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Attraverso la lettura critica di Alessandro Trabucco incontriamo i nuovi lavori di Francesco Garbelli nella mostra che inaugura sabato 5 dicembre da Sangiorgi – Med Gallery. le potenzialità delle sperimentazioni sul mezzo fotografico che è punto di partenza ma mai d’arrivo…

Quando hai incontrato Francesco Garbelli? Cosa ti ha spinto ad approfondire la sua ricerca?
Ho conosciuto Francesco Garbelli nel 2001, lavorando presso un fotolaboratorio di Milano, e già mi occupavo da qualche anno anche di critica d’arte.
Era lì per fare delle stampe e io, incaricato a seguire il lavoro, ho avuto un primo contatto con la sua opera fotografica. Ma ci sono voluti ancora un paio di anni per far maturare questo incontro in qualcosa che andasse oltre il semplice rapporto tra cliente e fornitore. Nel luglio 2003 fui invitato dall’artista stesso (che sapeva della mia attività di critico e di esordiente curatore) all’inaugurazione della mostra collettiva annuale presso l’Isola Bella sul Lago Maggiore, nell’ambito della rassegna d’arte contemporanea intitolata Lo Spirito del Lago. In quella occasione ho potuto vedere un altro tipo di intervento, questa volta site-specific e molto diverso da ciò che già conoscevo della sua produzione. Cominciai a comprendere meglio la complessità dell’approccio creativo di Garbelli e ad interessarmi al suo lavoro in maniera sistematica.
Ho iniziato quindi a frequentare il suo studio e mi si è aperto un mondo che non mi aspettavo, scoprendo finalmente un artista molto distante dall’insana e diffusa attitudine di ripetere non solo le tematiche ma anche l’aspetto formale del proprio lavoro.


“Il paradosso del pedone: trittico”, 2009, particolare striscia 3 e “Zebra crossing: trittico”, 2009, ogni striscia cm 190×32,5. Stampa digitale getto d’inchiostro ai pigmenti su carta cotone 100%, montaggio su alluminio stratificato dibond

Ripercorrendo i nodi salienti della “carriera” dell’artista, hai premesso – nel testo critico, pubblicato in catalogo – la difficoltà di inscrivere il suo lavoro in un’area di ricerca definita, pur riconoscendo un rapporto privilegiato, ed «eretico» con la fotografia…
La difficoltà sta proprio nel non poter inquadrare il lavoro di Garbelli in una corrente o in un atteggiamento creativo univoco e ripetitivo. Ma è giusto che sia così, perché siamo troppo anestetizzati da artisti che ripetono un cliché senza svilupparlo, alla ricerca di una riconoscibilità fin troppo evidente della loro opera. Sono finiti i tempi dei “chiodi” di Castellani e delle “forchette” di Capogrossi, quella che è stata astutamente denominata come “ripetizione differente” ha avuto il suo momento di gloria ma ha anche creato dei seri danni all’evoluzione creativa di certi artisti.
Quello di Garbelli è una sorta di “concettualismo artigianale” nel senso che tutto il suo lavoro è caratterizzato da una forte connotazione concettuale mantenendo sempre viva l’esigenza di creare direttamente ogni opera senza mai rinnegare l’importanza dell’intervento diretto.
E nel suo lavoro la fotografia ha avuto sempre un ruolo importante, che è maturato sempre e costantemente in linea con l’avanzamento stesso del linguaggio, in accordo con le novità offerte dalla tecnologia. Garbelli ha recepito e metabolizzato subito queste innovazioni e le ha applicate, sempre in modo opportuno, piegandole alle proprie esigenze espressive e rinnovando continuamente la propria ricerca.

I nuovi trittici in mostra: Il paradosso del pedone e Zebra crossing richiamano immediatamente il contesto urbano, punto di partenza e stimolo per molti progetti. Cosa è cambiato nel suo linguaggio? Dove si sta spostando la sua sperimentazione?
Garbelli mantiene sempre dei punti fermi, ciò che modifica e rinnova con straordinaria freschezza sono proprio le opere che realizza su tematiche ben individuate e sviscerate con cura.
Con queste nuove opere egli “guarisce” l’eresia dei precedenti lavori, ritornando ad un utilizzo pressoché totale del medium tecnologico senza commistioni o ibridazioni di più linguaggi. Con il digitale l’artista riesce ad emancipare il limite del metodo analogico indirizzandolo sul territorio dell’elaborazione elettronica delle immagini senza più dover far ricorso ad espedienti e riuscendo ad ottenere ciò che non sarebbe possibile in altro modo.
La “realtà” che ora questa “nuova fotografia” documenta, vive al suo interno, senza più alcun “referente” esterno. L’autonomia del linguaggio si realizza con questa tecnologia che emancipa la fotografia dal gap che ha sempre avuto nei confronti della realtà e della rappresentazione pittorica.

La mostra in breve:
Francesco Garbelli. View over. Una fotografia eretica
a cura di Alessandro Trabucco
Sangiorgi – Med Gallery
Piazza Giulio Cesare Preve 14, Laigueglia (SV)
Info: +39 0182 636314
www.galleriasangiorgi.web98.net
5 dicembre 2009 – 10 gennaio 2010
Inaugurazione sabato 5 dicembre 2009 ore 18.00

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