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Inaugura domenica 28 marzo alla Galleria Marconi di Cupra Marittima (AP) il nuovo progetto di Rocco Dubbini. Per la sua personale in galleria l’artista presenterà tre fotografie inedite, di dimensioni differenti, che mostrano rispettivamente un cerchio, un quadrato e un triangolo composti di termosifoni di dimensioni varie installati nella campagna marchigiana. Inoltre esporrà una “libreria”composta essa stessa di termosifoni nelle cui fessure l’artista collocherà i libri che i frequentatori e i sostenitori della Galleria Marconi avranno precedentemente inviato. Il termosifone, “oggetto” con cui Dubbini lavora da anni, è scelto in quanto portatore di energia, che in questo ultimo lavoro è integrata a quella portata da libri usati, amati, vissuti: oggetti densi dell’energia di chi li ha posseduti. All’energia del termosifone si somma dunque quella dei libri. Anzi, il termosifone diviene accumulatore e irradiatore induttivo dell’energia portata dai libri. Alla riflessione, presente in tutto il suo lavoro, basata su concetti scientifici e filosofici l’artista unisce quella sul concetto della salvaguardia/contenimento dell’energia.

Simonetta Angelini intervista a Rocco Dubbini

Simonetta Angelini: La termodinamica è quella branca della fisica e della chimica che descrive le trasformazioni subite da un sistema in seguito a processi che coinvolgono la trasformazione di materia e energia.
– Secondo principio della termodinamica (formulato attraverso la relazione di Clausius)
dove:
è il calore scambiato dal sistema , ΔS è la variazione di entropia, T la temperatura.
– In termodinamica, l’entropia è una funzione di stato, che, quantifica l’indisponibilità di un sistema a produrre lavoro. Si può dire, in forma non rigorosa ma esplicativa, che quando un sistema passa da uno stato ordinato ad uno disordinato la sua entropia aumenta. Questo fatto fornisce indicazioni sulla direzione in cui evolve spontaneamente un sistema
Un progetto e un processo di concentrazione e spostamento; di saturazione, invasione e sovversione dello spazio; di sospensione del tempo; di mediazione, archiviazione e cristallizzazione. Poi, di mutazione di stato, di scambio.
Energia concentrata in stato di equilibrio. Dinamico.
Strategia seriale di immanenza e permanenza.
Il lavoro installativo di Rocco Dubbini è una catalizzazione e gestione di energie.
L’artista sceglie e “scontorna” oggetti: vecchi elementi di diverse dimensioni di caloriferi.
La scelta diviene gesto estetico e semantico: l’oggetto calorifero è, etimologicamente, “portatore di energia”, tramite di diffusione, di dirottamento, di appropriazione di uno spazio significante.
N. Bourriaud, acuto indagatore della contemporaneità, afferma che lo scontornare è “la maniera in cui funziona la nostra cultura sradicando, innestando e decontestualizzando”  .
Gli elementi, unità minime, sintetiche, non vengono manipolati né alterati dall’artista: sono componenti radianti, media, tramite e contenitore simbolico ed energetico, di pieni e vuoti, d’aria e metallo.
Le forme, il candore corrotto, la patina che incrosta come una ferita, che trasforma l’artefatto obsoleto in presenza e abolisce la funzionalità, appartengono ad un indefinito passato prossimo. “L’oggetto vecchio è mitologico nel suo puro riferimento al passato – scrive Baudrillard-  non ha incidenza pratica, esiste soltanto in quanto significa. È astrutturale, nega la struttura, allora significa il tempo” . Un tempo sospeso, latitante, vago.
La materia pesante porta i segni della dissoluzione, della consunzione, di vanitas e rigenerazione, del rifiuto che trasfigura in metamorfosi; il recupero e la disomogeneità sono la piccola cosmogonia del semionauta, del nomade dei significati, incoerente patologico per scelta. Di chi ha tracciato l’inizio e il termine del suo percorso e può concedersi di non perdersi il viaggio.
È una archeologia intima condivisa, una evocazione per assenze e dirottamenti, per dislocazioni e stordimenti, per saturazioni ed essenzialità.
Gli elementi sanno formare geometrie archetipiche e quasi totemiche, trasfigurare attraverso il diaframma fotografico del trittico di lavori, pur presenti in mostra, i luoghi della campagna marchigiana appartenenti alla  memoria dell’artista in de-limitazioni dilatanti, in confini mobili; declinandoli all’indefinito presente continuo.
Poi i libri: la scelta è delegata, plurale. Coloro che di solito frequentano lo spazio della galleria Marconi, avendo una relazione con il luogo e le persone, hanno conferito il libro che li ha accompagnati in un percorso, divenuti parte del proprio vissuto. Il libro con cui hanno una relazione intima e privata. In fondo “ogni lettura è un atto di resistenza- scrive D. Pennac in Come un romanzo- Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze” .
Il gesto è libero, di pura condivisione; transitorio quanto la durata dell’intervento artistico.
Unità primarie di energia latente, presenze che hanno vita negli interstizi, si fanno medium, suggestione, ossessione, archetipo, relazione, affezione, traccia. Hanno memoria di parole, di
gesti, di occhi addosso, di carta sfogliata, di pensieri e persone, di aspettative, di luoghi percorsi, di derive, di smarrimenti e dimenticanze, di ricordi e tragitti. Recano l’impronta del corpo che hanno accompagnato.
Centro di gravità impermanente pur se resta chiuso, misterioso e polisenso come un simbolo, sono “un altrove che media il rapporto del soggetto con se’ stesso” ( J. Greimas)
Sono “l’oggetto marginale” di Baudrillard, talismano, testimonianza anacronica, dalle forme immutate nel tempo, divengono feticcio perché “gli oggetti feticizzati non sono accessori, né solo segni culturali tra gli altri; simboleggiano una trascendenza interiore, il fantasma di un centro di realtà su cui la coscienza mitologica, la coscienza individuale vive, fantasma della proiezione di un particolare che sia l’equivalente dell’io e intorno a cui il resto del mondo si possa organizzare” .
Anche il vuoto tra gli oggetti, la serialità e l’ordine si fanno significanti nel gesto di archiviare, di accumulare la memoria, di attivare relazioni.
Avviene una cristallizzazione. Densa, dialettica di questa diade di oggetti che divengono un sistema binario, essenziale.  Ad alto rischio di entropia latente. L’entropia minima, deflagrante.
L’ artista è l’agente attivatore della variazione, silente, che consente la circolazione e la trasformazione, il mutamento di stato, impercettibile ma inesorabile, dell’energia concentrata. Lo spettatore attinge e consente che il sistema si attivi di nuovo.
Il lavoro di Rocco Dubbini “non è il punto terminale del processo creativo, (…) da contemplare, ma un sito di navigazione, un portale, un generatore di attività (…). L’opera funziona come agente attivo, scenario rivelatorio,”   , di sensi e segni ulteriori, un attivatore di derive e connessioni.
Perché “Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (A. Baricco, Castelli di rabbia). La ricerca artistica di Rocco Dubbini è un interrogativo impellente la cui risposta è singolarmente plurale e mai definitiva.
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (A. Lavoisier)?

Rocco Dubbini: – Sì.

Il progetto in breve:
Marche Centro d’Arte. Rocco Dubbini
a cura di Simonetta Angelini
Galleria Marconi
C.so Vittorio Emanuele 70,
Cupra Marittima (AP)
Info: +39 0735778703
www.siscom.it/marconi
28 marzo – 25 aprile 2010
Inaugurazione domenica 28 marzo ore 18:00

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