti di cronaca e storie personali racconteranno la miriade di realtà e di verità che caratterizzano il nostro tempo, la nostra memoria e le nostre essenziali differenze.

Adalberto Abbate
UTOPIES: DES MONDES IMAGINAIRES VUS À LA LOUPE
a cura di Mauricio Estrada Munoz
Studio 13/16 niveau -1
Centre Pompidou, Parigi
8 Dicembre 2012 – 3 Febbraio 2013
ingresso libero
Orari: 
mercoledì, sabato e domenica h 14-18. Durante le vacanze scolastiche: tutti i giorni tranne il martedì.
www.centrepompidou.fr

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