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PARMA | Fiere di Parma | 4 – 6 ottobre 2014

ART PARMA FAIR dal 4 al 6 ottobre 2014 (vernissage venerdì 3 ottobre dalle 16.00 alle 19.00, su invito). L’evento riservato alle gallerie d’arte si svolgerà in concomitanza con la nota rassegna Mercanteinfiera presso il padiglione 7, il Palacassa.

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La prima edizione di Art Parma Fair si preannuncia come importante momento di scambio e di confronto tra galleristi e pubblico, un appuntamento da mettere in calendario per tutti coloro che amano l’ARTE.
Solo per menzionare alcune gallerie presenti, oltre alla Steccata, Armanda Gori, Deniarte curatrici anche delle mostre collaterali, la Cinquantasei, Bonioni Arte, Lara e Rino Costa, Colossi Arte Contemporanea, Eidos Immagini Contemporanee, Studio Vigato, La Telaccia, la Art&Co di Parma, e tante altre.
La qualità delle opere esposte spesso di importanza museale basterebbe già a renderla un ottimo salotto dell’Arte, ma creare ogni anno nuovi contenitori di emozioni in collaborazione con le Gallerie presenti, rende ancora più allettante la visita della manifestazione.

Per l’esordio in territorio parmense, Art Parma Fair ha in serbo tre mostre museali di grande rilievo.

La follia del genio: Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi.

Pietro Ghizzardi, Ritratto di donna, tecnica mista su cartone, cm 80x50L’esposizione, curata dalla Galleria Centro Steccata di Parma, intende offrire una diversa chiave di lettura del mondo pittorico, scultoreo e umano di due geniali figure artistiche riconosciute a livello internazionale: gli animali, non necessariamente feroci, di Antonio Ligabue e i ritratti, in prevalenza femminili, di Pietro Ghizzardi. Entrambi concepiscono la pittura come un importante strumento per fissare passioni travolgenti e inquietudini della mente, dalle loro opere esala il profumo della vita vera, cruda e reale rendendoli così tremendamente contemporanei.
Nella vitalità degli occhi dei soggetti ritratti e scolpiti e nei colori decisi e talvolta violenti troviamo i messaggi di un malessere che diventa universale: è un messaggio per l’umanità, un grido di sofferenza, una risposta all’emarginazione che entrambi dovettero subire.
Per Ghizzardi le figure femminili, i volti di donne e i corpi seminudi sono le icone imprescindibili della sua pittura, sia quelle celebri delle attrici che quelle semplicemente incontrate rimangono come fantasmi suggeriti da un istinto che si esprime in puri termini di fantasia.
Ligabue da parte sua, tanto in pittura quanto in scultura, attinge dal ricco repertorio della sua memoria immagini d’impressionante verità e, al tempo stesso, di fulminante fantasia; animali selvaggi, soprattutto tigri, leopardi, leoni, ma anche animali domestici e da pascolo, che per Ligabue rappresentavano la fuga dalla realtà verso un suo mondo fantastico e ignoto.

La mostra si compone di venti tecniche miste su cartone che rappresentano ritratti di donne, uomini, animali e personaggi dello spettacolo per Pietro Ghizzardi e di opere ad olio, disegni, litografie e soprattutto le 35 sculture in bronzo note come “Il bestiario” per quanto riguarda Antonio Ligabue.

Antonio Ligabue, Leopardi nella foresta, 1962, olio su tela, cm 70x100

Colori Profondi: Umberto Mariani e Nando Crippa.

A cura di Valerio Dehò, in collaborazione con Armanda Gori Arte. La mostra propone le opere di Umberto Mariani e i personaggi in terracotta colorata di Nando Crippa.

Intervista a UMBERTO MARIANI del 16 maggio 2014, nel suo studio in via Mecenate a Milano, di Valerio Dehò.

