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MODENA | D406 Fedeli alla Linea | Fino al 31 marzo 2013

Intervista a GABRIELLA GIANDELLI di Viviana Siviero

Gabriella Giandelli, artista del fumetto. Artista che, grazie al fumetto, mostra una strada fatta di esperimenti e sperimentazioni, di emozioni e di crescita, per raggiungere le vette più alte ed essere anche felici. Lei, che sembra creare per continuare a sentirsi bene. Perché, sembra dirci attraverso le sue tavole e i suoi personaggi come, questo suo produrre, sia linfa ed ossigeno: un segno magnifico, una sintesi perfetta, un equilibrio fra tratto e colore che fa in modo che si possa assaporare la quotidianità più moderna e meno scontata del “fuori luogo”. Lo scorso 2 marzo Giandelli (che fra l’altro è anche la “mamma” del celebre ed amatissimo coniglietto Milo, che oltre ai libri si è guadagnato la propria serie di cartoni, prodotti e andati in onda per la Rai) ha inaugurato la sua ultima mostra personale – il cui titolo coincide con quello dell’ultimo libro in uscita, Lontano – alla galleria D406 Fedeli alla linea di Modena, che ha anche editato il volume insieme a Canicola. In mostra, oltre alle tavole inedite di grande formato del nuovo volume, anche tavole a fumetti che vanno da Silent blanket a Interiorae, per tracciare quello che, ad oggi, è il profilo più completo mai realizzato dell’artista.

Gabriella ci parli del tuo lavoro e della tua persona? Chi sei e su cosa si basa la vostra ispirazione?
Sono nata a Milano nel 1963. Ho iniziato a pubblicare fumetti nel 1984. I fumetti sono arrivati quasi per caso, in quel periodo in Italia c’era molta sperimentazione all’interno di questo linguaggio e ciò che vedevo in giro m’interessava. Mi piaceva disegnare e mi sembrò di trovare in questo campo delle idee che riconoscevo e anche un possibile rifugio, istintivamente cercavo di poter lavorare sola e progettare storie a fumetti rispondeva a uno stile di vita, di quotidianità, che sentivo consono. Ero e sono tuttora una persona molto solitaria. Mi piace una dimensione del lavoro intima, personale. Da qui poi, in maniera piuttosto naturale, la scelta degli argomenti e degli ambienti descritti è stata sempre molto vicina a ciò che incontravo durante la mia vita.

Il titolo della mostra coincide col titolo del tuo nuovo libro Lontano, edito da Canicola in collaborazione con D406-Fedeli alla linea, presentato in anteprima in occasione del Festival BilBOlbul di Bologna lo scorso 24 febbraio: qual è la relazione che si crea fra le opere originali e le stesse che trovano invece la loro più naturale destinazione nell’essere libro?
Nel mio lavoro, il disegno viene quasi sempre riprodotto su carta, non vive solo della sua fisicità originale. Certamente quando tutto questo poi arriva in mostra, su un muro, incorniciato, la fruizione cambia. Quando progetto, lavoro tenendo presente le regole della narrazione a fumetti ma riesco anche ad immaginare che possa avvenire un nuovo ordine, che i disegni possano essere percepiti anche al di fuori di queste regole, vivere un’altra vita più slegata dall’insieme del libro a cui erano destinate.
Dei fogli che compongono il mio percorso so tutto, ricordo i momenti in cui li ho disegnati, riconosco qualsiasi dettaglio di loro ma sono molto contenta di separarmene. Mi piace guardare come vengono percepiti dagli altri in una mostra, vedere le cose che vengono colte. Dopo che ho realizzato i disegni, ho con loro un rapporto quasi distaccato, posso lasciarli andare, abbiamo vissuto già tanto tempo insieme.
Questo libro è come una ballata per me, una canzone. Racconta del tempo, della sua possibile dilatazione, brevissimo o lungo o infinito. A seconda del punto di vista. Nella storia c’è un personaggio che immagina una sua possibile vita idealizzata, sognata. Diventa difficile stabilire quale delle due vite sia più vera, tutto però procede velocemente. La vita di un uomo ricopre uno spazio di tempo ridicolo se visto da lontanissimo, da una stella lontana.

