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PARIGI | Musée des Arts Decoratifs | Fino al 14 giugno 2015 | #figlidarte

Intervista a BARNABA FORNASETTI di Francesca Di Giorgio*

Nel settembre 2013 siamo stati in Via Bazzini 14 a Milano nella casa-museo di Piero Fornasetti, sede della Immaginazione – Fornasetti srl, dove tutt’ora abita il figlio Barnaba che, dai primi anni ’80, ha preso in mano le redini dell’azienda rinnovandone il concept e, seppur nei ranghi della tradizione, trasformandola in una vera icona di arte e design senza precedenti in Italia.Ritratto di Barnaba Fornasetti sulle scale del corridoio. Al muro la carta da parati "Gerusalemme" di Piero Fornasetti, 1949.Alle pareti prove di stampa di Fontana, Sassu, Campigli ecc.. Foto: SteFoto
In un pomeriggio Barnaba Fornasetti ci aveva raccontato in anteprima la mostra, Piero Fornasetti. 100 anni di follia pratica, che stava per inaugurare, con la sua curatela, a La Triennale di Milano.
Oggi il mito Fornasetti – di casa a Milano “design capital” più che mai nella settimana dei Saloni indoor e outdoor – è in trasferta a Parigi, in mostra al Musée des Arts Decoratifs di Rue Rivoli. Una retrospettiva, con oltre mille pezzi realizzati tra il 1913 e il 1988, che mette in scena il “gusto teatrale”, raffinato, eclettico e spesso ironico di Piero Fornasetti pittore, decoratore,  stampatore, editore, collezionista e commerciante e che ha collaborato con figure trasversali del mondo dell’arte, primo fra tutti l’architetto e amico Gio Ponti.
Per chi si fosse perso questo racconto di famiglia ecco per voi una selezione di alcuni passaggi, ri-editati, dell’intervista pubblicata sul numero #82 di Espoarte (autunno 2013) con una galleria immagini aggiornata tra Milano e Parigi…

L’arte contemporanea riflette costantemente sul concetto di archivio e gli stessi artisti ne hanno fatto oggetto della loro ricerca. Che tipo di archivio è il vostro? E che tipo di collezionista era Piero Fornasetti?
L’archivio, che sostanzialmente ha fondato mio padre, nasce da una passione estetica per la raccolta di oggetti di indagine.
Piero Fornasetti nasce come pittore e artista tout court e poi si dedica alle arti applicate attraverso un percorso da stampatore litografico. Fin da giovane, e questo si vede già dai primi scatti nel suo studio, raccoglieva oggetti. In un primo tempo, come soggetti da copiare per le sue nature morte: bottiglie, vasi, maschere… Disponeva negli scaffali anche gli stessi strumenti di lavoro con un gusto e un ordine da collezionista.
Nel tempo, raccoglie oggetti non per il piacere dell’accumulo o per il loro valore economico. Ha sempre valutato le varie collezioni, messe insieme negli anni, come quelle dei vetri di Boemia o delle carte da gioco, secondo un punto di vista estetico. Era arrivato ad essere addirittura un collezionista di collezionisti!
Lui stesso inventa un metodo creativo che è basato sul collezionismo, sul collezionare immagini da riutilizzare, rimaneggiare, riciclare, utili ai suoi decori che pescano nell’immaginario decorativo storico. Nonostante fosse un grande disegnatore raramente utilizzava i suoi disegni, spesso faceva disegnare ai suoi collaboratori interni i decori che a volte iniziava lui stesso con schizzi oppure copiava, fotocopiava, manipolava e addirittura strappava pagine da vecchie riviste e anche libri antichi di valore e le conservava, divise a temi (mani, architetture, armature, strumenti musicali…), in faldoni. La stessa biblioteca è schedata a temi. Per lui si trattava quindi di un collezionismo funzionale. Ancora oggi io lavoro così, quando invento un nuovo decoro vado a pescare lì.

Cucina e sala da pranzo di Casa Fornasetti, Milano Foto: SteoFoto

Da dove viene quel viso di donna diventato “icona delle icone” di Fornasetti?
I piatti con il viso di donna sono diventati ormai quasi un logo dell’azienda, riconoscibili e dall’identità fortissima. Quel viso non l’aveva disegnato lui, era una stampa di fine Ottocento che aveva le caratteristiche del viso neoclassico enigmatico, graficamente perfetto e che si prestava ad essere declinato in oltre 300 variazioni diverse. Con questa serie ho voluto costruire un’installazione di piatti sospesi con fili dal soffitto che si muovono con l’aria, come fossero mobiles, e un tessuto stretch bianco che crea delle forme geometriche che attraversano la sale creando giochi di luce in questa “pioggia” di piatti.

Fornasetti: Piatti in porcellana della serie ‘Tema e variazioni’, 1950-1980 (Diametro: 26 cm)

La mostra a La Triennale era legata anche agli esordi di suo padre poco più che ventenne…
Quando, nel 1933, per la prima volta, mio padre presentò dei foulard di seta stampati in litografia e un mix di altre tecniche, cosa molto inconsueta tra l’altro, non furono accettati per la mostra ma colpirono Gio Ponti. Lui era convinto che mio padre dovesse utilizzare tutta la sua fantasia, unita alla tecnica, per trovare il metodo con cui poter trasferire le immagini artistiche su oggetti di uso quotidiano. Il loro sogno – utopia era quello di mettere insieme artigianato, industria e arte per creare dei multipli infiniti senza porsi il problema dell’edizione limitata. Questa loro idea, poi, si rivelò poco attuabile. Esposero a La Triennale una serie di prototipi che indagavano varie tecniche artigianali dalla ceramica, al mobile, al metallo sbalzato, al vetro, al ricamo, al pizzo ecc… Una caterva di oggetti fantastici e innovativi realizzati per l’industria, che ebbero un grande successo di pubblico e di critica. Gli industriali di allora a cui chiedevano di produrli però storcevano il naso, non erano abituati a pensare oggetti con sopra visi, occhi e figure “originali” allora mio padre iniziò a lavorare nel suo atelier per produrre da solo i suoi oggetti seriali. Negli anni ’50 – ’60 la sua attività contava circa 20-30 dipendenti ed esportava in tutto il mondo.

