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BRESCIA | E3 arte contemporanea | 7 marzo – 7 maggio 2015

di MATTEO GALBIATI

Un salto in dietro nel tempo (piacevole e ammaliante). Questo il primo pensiero, la prima sensazione che si coglie visitando la mostra Gianfranco Zappettini. Opere Anni ’70 che la E3 arte contemporanea di Brescia sta proponendo nei suoi spazi. Lo sguardo rivolto al passato – e quindi alla storia – non lo si legge solamente perché le opere presentate sono tutti affascinanti capolavori che Gianfranco Zappettini (1939) ha realizzato negli Anni Settanta, in una stagione cruciale per l’affermazione di quel linguaggio analitico di cui lo stesso Zappettini è certamente uno dei protagonisti e degli interpreti più significativi, ma anche perché la scelta espositiva resta filologicamente orientata verso quegli stessi anni anche nelle modalità di allestimento e rispetto alla selezione dei pezzi esposti che vantano presenze in prestigiose esposizioni internazionali, in mostre importanti e non si limitano ad essere scelte di “repertorio”. Opere che hanno segnato la storia.

Gianfranco Zappettini. Opere Anni ’70, veduta della mostra, E3 arte contemporanea, Brescia

Il dialogo delle due stanze della galleria avviene tra due temi cruciali della pittura di Zappettini quello delle tele bianche e quello delle cosiddette tele “sovrapposte”, come lui stesso, accompagnandoci a vedere la mostra, ha avuto modo di sottolineare. Il bianco, quale cromia prioritaria che ha caratterizzato il suo fare in quel periodo, il nitore assoluto del segno e dei i supporti, dove il colore cerca un suo grado zero e al contempo assoluto, e la dimensione del “quadro”, come spazio atto ad accogliere e raccogliere la suggestione della visione, sono le coordinate specifiche che modulano la mostra. Un’esposizione il cui progetto riprende – con un esito efficace e puntuale – i modi espositivi degli Anni ’70 e, come si diceva, riconduce ad esperienze culturali cui oggi, forse, siamo meno abituati a praticare e, per tale motivo, dobbiamo registrarla e coglierla con favore.
Se l’individuazione dei pezzi mostra un rigore storico, non solo per la storia dell’arte, ma anche per quella dell’artista stesso, il percorso, che questi lavori dipanano, accompagna lo sguardo dello spettatore ad un viaggio in una visione, o meglio, in un modo di pensare all’atto stesso del vedere, che esula dalle convenzioni attuali e, insistendo sulla ripetizione ardita di elementi significanti lasciati ai minimi termini, costringe la visione stessa a concentrarsi maggiormente su quelle variazioni che la obbligano ad essere meditazione e quindi a farsi pensiero.

Gianfranco Zappettini, Superficie analitica n.242, 1973, 80x80 cm

L’impiego di un colore corposo che si appiattisce in una sequenza di bande (verticali o orizzontali) o il segno marcato del quadrato nel quadro che incornicia il candore della tela e ne predispone la ricezione di un’immagine latente – ma che è immagine di per sé – hanno l’evidenza del linguaggio distintivo di Zappettini, un intellettuale del colore che in ogni opera riesce – questo aspetto emerge chiaramente – ad intagliare un’unicità assoluta che fa vibrare il bianco in uno dei tanti possibili e ogni quadro recepisce una propria e imprescindibile – e come osserva Rigoni nel suo testo critico – singolarità. Quello che recuperiamo da questa mostra “bianca”, una sinfonia armoniosa in bianco, è la capacità di poter vedere e pensare alla pittura come un’agente “attivo” che non tradisce mai la possibilità del suo rinnovarsi, del suo essere valido mezzo di esperienza.

Gianfranco Zappettini. Opere Anni ’70, veduta della mostra, E3 arte contemporanea, Brescia

Zappettini a quel tempo, come pochi altri artisti, rifiutava la possibilità di una cesura e di un abbandono dei termini della pittura e, per tale motivo, ne riprese l’agire: tangibile, reale, concreto, ideale e intellettuale. Ma sempre facendo pittura, una pittura che si verifica e che ci mette a verifica. La sfida dell’identità del senso del dipingere qui appare già incontrovertibilmente matura e, intuita fin da allora, in anni difficili e critici per chi faceva pittura, riparte forte e determinata dal bianco. Il grado zero che ne manifesta la vittoria e il trionfo. Zappettini ha meditato e medita su questa pratica in modo coerente annullando nelle sue tramature la propria essenza umana e, curandosi esclusivamente delle sue specificità di linguaggio, ne rilancia, appunto, la grande identità. Una pittura che, quando sembra occultare ed occultarsi, proprio allora, si chiarisce, si disvela nel suo trionfante apparire. 

Gianfranco Zappettini. Opere Anni ’70
testi critici in catalogo di Alberto Rigoni e Ilaria Bignotti 

7 marzo – 7 maggio 2015

E3 arte contemporanea
Via Trieste 30, Brescia

Orari: da giovedì a sabato 15.30-19.30 o su appuntamento

Info: +39 335 7683128; +39 339 4822908
info@e3artecontemporanea.com
www.e3artecontemporanea.com

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