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ROMA | De Crescenzo & Viesti | 16 aprile – 1 giugno 2018

di JACOPO RICCIARDI

Le opere di Giuseppe Salvatori funzionano come degli attrattori e dei diffusori che, proprio perché bidimensionali, cercano e rilasciano un’energia specifica, vitale e meditativa, nello spazio tridimensionale dell’osservatore. La galleria stessa diventa un non-luogo dove si attiva un profumo dell’essere e della memoria collettiva.
Le opere di disegno o di pittura sono degli oggetti immersi nella bruma dell’esistente e sono caricati da preziose cromie, che richiamano e riattraversano la storia e la tradizione artistica e il significare dell’umanità, oro, azzurro, bianco, ombra indecifrata della grafite. C’è in ogni opera un sottilissimo e raffinato muoversi al di là e al di qua della superficie, come nell’oro le leggere scanalature di un fregio riflesso specularmente a destra e sinistra, oppure il leggero rigonfiamento bianco della ali di molti uccelli stilizzati sul fondo di legno naturale (in realtà un primo strato bianco senza spessore sul legno naturale viene in molte parti delicatamente sovrastato da una densità maggiore di bianco; anche qui l’immagine del volo è speculare riflessa da una parte all’altra di un asse centrale; si forma nel centro la sagoma bianca di un uovo alle spalle della scena; un piccolo ovale architettonico di gusto neoclassico emerge nel mezzo dell’opera, e all’interno sta un fregio circolare che ricorda un fiore).

Si attiva in ogni opera un respiro che passa tra legno e strati di colore, tra spazio che regge e immagine retta. Ossia la pittura come in un soffietto sensibile smaterializza il supporto e il segno. Si crea una sostanza fluida che viaggia e attraversa la materialità circostante intorno all’osservatore, oltre le stanze, oltre la galleria. Mi pare che l’obiettivo segreto di Salvatori sia proprio quello di generare questa energia impalpabile che nutre la materia e informa l’identità, in un tutto collettivo. Così è anche l’oro e il fregio inciso che trapela nel ricco riflesso, trattenuto a lato da due fasce azzurre-blu. Il legno è nascosto completamente, e sotto l’oro è inciso mentre sotto il colore azzurro-blu è intonso. Qui il fondo del supporto parla più intensamente perdendosi in un orizzonte che viaggia immateriale proprio perché non visto dietro lo schermo (o l’alchimia) dell’oro e dell’azzurro-blu. Salvatori ci mette in contatto con la natura presente e impalpabile del nostro essere vitale.
Quest’atmosfera che aleggia ha il grado della concretezza del destino di tutte le cose, del loro crearsi fino al loro disfarsi, legandosi in questo modo a un contesto di originaria classicità che, da un parte viene citata nei titoli (Esperia, quadro dell’esodo; Ognissanti; Verla, Sacro suolo; Perseidi), e dall’altra viene rappresentata come latenza dell’essere.

Giuseppe Salvatori, ESPERIA Quadro dellesodo, 2018

Su centocinquantatre fogli bianchi altrettante rappresentazioni di rose (fiori dall’aspetto diverso che risalgono alla stessa famiglia, quella delle rose, in una genealogia dell’impalpabile) che sono dense ombre bidimensionali di grafite nelle variegate sagome dei soli petali, perdendo il centro del fiore nel bianco del foglio, disposti su un ampio muro in una fitta e regolata cascata di piccole esplosioni, o di occhi o di bocche, che fermando il tempo e fanno trapelare, immobili e misteriose e vive, il destino, granitico e umano. L’antica Grecia, pale del rinascimento, citazioni del mondo naturale e simbolico, contribuiscono ad alimentare questo cosmo. Cosmo dove vive il sacrificio dell’eroe, in ognuno di noi. Il profilo di molte spade che puntano in fuori, incolonnate, varia il colore dal rosa al bianco e poi di nuovo al rosa sul fondo nudo del riquadro di legno naturale che cangia alla luce. Questo unirsi di una variazione di colore con una cangiante superficie in una sola immagine smuove la coscienza dello spettatore e lo porta a ripensarsi simile all’impalpabile eroe raccontato nelle epiche letterarie, simile nelle diverse culture, colmo di prodezze ma anche evanescente come parte di un messaggio umano che lo sovrasta. Salvatori ci dà la prova di essere parte di un’energia vivente che dall’umano torna all’umano facendo di ognuno di noi dei ponti.

Giuseppe Salvatori, VERLA, Sacro suolo, 2017

Giuseppe Salvatori. Perseidi

De Crescenzo & Viesti
Via Ferdinando Di Savoia 2, Roma

Orari: martedì – venerdì 11.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

Info: +39 06 95226414
info@decrescenzoeviesti.com
http://decrescenzoeviesti.com/new/

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