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Intervista a Francesca Catastini di Elena Baldelli


Uno due tre… via. Ha inizio un magico racconto tra le tende polverose di una casa di campagna, dentro a vecchi bauli pieni di cianfrusaglie e segreti, tra camuffamenti, metamorfosi e chiacchierate con gli animali del bosco. Tutto dà l’impressione di vivere scena per scena le magiche avventure di quella ragazza bionda, la protagonista di storie fantastiche in un mondo tanto surreale quanto comune a molte infanzie… Francesca Catastini è la misteriosa ragazza… è lei l’artista, contemporaneamente protagonista e artefice dell’universo di Good Breeding,
un insieme di tante “piccole pièce teatrali in cui non accade sostanzialmente nulla”… almeno “niente più di ciò che vediamo”.

Elena Baldelli: Inizierei a parlare del titolo della mostra: Good BreedingBuone maniere. Quale particolare aspetto del tuo lavoro vuole sottolineare questo termine?
Francesca Catastini:
Good breeding è il titolo della serie in mostra alla mc2 gallery. Trattandosi di un lavoro che attinge molto dall’esperienza dell’infanzia, ho scelto questo termine un po’ desueto in riferimento all’educazione che mi è stata impartita da bambina. Per questo ci sono immagini che alludono al cucito, al gioco degli scacchi, alle preghiere che si dicevano prima di andare a dormire. In queste fotografie ho re-interpretato parte di quel vissuto, giocando ed esorcizzandolo, con ironia.

Ti presenti come artista-fotografa in nome del mezzo ultimo di realizzazione dell’opera, però, dietro al momento dello scatto si cela un lavoro più ampio che sfiora gli ambiti della scenografia teatrale e cinematografica… Insomma, prepari un vero e proprio set. Ci racconti come avviene un allestimento partendo dalla scelta degli oggetti a quella dei luoghi?
Sì, si tratta di fotografie costruite in cui regia e messinscena prevalgono sul flusso del reale, ma il mio intervento, su spazio e oggetti, non è assoluto; mi piace, infatti, che il risultato finale sia frutto, in parte, anche dell’istante della posa. La scelta dei luoghi in questo caso è fondamentale. Spesso, mi avvalgo anche di ciò che è dato, dell’arredo della casa, ad esempio, perciò cerco un ambiente che abbia già di per sé un determinato vissuto (o non vissuto, a seconda dei casi) e che sia in grado di dire qualcosa. Per quanto riguarda abiti, accessori ed elementi che reperisco per realizzare gli scatti, derivano tutti da scelte ben ponderate e in alcuni casi richiedono tempo. Una volta raccolto tutto il materiale, al momento di realizzare le fotografie improvviso. Non so disegnare, quindi non mi aiuto, mai, con bozzetti preparatori. Al massimo scrivo appunti.

Rappresenti ambientazioni che sembrano accostarsi al mondo della fiaba grazie a magiche metamorfosi, giochi, misteri e personaggi di fantasia… Quanto il tuo lavoro si accosta alla figura del cantastorie?
Non mi ero mai posta un quesito del genere, ma è interessante. Probabilmente anch’io non sfuggo alla forza irresistibile della narrazione. In fondo l’uomo ha bisogno di raccontarsi. Ma più che il frutto di un cantastorie mi piace pensare che i miei lavori siano piccole pièce teatrali in cui non accade sostanzialmente nulla, niente più di ciò che vediamo… così fisse da ridursi a istantanea. Non c’è alcun disvelamento, nessun dubbio viene sciolto. Semmai si stabiliscono una serie d’incertezze.

Compaiono, spesso, animali impagliati. Hanno un significato particolare?
Gli animali di Good breeding sono metafora di un’emotività più istintuale e meno mediata, questo per rievocare i conflitti di cui si fa esperienza durante l’infanzia, poco consapevoli, ma non meno complicati di quelli dell’età adulta. Inoltre la presenza della “bestia”, dal trofeo di cinghiale alle oche da cortile, ben rappresenta l’aspetto predatorio dell’uomo e la dicotomia complessa vittima/carnefice.

In che modo la memoria entra a far parte delle tue opere? Si tratta di memoria collettiva o di ricordi personali?
Good breeding
nasce da ricordi personali e dalla necessità di mettere in scena me stessa. Ma spesso si va ben al di là delle mie esperienze, per avvicinarsi piuttosto a una memoria collettiva, a un immaginario che riguarda tutti e a una serie di contraddizioni con cui chiunque di noi si trova spesso a fare i conti.

Hai già in programma progetti futuri?
Al momento ho due progetti che mi stanno a cuore. Uno sul concetto di famiglia, l’altro sulla riproduzione di un certo tipo di habitat all’interno dei musei. Seppur diversi, entrambi indagano i modelli e gli artifici di cui spesso l’uomo si avvale per restituire a se stesso la propria immagine.

La mostra in breve:
Francesca Catastini. Good Breeding
a cura di Claudio Composti e Denis Curti
mc2gallery
viale Col di Lana 8 – 4°cortile, Milano
Info: +39 02 87280910
www.mc2gallery.it
15 Marzo – 15 Aprile 2011

In alto, da sinistra:
“Good breeding #13”, stampa ink-jet, cm 60×90, edizione 5+2
“Good breeding #11”, stampa ink-jet, cm 60×90, edizione 5+2
In basso, da sinistra:
“Good breeding #05”, stampa ink-jet, cm 60×90, edizione 5+2
“Good breeding #07”, stampa ink-jet, cm 60×90, edizione 5+2

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