In mostra le opere inedite affiancheranno quelle meno recenti: quale pensi sia la “lezione” che lo spettatore assorbirà dalla visione della tua mostra? Potresti essere “i nostri occhi” e raccontarcela attraverso la descrizione e la spiegazione di almeno due opere che secondo te sono basilari per la comprensione del tuo modus espressivo…?
Una tavola di Silent Blanket, la numero 48, la fine. Sono molto legata a questo lavoro, Silent Blanket è il fumetto che ha rappresentato una svolta nel mio percorso. Mi sono sentita più consapevole, più matura dopo averlo realizzato.
È stato il primo lavoro in cui sono riuscita a raccontare un’esperienza personale filtrandola con la finzione in maniera più precisa ed elaborata che nei lavori precedenti. Il tema era quello della città, della vita di un individuo. Esploravo la sua inadeguatezza, il ripetersi di una quotidiana ricerca di comunicazione, resa vana dal vuoto di rapporti superficiali, schiacciati dai ritmi veloci della grande città. Questa tavola ha due grandi vignette: in alto il dettaglio del volto del protagonista mentre muore, il sangue sta colando dalla sua nuca, sotto un’immagine aerea della città con i palazzi verso sera, la descrizione delle finestre piuttosto dettagliate. Questa tavola rappresenta tutto il senso della storia, da una parte la solitudine nella morte del protagonista e dall’altra il formicaio della miriade di vite racchiuse nelle abitazioni, il loro svolgersi indifferente. Dal punto di vista del disegno ritrovo poi in questa tavola il piacere del dettaglio, il bisogno di lentezza nel disegnare. Qualcosa che spero di avere ancora la possibilità di sperimentare.
Un disegno per La Repubblica. Le ragazze giapponesi con la foto del fidanzato promesso.
I disegni per la recensione letteraria di Repubblica sono sempre un’immersione in mondi imprevisti, il tema del libro va illustrato, ampliato con le proprie impressioni. A volte i soggetti sono molto vicini al mio mondo e riesco rapidamente a visualizzarli, altre volte è più difficile. Mi piace questa collaborazione, proprio perché mi obbliga a sintetizzare un’immagine e a ritrovare il mio immaginario nel lavoro di qualcun altro. Questo disegno è arrivato senza problemi, il libro di J.Otsuka affrontava un momento storico, gli anni precedenti la seconda guerra mondiale, in cui molte ragazze giapponesi raggiungevano i loro promessi sposi emigrati per lavoro in America. Non conoscevano l’uomo che avrebbero incontrato, avevano di lui solo una fotografia. Ho immaginato i sogni e soprattutto le speranze di queste ragazze che affrontavano un lungo viaggio verso un paese e un uomo sconosciuti. Mi è sembrato che dovessero essere persone dolci, ingenue come cuccioli. Ho voluto disegnarle così, ho provato molta tenerezza per loro.

Progetti per il futuro: dove e come ti vedremo?
È difficile poter dire dove mi vedrete, appena faccio un programma qualcosa cambia…
Il giorno dell’inaugurazione della mostra è uscita una mia copertina per il NewYork Times Book Review e ne sono stata molto contenta, è una collaborazione appena nata e spero che duri un po’.
Da tempo sogno di poter affrontare un nuovo progetto realizzato su disegni di grande formato. Finora mi sono mancati gli spazi e i tempi, mi auguro nei prossimi tempi di potervi lavorare.

Gabriella Giandelli. Lontano
in occasione di BilBolBul, in collaborazione con Canicola

Fino al 31 Marzo 2013

Galleria D406 – Fedeli alla linea
Via Cardinal Morone 31/33, Modena

Info: +39 327 1841147
www.d406.it
info@d406.it

Lontano. Gabriella Giandelli
28 pagine a colori, 2013
Canicola edizioni
Collana Sudaca
Testo italiano/inglese
17 euro
www.canicola.net

 

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