Ogni artista si caratterizza e si fa conoscere spesso per degli elementi che lo distinguono, per la sua originalità; tu come sei arrivato a elaborare questa estetica della piega, del panneggio?
Con il tempo questo elemento è diventato il protagonista della mia tela, della superficie che elaboro, ma non è stata una cosa programmata. Lavorando ho cominciato a dare più importanza a certi elementi che erano presenti già nei miei lavori degli anni Sessanta e Settanta. È stata una lenta maturazione sugli elementi visivi a cui ho deciso di dare un valore fondamentale.

Il panneggio si ricollega forse al porticato, alla sua regolarità delle colonne?
Certamente, poi è importante per me il fatto che, utilizzando le stesse forme, gli stessi stili, ogni architetto riusciva ad essere diverso, cioè se stesso. Elementi certi, predefiniti, però ognuno riusciva ad essere se stesso, pur utilizzando il medesimo stile, i medesimi elementi. Vedi, è la stessa cosa con la mia passione per le anfore, le brocche, i recipienti che derivano dalla civiltà cretese. Sono forme che hanno due o tremila anni, forme essenziali derivate dall’utilizzo costante, da una ricerca di essenzialità che accompagna tutta la storia dell’uomo. Il panneggio è la stessa cosa, lo conosciamo dai tempi degli egizi e dai greci, ma ogni volta è diverso, cambia pur rimanendo identico. Ci sono due statue di Ottaviano Augusto: Augusto Imperatore e Augusto Pontefice Massimo. Nella prima è rappresentato con la corazza e la lancia nella mano destra, come simboli del potere civile e militare. Nell’altra, nella sua funzione di divino in terra, ponte tra i terreni mortali e le divinità, è avvolto solo da un panneggio che lo ricopre dal capo fino ai piedi. Nessun altro simbolo, solo il manto definisce, ricchissimo di pieghe, il suo ruolo superiore.

È quindi un simbolo universale e senza tempo?
Certamente è questo che mi ha affascinato, per questo dai primi anni Novanta compare nei miei lavori.

Umberto Mariani, La forma celata, 2008, vinilico e sabbia su lamine di piombo, cm 80,5x60,5

Ma perché celi la materia, il piombo, materiale così ricco di simbologie e di storia, e lo trasformi, lo colori?
Lo faccio diventare un tessuto, lo faccio diventare altro. Io, a volte, ricopro il piombo con la foglia d’oro e così divento l’alchimista perfetto. Solo ogni tanto lo faccio rimanere com’è, lo lascio al suo colore naturale.

La verità è nascosta, fugge dal linguaggio? Non possiamo mai conoscerla completamente?
Qualche anno fa c’era una ditta che cercava di far passare la pubblicità come una forma d’arte e aveva chiamato noi artisti a lavorare e fare dei progetti. Ci hanno chiesto la differenza tra le due però sono esattamente all’opposto. Se l’immagine vuole essere artistica deve conservare una certa parte di enigma, più questo è forte e più l’opera d’arte dura nel tempo, cioè riesce a rinnovare il mistero presso gente diversa. La pubblicità invece deve essere esplicita, diretta, deve far riconoscere il messaggio al pubblico dei consumatori. L’arte è altra cosa; negli ultimi venti anni ho lavorato su questa idea della “forma celata” e questo per dichiarare la mia poetica di un’arte che è sostanza del mistero e non solo dell’apparenza.

L’arte invece è quindi un mistero che attende di essere rivelato. Ma quali sono i colori che prediligi, se ci sono?
Mi piacciono soprattutto il bianco e il nero, ma anche i colori profondi, come l’indaco che mi deriva dai viaggi che ho fatto. Ho viaggiato in tutto il mondo ed in Africa ho conosciuto i Tuareg; il loro indaco è straordinario. È interessante che Lefranc & Bourgeois, la prima ditta che ha prodotto i colori in tubetto e ha reso possibile l’en plein air degli Impressionisti, sia stata la prima a produrre un colore del genere. L’indaco, nello spettro dei colori, è tra il blu e il violetto; per questo hanno inventato il Blu Tuareg, un blu che ha dei riflessi violacei. Il colore indaco, che in origine veniva ricavato da una pianta, veniva utilizzato per tingere i tessuti con una tecnica rudimentale. Così, con il sudore e l’uso quotidiano, il colore restava sulla pelle dei Tuareg che venivano chiamati gli Uomini Blu. Per questo mi piacciono i colori profondi, che hanno uno spessore. Come le mie opere.

