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FIRENZE | Museo Nazionale del Bargello | Fino al 8 aprile 2018
BARGINO (FI) | Antinori nel Chianti Classico | Intervento permanente

Intervista a ALESSIA ANTINORI e ILARIA BONACOSSA di Matteo Galbiati

Dopo 500 anni è tornata in Toscana, al Museo Nazionale del Bargello di Firenze, la cosiddetta “lunetta Antinori” che, recante La resurrezione di Cristo, è stata realizzata da Giovanni Della Robbia (1469 – 1529-30) al principio del XVI secolo per conto di Nicolò di Tommaso Antinori. Proveniente dal Brooklyn Museum, grazie all’intraprendenza e al mecenatismo della famiglia dei Marchesi Antinori, il pubblico italiano ha modo di ammirare nuovamente (fino all’8 aprile 2018) questo grande capolavoro del nostro Rinascimento che, voluto da un loro lontano avo, torna ad essere oggi presente nel prestigioso museo fiorentino, scrigno di molti altri superbi capolavori della scultura toscana. Inoltre, per questa importante occasione, l’Antinori Art Project,  piattaforma di ricerca dedicata alle arti visive e agli artisti contemporanei voluta dall’azienda e dalla famiglia stessa, ha chiesto a Stefano Arienti (1961), tra i più talentuosi protagonisti della scena artistica internazionale attuale, due interventi  dedicati appositamente al capolavoro di Della Robbia.

Alessia Antinori Foto di Anna Positano

Alessia Antinori Foto di Anna Positano

In questa occasione abbiamo intervistato Alessia Antinori, direttrice del progetto dedicato al mecenatismo sostenuto dalla sua famiglia e dalla loro famosa azienda vinicola, con anche alcune testimonianze di Ilaria Bonacossa, curatrice del progetto nelle storiche cantine:

Quando e perché nasce l’Antinori Art Project?
Alessia Antinori: L’idea di Antinori Art Project nasce durante lo sviluppo e la costruzione della cantina Antinori nel Chianti Classico. Nasce per una richiesta e un volere della mia famiglia di rappresentare il nostro legame con le arti dal 1500 fino ai giorni d’oggi, mostrando che questo coinvolgimento nell’arte in generale ha continuato nei secoli ma è proiettato anche al futuro, proprio come dimostriamo con il concetto stesso di questa nuova cantina.

Giovanni Della Robbia (Firenze 1469 - 1529/1530), Resurrezione di Cristo, 1520-25 circa, terracotta invetriata, New York, Brooklyn Museum

Giovanni Della Robbia (Firenze 1469 – 1529/1530), Resurrezione di Cristo, 1520-25 circa, terracotta invetriata, New York, Brooklyn Museum

Come può tornare un’azienda raccontare la “meraviglia” dell’arte, oggi quando molte altre realtà produttive si occupano di “temi” più popolari, effimeri e, certamente, meno nobili e importanti? Perché per un’impresa come la vostra è fondamentale sostenere e investire nella cultura?
AA: Siamo nati a Firenze culla del Rinascimento e abbiamo nel nostro DNA sia il vino che anche il legame con l’arte che ci ha sempre circondato, quindi per la nostra famiglia viene abbastanza naturale sostenere l’arte e investire nella cultura.

Quali sono stati i vostri ambiti di intervento nel corso degli anni? Quali opere avete in permanenza?
AA: Mostrare la parte artistica della storia della famiglia e oggi investire in progetti strettamente legati al nostro territorio e alla nostra storia che un giorno saranno il “passato”. Ogni anno ci concentriamo su un’opera che produciamo e acquistiamo dagli artisti che invitiamo:
Yona Friedman, Rosa Barba, Nicolas Party, Tomas Saraceno, Jorge Peris, Giorgio Andreotta Calò e, infine, Stefano Arienti.

Stefano Arienti, Scena fissa, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura Courtesy dell'artista

Stefano Arienti, Scena fissa, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura Courtesy dell’artista

Come è avvenuta la selezione degli artisti per questo progetto-piattaforma? Quali caratteristiche cercate nelle loro ricerche e cosa riflettono per voi?
AA: Sicuramente la qualità delle opere e il livello dell’artista, ma è anche fondamentale che si instauri un legame con quest’ultimo e che lui/lei veramente si appassioni del nostro mondo (la natura, lo scorrere del tempo, la storia, gli archivi etc.) e che quindi lo rifletta nella sua opera site specific.

