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PIETRASANTA | Ex Marmi Complesso Post-industriale | 5 luglio – 8 agosto 2014

Intervista a FILIPPO SCIASCIA di Francesca Di Giorgio 

Mata Hari, in malese, per noi “Occhio dell’Alba”, “Sole”, ricorda il soprannome legato alla vita avventurosa di una donna diventata personaggio tra storia e mistero ma, come racconta Filippo Sciascia, con il film Matahari non c’entra assolutamente nulla. Il titolo della mostra personale – inaugurata il 5 luglio e che si chiude venerdì 8 agosto – realizzata ad hoc per gli spazi dell’Ex Marmi a Pietrasanta, riassume, in una sola parola, quella che è diventata la lingua di appartenenza dell’artista di origine siciliana (Palma Di Montechiaro, Agrigento, 1972) da quando, alla fine degli anni ’90, ha posto le basi del suo studio a Bali, in Indonesia.
Come è accaduto per Lux Lumina (personale a Castel dell’Ovo, Napoli, 2012) e Bali Bulè (insieme a Luigi Ontani e Ashely Bickerton al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 2013) Matahari aggiunge un capitolo fondamentale, in cui si ritrova “l’asse” Oriente – Occidente che caratterizza tutto il suo lavoro… 

Filippo Sciascia. Matahari, veduta della mostra,5 luglio - 8 agosto 2014, Ex Marmi Complesso Post-industriale, Pietrasanta (LU)
Metti in relazione Matahari ai tuoi precedenti progetti?

La parola matahari significa “occhio del giorno” inteso come sole e lo ricollego al mio precedente lavoro Lux Lumina dove la luce è l’anello di congiunzione dei temi e delle motivazioni che hanno movimentato poi i soggetti dei quadri, video e installazioni.

L’allestimento negli spazi dell’Ex Marmi seguirà…
La naturale influenza del posto in cui vivo, l’Oriente, e il posto dove sono nato, l’Occidente.

Filippo Sciascia. Matahari, veduta della mostra,5 luglio - 8 agosto 2014, Ex Marmi Complesso Post-industriale, Pietrasanta (LU)
Gremano Esiatico
, ci trasporta a Bali ma sempre con un “debito” nei confronti della tradizione iconografica greco-romana…

La serie di sculture Gremano Esiatico è stata pensata per essere esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, quindi, si confrontava direttamente con le sculture antiche di quel magico museo con il quale, sin dall’inizio, mi sono relazionato, l’ho fatto però dipingendo: in apparenza le mie sono sculture, ovviamente tridimensionali, ma in realtà è un effetto ottico poiché queste teste, d’ispirazione greco romana, sono dipinte su tavole di legno sagomate in modo da creare un effetto scultoreo.

Filippo Sciascia. Matahari, veduta della mostra,5 luglio - 8 agosto 2014, Ex Marmi Complesso Post-industriale, Pietrasanta (LU)

Ancora una volta prelevi vari spunti dal passato per guardare avanti…
Ancora più importante della testa per me è il retro dell’opera proprio perché è il mio, il nostro, passato artistico della classicità il fronte anch’esso pittorico e il mio progetto, che mando avanti da anni e che vede la luce come ricerca. In Lux Lumina o Matahari, studio la luce fisica, scientifica, antropologica, a partire dalla luce scaturita dall’universo a quella dei fulmini, a quella catturata dalla ghiandola pineale, la luce del processo della sintesi clorofilliana, la luce religiosa divina dell’estasi o del nirvana, quella che cerchiamo sempre, e da sempre, dall’evoluzione dell’uomo delle civiltà. La luce della conoscenza per comprendere la vita in generale (questo per la parte scultorea del progetto). La seconda metà dei lavori esposti, sono quadri su supporti di legno sagomati che si avvicinano alla tridimensionalità della scultura, quindi c’è un continuo rimando alla scultura e alla pittura che nei soggetti si ricollegano alle tematiche del progetto Lux Lumina: questo è il mio modo di vedere e ricollegare il mio lavoro precedente con il nuovo.

Filippo Sciascia. Matahari, veduta della mostra,5 luglio - 8 agosto 2014, Ex Marmi Complesso Post-industriale, Pietrasanta (LU)
Sei nato in Sicilia, hai vissuto a Firenze e a New York… Poi, quasi per caso, Bali è diventata la tua base. Dove si trova ora il tuo studio e cosa vedi dalla finestra?
Il mio studio è a Bali dal 1998 ma dentro la mia testa trovo Agrigento, Firenze, New York e Bali, lontane tra loro, in tutti i sensi, però nei miei lavori questi quattro luoghi sono presenti contemporaneamente. I materiali diversi e i soggetti creano un ibrido scaturito dalla forte influenza assorbita in questi posti così diversi. Seguendo anche l’etimologia del mio nome Filippo Sciascia… Filippo è qualcosa che mi fa sentire di appartenere alla civiltà greco romana ma se noi indaghiamo ulteriormente la parola ci accorgiamo che l’estensione stessa è inevitabilmente riconducibile ad una parola occidentale: dal greco antico philos, “amico”, “amante” e hippos, “cavallo”. Sciascia, invece, è una parola di origine araba riconducibile per svariati motivi a una nostra Sicilia.

La mostra è un progetto estivo della tua galleria di riferimento italiana, Poggiali e Forconi (Firenze). Il fatto che sia realizzata a Pietrasanta, in un ex laboratorio del marmo ora spazio polifunzionale, in quale direzione ti ha portato?
Nella direzione più naturale: ho considerato il fatto che Pietrasanta è un luogo storicamente legato alla scultura da qui la scelta di esporre le mie sculture come nucleo centrale di tutto il progetto.

Filippo Sciascia. Matahari

5 luglio – 8 agosto 2014

Ex Marmi Complesso Post-industriale
Via Nazario Sauro 52, Pietrasanta (LU)

Info: +39 333 8073318
www.poggialieforconi.it

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