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MILANO | Galleria Patricia Armocida | 21 gennaio – 28 marzo 2015

Alla Galleria Patricia Armocida di Milano la mostra Roba Rotta porta all’attenzione del pubblico italiano le opere di Livia Marin (1973), artista cilena alla sua prima personale in Italia.
Attraverso una selezione di venti sculture in ceramica e resina, trentotto fotografie di piccola e media dimensione con ricamo a filo oro, e un’installazione site specific, esploriamo la lettura che l’artista sudamericana compie di oggetti di uso quotidiano. Le sue realizzazioni indagano, infatti, il nostro rapporto con queste “cose” abituali e consuete che riempiono la nostra vita in un’epoca, quale l’attuale, dominata dalla produzione di massa e dalla standardizzazione dei mercati.
L’intervento di Marin avviene su prodotti industriali – come servizi da te, brocche, ceramiche, … – sulle quali appone il proprio segno creativo che trasforma quel singolo oggetto in un pezzo unico. L’intervento manuale esorcizza allora il processo seriale e meccanico restituendo anche una preziosità particolare e inattesa.
Nella serie Broken Things ci presenta tazze, ciotole, bricchi e vasi che giocano sul duplice paradosso della rottura e dell’integrità: questi appaiono rotti eppure sono completi dando l’impressione che quanto dovrebbe contenere è anche possibile che venga contenuto. L’opera che ottiene, quindi, si sospende tra formazione e dissoluzione.
Particolare attenzione Livia Marin la riserva al tema decorativo: i pattern delle sue ceramiche si mantengono o cambiano rispetto a quelli del loro luogo d’origine accentuandone maggiormente l’ambigua natura di questi oggetti.

Livia Marin dalla serie "Broken Things"

Frequente è il motivo del Willow Pattern, largamente diffuso nelle ceramiche industriali, che si ispira ai decori blu delle famose ceramiche cinesi antiche anche se, nello specifico, viene creato in Inghilterra durante la Rivoluzione Industriale. Il motivo decorativo, pensato da un inglese, si allontana quindi da quella caratterizzazione originale che aveva negli antichi artisti cinesi e si duplica ora, standardizzato, in un’infinita gamma di prodotti. In questo senso Marin vuole, quindi, porre attenzione su quanto il sistema produttivo si sia ormai allontanato dal valore qualitativo di molti oggetti tradizionali e ne abbia, rilanciandone la diffusione universale, rotto la caratterizzazione specifica globalizzandoli.
Livia Marin si interessa molto anche a quel momento di particolare tensione quando si deve decidere se conservare o scartare un oggetto danneggiato. In From the Series Broken Things ammiriamo, infatti, fotografie incomplete di oggetti, dove i frammenti strappati sono ricostruiti con minuziose e fragili cuciture a filo d’oro, un’evocazione della tecnica giapponese di restauro e arricchimento dell’oggetto recuperato e conservato. Fotografare, rompere e rammendare sono gesti che per Marin si impegnano su quello che è assente o perduto, un modo per riflettere e considerare il senso e il valore della memoria e del ricordo.
Nelle Nature Morte, rimandando ai codici seicenteschi della Vanitas, rilegge questo genere indagando quanto la gerarchia degli oggetti, il loro assetto spaziale, sociale o il valore personale siano mutati nel corso del tempo.
Livia Marin, con la sua ricerca, vuole sollecitare il concetto legato alla “qualità” anche in una società materialista come la nostra, ormai abituata ad usare e gettare via compulsivamente gli oggetti che le necessitano.

Livia Marin. Roba Rotta 

21 gennaio – 28 marzo 2015

Galleria Patricia Armocida
Via Lattanzio 77, Milano 

Orari: dal martedí al sabato 11.30-13.00 e 15.30-19.00
Ingresso libero

Info: +39 0236519304; +39 3397291034
info@galleriapatriciaarmocida.com
www.galleriapatriciaarmocida.com

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