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Protagonista da molti anni della Pittura Analitica, Gianfranco Zappettini si concentra, rendendone visibile l’intero percorso in questa mostra, sui valori e le scelte in pittura. Dipingere come atto filosofico che scaturisce dai pensieri e dalle concordanze o discordanze e che, come una partitura musicale, deve essere eseguita e perseguita con rigore e in piena autonomia.
Il procedimento applicato è quello delle microvariazioni e sovrapposizioni progressive con strutture spesso matematiche che assumono  contemporaneamente una valenza ritmica e quindi meditativa. In questo modo la conformazione della ripetitività penetra fino alle fibre impercettibili del colore e dal fare pittura passa alla realtà.

Matilde Puleo: Una lunga carriera alle spalle e nell’immediato questa panoramica sulla sua recente attività raccontano molto circa il significato da assegnare all’opera d’arte. Cos’è in sostanza La trama e l’ordito, oltre che titolo di un ciclo che trova realizzazione in questo intervento visibile all’interno della Villa La Versiliana, a Marina di Pietrasanta?
Gianfranco Zappettini: La trama e l’ordito è un riferimento alla struttura di un tessuto, che è composto da filamenti verticali e orizzontali. È un richiamo all’antico mestiere del tessitore, ovvero di colui che tesse e organizza una superficie, il che è in buona sostanza quello che fa anche il pittore, ma persino lo scrittore con un testo, se pensiamo che etimologicamente tessuto e testo derivano entrambi da textus.


Da sinistra:
Una veduta della mostra a Villa La Versiliana
“La trama e l’ordito n. 09”, 2010, cm 80×80

Il filo come segno tridimensionale che esplora lo spazio e si muove secondo una logica matematica è questione solo evocata dal titolo e tuttavia diventa possibile rintracciarlo all’interno dei quadri grazie ad una sorta di segno-rilievo che delimita i campi. Qual è il compito che lei assegna a queste pause di spazio?
Non a caso ho voluto evidenziare i fili, dando loro un risalto quasi fisico all’interno del quadro. Il filo è un simbolo carico di profondi valori metafisici. Rappresenta un percorso logico, un tragitto spirituale e di crescita, basti pensare ai miti del filo di Arianna tramite il quale Teseo riesce a sconfiggere il Minotauro, ma pure alle tre Parche che tessono la tela della vita di ogni uomo, la quale – come si suol dire – rimane sempre appesa a un filo. Nei miei quadri i fili più che delimitare rendono evidente la struttura sottostante, fatta di infiniti incroci di trama e ordito: sono degli ingrandimenti, voglio invitare a guardare cosa c’è oltre l’apparenza di una superficie monocroma, cosa la regge, qual è la sua struttura.

Chiedere che i passaggi del pennello e che la quantità di stratificazioni sul supporto siano una forma di organizzazione della razionalità… Può raccontarci qualcosa sull’apparenza delle cose? Voglio dire: è possibile avere una qualche informazione su ciò che non vediamo?
Ciò che non vediamo è nascosto in ciò che vediamo: l’uomo è un simbolo in un mondo di simboli, che – se letti correttamente – rivelano “indizi” sulla via che ci porta al Non Manifestato. Anche nella “razionale” organizzazione di trama e ordito, di verticale e di orizzontale, sono nascoste tutte le dualità che reggono l’universo: il maschile e il femminile, il giorno e la notte, lo yin e lo yang.

L’analisi del “semplice” e seriale dalle strutture micro variate da intendersi come esperienza di tutto quel che è indicibile e non misurabile, rimanda alla pratica della meditazione e conseguentemente della fruizione dell’esperienza visiva come affine alla meditazione. Da cosa è composto l’equilibrio fra la materia colorata e il vuoto?
Più che tra materia e vuoto mi interessa il confronto tra ordine e caos, entrambi presenti in questa mia recente serie di opere. Lascio sempre infatti un margine o un angolo di superficie in cui la tessitura della trama e dell’ordito non interviene: è il simbolo del caos primordiale, in cui i colori (la materia) è indistinta e mescolata, momento che precede l’intervento ordinatore e strutturante dell’artista.

La costante degli esperimenti da lei condotti sembra essere quella che afferma che lo spazio avviene oltre ogni oggetto. Si può dire che per lei sia stato importante realizzare una tensione nel “senza limite”, interrogandosi sull’essenza della frontiera tra spazio artistico e vitale, producendo il dubbio che per simili “differenze” sia più opportuno parlare di categorie mentali?

Non voglio sbilanciarmi sulla questione delle categorie mentali, sono costrutti umani e ognuno ne ha di suoi, coi quali può tranquillamente confutare quelli degli altri in un dibattito potenzialmente infinito e del tutto sterile. Trovo invece che la “tensione” sia una delle caratteristiche dell’arte che mi ha sempre attratto. Negli anni ’70, indagavo la tensione che si genera tra un programma di azione artistica stabilito a priori e il risultato finale, utilizzando tutti gli strumenti possibili che il linguaggio-Pittura offriva: era questo, a mio modo di vedere, il succo della Pittura Analitica, ed era questa la differenza con l’Arte Concettuale, la quale invece non ammetteva sgarri al tracciato mentale. Nel 2000, invece, mi attirano le tensioni che si manifestano come fili tirati, quasi pizzicati da mani invisibili su una superficie cromatica, quelle “tensioni nel colore” che sono, non a caso, diventate anche titolo di una mia recente personale alla Galleria Santo Ficara di Firenze.

Alla luce di questo dubbio, è possibile affermare che l’Arte, a questo punto, sia proprio un prodotto riconosciuto come tale dalla mente dell’osservatore?
Mi pare di capire che, anche se posta in altri termini, mi si ponga l’eterna domanda «che cos’è l’Arte?» Tradizionalmente l’Arte era una serie di regole trasmesse da maestro a discepolo, non a caso si parlava di lavoro “a regola d’arte” (implicando quindi che veniva tramandato uno spartito ben preciso da seguire), e di “tocco del maestro” (cioè il segreto ultimo che il maestro conservava e donava solo al migliore dei suoi allievi di bottega). Tutto questo oggi si è perso, travolto dalla caduta in cui il mondo occidentale si è avvitato negli ultimi secoli, anche se credo che la potenza di certi simboli sia quella di continuare a veicolare altissimi significati anche attraverso epoche in cui pochi possono comprenderli.

Quale direzione prevede un artista filosofo che si occupa di simili problematiche?
Bisognerebbe chiederlo a un artista filosofo, io non mi ritengo tale. Le tendenze dell’arte sono per molti aspetti imprevedibili. Se tuttavia dovessi fare un pronostico, dopo tanto chiasso e rumore in arte, penso che il futuro sia silenzio. O forse si tratta solo di un auspicio.

La mostra in breve:
Gianfranco Zappettini
La Fabbrica dei Pinoli (Villa La Versiliana)
Viale Morin n. 16, Marina di Pietrasanta (LU)
Info: +39 0584 265757
www.laversilianafestival.it
Fino al 4 agosto 2010

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