ROVERETO (TN) | Mart Rovereto | 19 marzo – 26 giugno 2016

di MATTEO  GALBIATI

Ci sono molteplici motivi per cui è impresa ardua organizzare una mostra di scultura che sia incisiva, esaustiva e rispettosa del lavoro dell’artista o degli artisti di cui vuole rappresentare storie, ricerche, stili, poetiche. Innanzitutto il luogo – che sia nelle sale di un museo o di una galleria – spesso inficia la percezione della plasticità che le opere scultoree richiedono, specialmente se di dimensioni monumentali, comprimendole in uno spazio esiguo che non ne permette il respiro di grandezza e di dialogo con l’ambiente circostante; in secondo luogo il condizionamento del percorso ammonisce la fruibilità partecipativa ed emotiva che la tridimensionalità fisica della scultura determina nello sguardo e nel movimento di chi l’ammira e, infine, il fattore luce che, spesso orientata per far “esaltare” la singolarità del pezzo, non tiene conto, in questo processo di esaltazione e sottolineatura, anche per gli ovvi limiti tecnici dell’illuminazione artificiale, della miglior visibilità che il contesto luminoso naturale riesce a dare alle sculture.

Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2010, Collezione Privata; Trattenere 8 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2012, Collezione Privata e Trattenere 12 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2016, Collezione Privata Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Giuseppe Penone, Trattenere 6 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2010, Collezione Privata; Trattenere 8 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2012, Collezione Privata e Trattenere 12 anni di crescita (continuerà a crescere tranne che in quel punto), 2004-2016, Collezione Privata Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Questa la premessa, detto questo la mostra dedicata a Giuseppe Penone (1947), che Gianfranco Maraniello, neo-direttore del Mart di Rovereto, ci propone, costituisce davvero un grande esempio di accortezza curatoriale e di rispettosa lettura critica del lavoro di uno dei più significativi interpreti dell’arte contemporanea italiana, un progetto che disattende i limiti che abbiamo enunciato nella breve premessa. Per chi conosce gli spazi del museo trentino, infatti, sarà una sorpresa – piacevolissima e coinvolgente – trovare rivoluzionata l’architettura dello spazio espositivo che, abbattute pareti e divisioni, scoperchiati i lucernai, abbraccia, in un’apertura totale, le opere di Penone che si dispongono liberamente nell’ambiente costituito ex-novo e riverberano se stesse sotto una pioggia di luce naturale.
La chiarezza sembra essere il filo conduttore di tutto questo progetto, la cui visita ci sentiamo fortemente di consigliare: chiarezza espositiva, lineare ed essenziale; chiarezza poetica dell’autore, leggibile in tutta la sua acuta e lirica poesia; chiarezza dell’ambiente che pare affrancarsi dal suo ruolo istituzionale per aprirsi a prospettive nuove; chiarezza del contenuto, intuibile, coinvolgente per ogni ordine e grado di pubblico.

Giuseppe Penone, Gesti vegetali, 1983-84, Collezione Privata e Gesti vegetali, 1983, Courtesy Marian Goodman Gallery Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Giuseppe Penone, Gesti vegetali, 1983-84, Collezione Privata e Gesti vegetali, 1983, Courtesy Marian Goodman Gallery
Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Senza rumori e interferenze, questa mostra racconta puntualmente la pratica artistica di Penone che, nell’ambito dell’Arte Povera, ha avuto, fin dalle sue prime prove, al centro della propria visione i temi legati alla Natura. Potremmo dire che al Mart germogliano opere, di diverse tipologie e di differenti anni di produzione, le quali guardano alla centralità del concetto e delle riflessioni su questo argomento, aprendo prospettive di analisi diverse per la reciprocità del confronto che si crea tra la lettura di un lavoro e l’altro.
L’apertura dello spazio museale, attraverso il quale si sono scardinate pareti e divisori, facilita il visitatore a sentirsi parte di un’esperienza davvero immersiva e totale nei concetti che dichiarano le sculture di Penone: chi si muove tra queste opere, infatti, può scegliere – altro punto di fondamentale importanza che qualifica questo progetto – come orientarsi, cosa vedere, con che ordine e, anche, di tornare sui propri passi per rivedere, per indagare ancora quanto appena osservato. Non ci sono percorsi obbligati precostituiti, non ci sono sale inanellate una dietro l’altra, ma, al contrario, si può abbracciare la scultura da ogni punto di vista, con ogni sequenzialità, generando rapporti di reciprocità che rispondono ad un’individuale prospettiva di conoscenza.
Penone risulta leggibile in ogni sua sfaccettatura e in ogni possibilità che apre il suo linguaggio, invogliando chi osserva a percepire significati, metafore, gesti e pronunciamenti in quella totalità che la matrice stessa del suo fare dichiara nell’universalità dei suoi significati e rimandi. Natura e uomo, un binomio che qui viene esaltato e non annullato dalla dimensione dell’allestimento indoor.