Della Robbia e Arienti, un binomio che nasce da…?
Ilaria Bonacossa: Dalla volontà di creare un dialogo tra passato e presente, tra storia e la sua riscoperta. Stefano Arienti ha spesso lavorato sulla storia dell’arte in maniera “pop” e al contempo rispettosa per trasformare il modo in cui guardiamo le immagini, era quindi l’artista perfetto a cui commissionare una rilettura della lunetta.

Da Brooklyn al Bargello. Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti, veduta della mostra, Museo Nazionale del Bargello, Firenze Foto Laura Macchi

Da Brooklyn al Bargello. Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti, veduta della mostra, Museo Nazionale del Bargello, Firenze Foto Laura Macchi

Arienti ha realizzato due opere specifiche: Scena Fissa e Altorilievo, una concepita per la mostra a Firenze mentre l’altra è destinata a rimanere in permanenza presso la vostra Cantina di Bargino. Ce ne racconta i contenuti e le differenze?
IB: Entrambe le opere nascono in risposta allo studio della lunetta ed entrambe sono state concepite da Arienti per essere installate nei loro specifici spazi. Per realizzarle Arienti è partito dai suoi disegni a inchiostro metallico su teli antipolvere da cantiere in cui ha colto i dettagli fondamentali della lunetta ingrandendoli a scala reale. Scena Fissa si presenta come una serie di quinte bidimensionali che evocano una sacra rappresentazione in cui il pubblico si muove entrando in un rapporto diretto con i personaggi della lunetta.
Altorilievo invece installato nella vinsantaia della cantina di Bargino nel Chianti classico reinventa la narrazione attraverso delle predelle tridimensionali ognuna dedicata a un dettaglio o a un personaggio in cui l’opera si trasforma in una sorta di contemporaneo puzzle sacro. Insieme spingono il pubblico a guardare la lunetta con attenzione e riscoprirne i dettagli.

Stefano Arienti, Altorilievo, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura, intervento site-specific, vinsantaia, Antinori nel Chianti Classico, Bargino (FI) Foto Laura Macchi

Stefano Arienti, Altorilievo, 2017, telo antipolvere da cantiere e pittura, intervento site-specific, vinsantaia, Antinori nel Chianti Classico, Bargino (FI) Foto Laura Macchi

Avete scelto anche di promuovere e sostenere un importante restauro per la lunetta, testimonianza ulteriore di qualcosa fatto per “rimanere”…
AA: La lunetta di Giovanni della Robbia è stata commissionata da un nostro antenato Niccolò Antinori, ma anche se non è più di nostra proprietà abbiamo un grandissimo legame con quest’opera e abbiamo ritenuto eticamente corretto farlo restaurate, perché così possa essere conosciuta e apprezzata dalle prossime generazioni, anche oltre-oceano.

Cosa avete in cantiere? Qualche anticipazione sui progetti futuri?
AA: Dopo esserci focalizzati quest’anno sul viaggio della lunetta verso il Bargello, il prossimo ci concentreremo sul suo ritorno al Brooklyn Museum, dove speriamo anche di portare l’opera di Stefano Arienti.

Da Brooklyn al Bargello. Giovanni della Robbia, la lunetta Antinori e Stefano Arienti
a cura di Paola d’Agostino
con il sostegno di Antinori Art Project

9 novembre 2017 – 8 aprile 2018

Museo Nazionale del Bargello
Via del Proconsolo 4, Firenze                                    

Orari: tutti i giorni 8.15-16.00
Ingresso intero €9.00; ridotto €4.50; con ingresso alla mostra Da Brooklyn al Bargello maggiorazione biglietto intero €1.00; ridotto €0.50

e

Stefano Arienti. Altorilievo (intervento site-specific)
a cura di Ilaria Bonacossa

In permanenza

Antinori nel Chianti Classico
Via Cassia per Siena 133, Bargino (FI)

Orari: tutti i giorni 10.00-17.00; domenica 10.00-18.00

Info: www.antinoriartproject.it
www.bargellomusei.beniculturali.it

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