Vaso in ceramica "L'ape al naso" di Fornasetti by Bitossi

C’è ancora spazio per la scoperta? Ha trovato cose nuove durante la preparazione della mostra, o qualcosa che ha visto semplicemente con occhi diversi?Succede spesso. Mi è capitato di trovare dei suoi pensieri inediti come questo, ad esempio: «Mi reputo l’inventore del vassoio perché ad un certo momento della nostra civiltà non si sapeva più come porgere un bicchiere, un messaggio, una poesia. Sono nato in una famiglia di pessimo buon gusto e faccio del pessimo buon gusto la chiave di liberazione della fantasia». Vere scoperte di oggetti non proprio ma qualche disegno, schizzo con idee e varianti di colore inedite… Poi, ho scoperto un’altra cosa, che non c’entra con la mostra ma è curiosa da raccontare: al Victoria & Albert Museum di Londra, in una mostra a proposito di “delitto e decorazione”, furono esposte negli anni ’70 una selezione di opere comparate tra decorative, considerate kitsch, e concettuali (minimaliste), considerate valide. Le opere “negative” erano sopra dei bidoni della spazzatura (tra cui un mobile di mio padre! Ride, ndr)… Sarebbe interessante rivedere quella mostra con occhi attuali.

Gli anni ’70 sono stati tempi duri per il concetto di decorazione. La mostra racconta anche il contesto in cui suo padre ha lavorato…
Piero Fornasetti. 100 di follia pratica è stato un gancio interessante per affrontare temi legati all’architettura perché, a mio parere, la decorazione è un fatto sempre più importante in tutti gli aspetti della relazione dell’uomo con ciò che lo circonda. La decorazione è ovunque, non se ne può fare a meno. Quest’estate ero in Africa e mi sono reso conto, più che mai, di quanto la natura sia decorazione, pur legata alla sua funzione. Nulla è casuale però tutti ci chiediamo perché le zebre hanno quelle striature, perché quei colori… Noi, tutto sommato, siamo degli “scimmiottatori” volgarissimi di questa meraviglia assoluta.
Ha sempre meno senso imitare o copiare la natura dobbiamo interpretarla, anche la decorazione può essere concettuale e Fornasetti è certamente un esempio del rapporto tra arte e design e di quel labile confine, sempre più sfumato, che intercorre tra le discipline. Se dovessimo definire dei confini per il design dovrebbe essere sempre in relazione all’uso e alla funzione: il pezzo di design che perde la ragione d’uso diventa arte.

Mostra Fornasetti

Su cosa vorrebbe lavorare domani Barnaba Fornasetti?
Mi piacerebbe sviluppare dei progetti legati il meno possibile al prodotto, vorrei realizzare delle installazioni per spazi pubblici. Mi piacerebbe molto tornare a lavorare sulla decorazione dell’architettura, sull’esterno degli edifici. Milano, ad esempio, è oscurata da nebbie e traffico urbano e facciamo fatica a notare quanta bella decorazione esiste sulle facciate, chi ci vive non la vede più. Sarebbe bello fare un libro sulle facciate dell’architettura civile milanese, degli ingressi, dei portoni di vari secoli. In fondo, ormai, siamo tutti vittime dei prodotti. Rendiamo economicamente sostenibile il pensiero! Adoro la frase di Alessandro Bergonzoni “facciamo voto di vastità”.

Piero Fornasetti (Milano, 1913 – 1988, Milano) è stato pittore, scultore, decoratore d’interni, stampatore di libri d’arte e creatore di oltre undicimila oggetti. Per la varietà dei decori, la produzione di Fornasetti è una delle più vaste del XX secolo.
Celebrato come uno dei talenti più originali e creativi del Novecento, durante la sua carriera Fornasetti ha dato vita a un linguaggio di immagini immediatamente riconoscibile, ricco di colore, saturo di spirito e umorismo.

Barnaba Fornasetti (1950), figlio di Piero, porta oggi avanti la tradizione del padre, continuando a produrre e a ravvivare i motivi Fornasetti. Direttore e cuore artistico dell’azienda, Barnaba custodisce l’eredità del padre, con riedizioni dei pezzi più rappresentativi e “reinvenzioni” nella tradizione di produzione artigianale inaugurata dal padre.

 

Piero Fornasetti. La follia pratica
a cura di Barnaba Fornasetti

11 marzo – 14 giugno 2015

Museé des Arts Decoratifs (Museo di Arti decorative)
107, rue de Rivoli, Parigi

Orari: martedì – sabato11.00 – 18.00
g
iovedì 11.00 – 21.00

Info: +33 (0)1 44 55 57 50
www.lesartsdecoratifs.fr

www.fornasetti.com

*servizio fotografico a casa Fornasetti, Milano a cura di SteoFoto


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