Nando Crippa, Adamo&Eva, 2014, terracotta dipinta, cm 55,5x14x 13,5

NANDO CRIPPA

“I personaggi di Nando Crippa, scultore lombardo che adopera la terracotta colorata, hanno rigore e assolutezza in una forma, che evolve ma non si rivela mai completamente. Le stesse espressioni dei suoi personaggi sono bloccate, non si aprono a sentimenti o altre manifestazioni vitali. Sono “ometti” alti pressappoco 30 centimetri e non vogliono crescere, vogliono restare dei quasi-giocattoli semplicemente perché non ce n’è bisogno e non se ne avverte la necessità.
Quello dell’artista è, in ogni caso, un universo singolare in cui prevale la solitudine. Lo spazio metafisico riprodotto in elementi minimali fa diventare le scene costruite in terracotta delle “kammerspiel”, dei teatri da camera.
D’altro canto, l’universo di Nando Crippa è fatto di piccoli gesti quotidiani, amplificati e resi esemplari da leggeri spostamenti semantici. Tutto è piccolo in questa dimensione, le sue sculture sono realizzate in un materiale che, della sua precarietà, riesce a farne un elemento significativo; la fragilità umana non è una definizione e basta, ma costituisce una realtà”.
(Valerio Dehò)

On the road: Mario Schifano

On the road, a cura della Galleria Costa Deniarte, presenta le maestose opere di Mario Schifano, l’artista che ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale della Pop Art italiana ed europea.

Appartiene a Mario Schifano, una connotazione enciclopedica, On The Road, che parte da una stagione “analitica”, monocroma, a cui vengono ad aggiungersi altre cromie, fino a farne un tripudio di colori, una manifestazione del primato del vedere, del mettersi dalla parte dello spettacolo, come sostanza, come forma, di una recitazione che non attenua mai la sua forza espressiva, anche quando tocca il nucleo espressivo formale, pittorico, di una tematica, come Coca Cola.
Di Mario Schifano si può dire che è stato un rapitore d’immagini, un selezionatore della modernità, con spirito futuristico, nel senso della violazione delle sacralità scadute, in favore di uno scatto vitale, che aggiunge al dato di cronaca, un effetto del tutto altro, una cometa desiderante che si trascina dietro tutta una messa a nudo di significati, appartenenti alla memoria individuale e collettiva, prendendo tutto quello che gli sembra utile alla costruzione del suo panottico che non ha una filosofia direttiva, ma si fa esso stesso filosofia e modo di vivere, anche nella sua sregolatezza che vuole fondare in uno stile, come complicità di tanti stili diversi, presi per frammenti, a volte isolati, a “oltre” messi insieme, in una sperimentalità che è frutto dei materiali utilizzati, a volte spessi fino all’informale, a volte sottili come una pelle fotografica”.

Mario Schifano, Futurismo Rivisitato 1978-81, spray smalto su tela cm 88,05x 100,05. Collezione privata Cuneo

Il taglio de nastro sarà affidato alle mani dell’On. Prof. Vittorio Sgarbi e del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, sabato 4 ottobre alle ore 11,00.

ART PARMA FAIR

4 – 6 ottobre 2014

Vernissage su invito:
venerdì 3 ottobre dalle 16.00 alle 19.00

FIERE DI PARMA
Viale delle Esposizioni, 393A

Orari: sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00 – lunedì dalle 10.00 alle 13.00

Info:
www.artparmafair.it
francesca@romagnafiere.it

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