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MILANO | Palazzo Reale | 14 giugno  8 settembre 2013

di MARIA CHIARA CARDINI

Ecco che il solito dilemma salta fuori: artista o non artista. questo è il problema, ne siamo sicuri?
Chi accede alle belle sale di Palazzo Reale dove è allestita la mostra di Gianni Berengo Gardin, non è qui per rispondere a questo quesito (lo stesso fotografo dice di sentirsi più un artigiano che un artista). Lo spettatore che visita la mostra viene “solo” per guardare e, di fronte alle innumerevoli immagini di una vita passata a documentare l’impegno civile e sociale, non si chiede se quella donna è in sezione aurea o se l’esposizione di quel paesaggio è secondo i dettami di Ansel Adams, ma guarda, gode, si commuove e sorride.
La mostra, curata da Denis Curti vice presidente di Forma, Fondazione per la Fotografia, accoglie in otto sale 180 scatti in bianco e nero di Berengo Gardin, dai suoi esordi agli anni più recenti. La sua, infatti, è una delle più lunghe carriere foto-giornalistiche del panorama italiano e, per chi vive a Milano, non è inusuale imbattersi nell’Autore, spesso in strada con l’immancabile macchina fotografica al collo e gli occhi attenti alla realtà che lo circonda. Probabilmente Berengo Gardin mangia davvero pane e fotografia a colazione.

Le diverse sezioni
, in cui la mostra è divisa, facilitano la lettura di una così vasta produzione suddividendola per temi. C’è la parte dedicata a Milano con l’immagine del nuotatore, che si lascia alle spalle il ritmo di cinque colonne per seguire quello delle sue bracciate o quella del prete dalla faccia arcigna, che forse sgriderà la ragazzina imbambolata davanti alle pose di un futuro latin lover.
Poi i volti degli amici, delle personalità, dei colleghi. Con il bel sorriso, di chi è stato colto sul fatto – ma solo fotografico – di Ugo Mulas.
Si continua con il lavoro, come nella fotografia del 1960 del venditore bolle di sapone. Un mestiere così umile e da sognatore chi lo fa più?
E ancora tanta emozione con le fotografie commissionate da Basaglia, che raccontano la dignità negata come nell’immagine di quella figura ingabbiata, in piedi, dove l’urina che scende inesorabile porta via con sé il concetto d’intimità.
Ci sono gli zingari, con il bambino minuscolo vestito di tutto punto forse proprio perché oggi c’è il fotografo. “Ma questo è dei nostri, è vissuto con noi” sembrano dirci gli occhi dei suonatori gitani. I baci, Venezia, la gioventù che salta e balla, gli anziani e poi i cataloghi e svariate macchine fotografiche che quegli scatti hanno contribuito a realizzarli.
Finalmente una grande retrospettiva che rende omaggio a Gianni Berengo Gardin, un testimone di tradizioni e cambiamenti ma soprattutto un narratore di storie.

Gianni Berengo Gardin. Storie di un fotografo
a cura di Denis Curti

14 giugno  8 settembre 2013

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano

Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì,mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ingresso: intero Euro 8,00; ridotto Euro 6,50; ridotto speciale  Euro 4,00;  biglietto famiglia 1 o 2 adulti + bambini (da 6 a 14 anni) adulto Euro 6,50 e bambino  Euro 4,00

Info: +39 02 54917
www.comune.milano.it/palazzoreale
www.mostraberengogardin.it

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