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MILANO | Eataly | 7 – 28 settembre 2016

di JACOPO FANCIULLI

Il cibo – quello made in Italy, bello a vedersi e buono da mangiare – e la sua mimesi perfetta realizzata da uno degli artisti che ha fatto dell’iperrealismo la sua cifra stilistica: questo è il protagonista nella personale di Giuseppe Carta, Germinazioni. I diari della Terranella sede milanese di Eataly.

Giuseppe Carta, I limoni, 2015-2016, olio su tela cm 20x30 (5)

Dal 7 al 28 settembre, per la prima volta, lo store del cibo italiano di alta qualità ospita nei suoi spazi una mostra d’arte figurativa che celebra i frutti della terra e del lavoro dell’uomo: limoni, uva, fichi e melograni, mele e pere, ciliegie e fragole ritratti in oltre quaranta tra oli su tela e sculture in bronzo policrome che mettono in scena lo stretto rapporto fra cibo e arte, nutrimenti per il corpo e per l’anima.
Ideata e organizzata da Arte Contemporanea Italiana, in collaborazione con lo stesso Eataly, l’esposizione esplora, attraverso la pittura e la scultura, la biodiversità del nostro Paese, nel luogo che più di tutti, in questi ultimi anni, ha diffuso e valorizzato nel mondo i migliori prodotti che l’Italia offre.

Lo chef Pino Cuttaia durante lo show cooking del 6 settembre 2016, Eataly, Milano

Lo chef Pino Cuttaia durante lo show cooking, 6 settembre 2016, Eataly, Milano

A fare da padrino all’operazione, un testimonial dell’eccellenza della cucina italiana: lo chef pluristellato Pino Cuttaia che, in occasione dell’inaugurazione della mostra, ha omaggiato simbolicamente il progetto con uno dei suoi piatti più famosi, la Nuvola di Caprese, la cui ricetta è anche presente sul catalogo edito per l’occasione.
In questo mix di ingredienti ideale, a farla da padrona è l’arte di Giuseppe Carta. La sua pittura esplora da sempre l’intimità della natura, ritraendo frutti e ortaggi nei loro momenti di massimo splendore e potenziale vitale e nutritivo, ma anche nei momenti di caducità, evoluzione e marcimento. Carta non trascura nulla, consapevole della forza rigeneratrice che anche i frutti ormai deteriorati possono avere, ma soprattutto appassionato della loro bellezza in ogni sua fase.

Giuseppe Carta, Il peperoncino e la cipolla, 2015-2016, olio su tela cm 17x34

Giuseppe Carta, Il peperoncino e la cipolla, 2015-2016, olio su tela cm 17×34

La scultura ha un ruolo altrettanto fondamentale nel corpus del suo lavoro. A testimoniarlo è l’imponente peperoncino in bronzo policromo che in occasione della mostra è collocato nello spazio antistante all’ingresso di Eataly: Capsica Red Light, questo il titolo dell’opera, con le sue grandi dimensioni (4,5 metri di altezza) e la sua immagine iconica e tradizionale, pop per la sua naturale cromia, sempre attuale e carica di simbolismi tipicamente italiani, introduce perfettamente al connubio, poi svelato all’interno, fra arte e cibo.

Giuseppe Carta, Capsica Red Light, 2016, resina e bronzo, 4.5 x 1.85 x 0.70 m

Giuseppe Carta, Capsica Red Light, 2016, resina e bronzo, 4.5 x 1.85 x 0.70 m

Il rapporto di Giuseppe Carta con la natura si traduce in una vera e propria celebrazione, in una ricerca di un realismo più perfetto del reale o forse, proprio perché reale, imperfetto: «Nelle mie opere – afferma Carta nella sua intervista realizzata dallo chef Cuttaia – cerco di raccontare la vita nel suo lento trascorrere e in tutto vi è Bellezza, quella bellezza che però non corrisponde a Perfezione perché la realtà non è perfetta, noi non siamo perfetti, la Natura stessa non lo è. La realtà è apparentemente perfetta ma in verità è ricca di mille sfaccettature. Amo dipingere ogni piega, ogni ruga, ogni imperfezione perché il dato reale, su tutti i possibili contesti di confronto, è sempre quello che ti appaga di più».

Nato in Sardegna, dove vive e crea le sue opere presso la sua Fondazione sulle colline di Banari, in provincia di Sassari, ha vissuto l’importanza dell’apporto del lavoro rurale e dei suoi frutti nel tessuto economico della sua regione. Anche per questo il suo lavoro non prescinde mai dallo stretto rapporto con la Natura: in veste di contadino, ogni mattina, osserva nei suoi terreni tutte le trasformazioni che sono avvenute durante il giorno. Da questa esperienza quotidiana nasce il titolo della mostra I diari della Terra perché, spiega l’artista, «Le mie opere sono racconti e raccolti. Coltivo e curo personalmente un piccolo orto e un grande giardino con frutteto dai quali traggo esclusivamente i miei soggetti». Con la Natura, l’artista condivide anche i tempi lenti: nell’epoca del foodporn dove il cibo è ritratto con scatti veloci, condiviso e ostentato, lui, per realizzare le sue opere, adopera l’antica tecnica della velatura, e per le sculture la fusione a cera persa, che prevede lunghe fasi di modellatura, lavorazione e patinatura.
Completa la mostra un catalogo edito da E20 Progetti con un’intervista a Giuseppe Carta realizzata dallo chef Pino Cuttaia.


Giuseppe Carta. Germinazioni. I diari della Terra
ideazione e organizzazione a cura di Ar.Co.It. Arte contemporanea Italiana
in collaborazione con Eataly

Eataly
Piazza XXV Aprile, Milano

7 – 28 settembre 2016

Orari: tutti i giorni, negli orari di apertura del negozio
www.eataly.net/it_it/negozi/milano-smeraldo/

www.giuseppecarta.net

 

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