Giuseppe Penone, Spazio di luce, 2008, Collezione Privata Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Giuseppe Penone, Spazio di luce, 2008, Collezione Privata Foto © Mart, Archivio fotografico e mediateca / Carlo Baroni

Avremmo avuto la tentazione di citare le opere, una per una, individuandone lo specifico gradiente, l’individuale afflato estetico e lirico, ma non vogliamo sottrarre il possibile osservatore a quella incantevole scoperta, singolare e intima, che la lettura di questi capolavori rappresenta e concede, sia attraverso le opere storiche, sia quelle aggiornate, come pure nei molti inediti che generosamente sono stati concessi dall’artista all’istituzione trentina.
Segnaliamo un’app utile come audio-guida, i cui contenuti alternano, alle canoniche introduzioni esaustive e alle descrizioni puntuali delle opere, anche la voce dello stesso Penone, che ci accompagna, come preziosa presenza latente, nel nostro percorso di visita.
Poi, sopra ogni cosa, permane sempre la sua scultura che, nel silenzio di ogni sua forma, innalza ed effonde l’aura della sua magia, catalizzatrice di quelle dinamiche naturali, e dei relativi equilibri spazio-temporali, che persuadono il visitatore facendolo sentire parte di un tutto più grande. Un tutto cosmico e universale.
Cosa aggiungere di più? Nulla. Come recita il titolo, di Penone qui parla semplicemente la scultura.

Giuseppe Penone. Scultura
a cura di Gianfranco Maraniello

19 marzo – 26 giugno 2016

Mart Rovereto
Corso Bettini 43, Rovereto (TN) 

Orari: da martedì a domenica 10.00-18.00; venerdì 10.00-21.00; lunedì chiuso
Ingresso intero €11.00; ridotto €7.00 (hanno diritto al ridotto: visitatori dai 15 ai 26 anni; over 65 anni; gruppi di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati con il Museo; Amici dei musei convenzionati; biglietto famiglia €22.00; biglietto unico tre sedi (Mart Rovereto+Casa Depero Rovereto+Civica Trento) intero €14.00, ridotto €10.00; gratuito ragazzi under 14 anni, Mart Membership e scolaresche, Amici dei Musei convenzionati, ICOM, AMACI, ANISA, CIMAM, Card Trento Rovereto Città di Culture, disabili (con accompagnatore per chi lo necessita), guide turistiche e interpreti turistici (in attività professionale), capigruppo e insegnanti accompagnatori di scolaresche, giornalisti (con tessera professionale), forze dell’ordine, professionisti settore Beni e Attività Culturali (Ministero e Soprintendenze); ingresso gratuito ogni prima domenica del mese; la biglietteria chiude mezz’ora prima della chiusura del Museo (gli orari di apertura e le tariffe possono essere soggetti a variazioni di consiglia pertanto prima della visita di verificare al numero verde 800 397760); per acquistare i biglietti online http://biglietti.mioticket.it/

Info: +39 0464 438887
Numero verde 800397760
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

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