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DRO (TN) | Centrale Fies | #Report

Si è appena chiusa la trentottesima edizione del Festival Drodesera dal titolo  S U P E R C O N T I N E N T ² (dopo l’edizione dello scorso anno, SUPERCONTINENT DUE, o meglio, al quadrato).
«Performer, artisti, filosofi, curatori, sound designer, architetti, ricercatori, registi in procinto di riappropriarsi tanto delle tradizioni e dei simboli quanto del proprio futuro, aprendo nuove visioni, cambiando posto alle cose, producendo biodiversità e complessità di segno, di contenuto, di nuovi sguardi in nuove terre compiendo atti sciamanici». Questo è il nostro report…

Sarah Vanhee /CAMPO. Unforetold. per Centrale Fies_Supercontinent2

di CORINNA CONCI

Abbiamo bisogno del gesto che canalizza, energie e sentimenti, dall’alto verso la terra e da una persona all’altra. Bisogno che diventa primario in una quotidianità che scolla l’essere umano dalla natura, lo allontana dalla capacità di sentire con l’altro, lo proietta in una competizione che mira al potere. Ricordarsi dove si è situati nel mondo, aprire verso l’esterno il proprio sistema autocentrato, non smettere processi di autoanalisi per rimanere ancorato ai miti universali.

Sarah Vanhee /CAMPO. Unforetold. Photo credits Beniam Boar per Centrale Fies_Supercontinent2

Ma stiamo sull’azione. In questo i giovanissimi sono gli unici a poterci venire in aiuto. «Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere» sosteneva Piero Manzoni. E i bambini lo sanno fare davvero. Concepiscono domande lucide – «Da dove veniamo?» – alle quali rispondono con giochi concreti, per comprendere la realtà. Sono coloro che divinano, in grado di ricordarci attraverso il comportamento la matrice autentica dell’umano. Capaci di fondersi nella materia l’uno dell’altro e diventare una creatura intera, sono pronti anche ad andare in direzioni diverse per godere della propria autonomia. È così che viene presentato Unforetold, spettacolo concepito da Sarah Vanee in stretta collaborazione con sette bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Un linguaggio verbale inventato lascia spazio ai potenti gesti mossi in un posto segreto, che assomiglia alla paura ma rappresenta anche la forza: è quel buio che permette di riposare e proteggersi, di ritrovarsi con se stessi ogni volta che lo si vuole. Un mondo immaginario che risuona di cose molto più vere e profonde di quelle del nostro pianeta.

Philipp Gehmacher. My shapes, your words, their grey. Photo credits Alessandro Sala/ Roberta Segata/ Eleonora Tinti (specificato nella nominazione del file) per Centrale Fies_Supercontinent2

E se le parole servissero per raccontare cos’è l’assenza di parole? «Che cos’è il silenzio? Forse il grigio è il colore del silenzio. O non è per nulla un colore, ma più uno stato, una temperatura, o, oserei dire, un sistema di pensiero». Così Philipp Gehmacher presenta la sua performance My shapes, your words, their grey, un’indagine sullo spazio grigio dove l’espressione ha un corpo e gli oggetti diventano performativi, dove i gesti disegnano il suono della voce.  «Il linguaggio grigio se ne intende di comunicazione e gli oggetti grigi di azione». L’artista maneggia con delicatezza la sua idea di “grey area”, un rettangolo da portare con sé, la cosa più preziosa e fragile. Muovendosi tra le figure nella stanza, Gehmacher scuce i confini tra le persone e tra gli oggetti, nuotando nella musica live di Gérald Kurdian. Si animano di nuovo quegli interrogativi, quelli sulla caratteristica antica dell’umano, attraverso la ricerca di ciò che eravamo nell’infanzia. Così si ricontatta la vita, le cose che ci circondano come un bosco, un fiume, la percezione dell’acqua sul corpo.

Sotterraneo, Overloa. Photo credits Alessandro Sala per Centrale Fies

«Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che diavolo è l’acqua?”». Su questa domanda tratta da un discorso dello scrittore David Foster Wallace s’impernia lo spettacolo Overload di Teatro Sotterraneo. Il saggista, reputato la mente più brillante della sua generazione, spiegò il contenuto di questa storiella così: «… spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle più difficili da vedere e di cui parlare». A cosa dare attenzione quindi, e quale significato attribuirgli? Foster Wallace nei suoi libri smascherava la società contemporanea raccontando le difficoltà dei rapporti tra le persone, l’ossessione per il denaro e le cose materiali, l’assillante competizione sociale, la droga,  il potere, l’intrattenimento. L’intrattenimento: ma cos’è  davvero quest’attività che porta a “non pensare” e a “non sentire”? Sotterraneo mette a disposizione link di contenuti alternativi al tema dell’acqua, messaggi mediatici esilaranti, alzando il volume degli applausi per le vittorie di concorsi di bellezza e Formula 1, aumentando l’incapacità di rimanere concentrati su argomenti fondamentali come quelli di Foster Wallace. Tema delicato, perché il protagonista è morto prematuramente e in modo drammatico dieci anni fa. Ma i concetti che reggono Overload sono densi: un pensiero più è profondo e più è noioso, la sensibilità più è grande più è facilmente distruttibile e l’ironia è uno strumento molto efficace. Così, sembra non essere sufficiente saper pensare o sentire, ma serve essere coscienti di “cosa pensare” e di “cosa sentire” perché come disse Foster Wallace: “La Verità con la V maiuscola è sulla vita prima della morte. È sul valore reale di una vera istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la semplice consapevolezza, consapevolezza di cosa è reale ed essenziale, ben nascosto, ma in piena vista davanti a noi, in ogni momento, per cui non dobbiamo smettere di ricordarci più e più volte: “Questa è acqua, questa è acqua”».

Dewey Dell, I am Within. Photo credits Alessandro Sala, Roberta Segata o Eleonora Tinti (specificato nella nominazione del file) per Centrale Fies_Supercontinent2

Un mare può accogliere, inghiottire, abbracciare. Confondere. Un blu dentro al quale una bambina con rigore gestisce il proprio mondo emotivo. Ma come si può mettere in ordine ciò che è stra-ordinario per sua definizione e indole?  Straordinàrio, dal latino extraordinarius, composto da extra «fuori» e ordinem «ordine». Un conflitto tra confusione e controllo, che da interiore diventa esteriore. Lo scontro si materializza nei gesti impeccabili di Gioia Pascucci che tratteggia una coreografia della disciplina sull’impeto di quel sentire che sconvolge. La dodicenne interpreta I am within di Dewey Dell, confermando che i giovani non sono dei piccoli adulti ma creature capaci di altro, diverse e impegnate a costruire contemporaneamente una realtà interiore – della propria personalità – e una realtà esterna, assemblando informazioni che travolgono ogni giorno. Ma non solo. Mentre crescono, sono in grado di fornirci con semplicità questioni di caratura metafisica e ontologica, canalizzando in modo istintivo messaggi universali. E il nostro tentativo di tradurre a parole tutto questo ancora fallisce, poiché esistono concetti per natura indicibili, come la bellezza.

Dewey Dell, I am Within. Photo credits Alessandro Sala, Roberta Segata o Eleonora Tinti (specificato nella nominazione del file) per Centrale Fies_Supercontinent2

Drodesera XXXVIII edizione
S U P E R C O N T I N E N T ²
Direzione Artistica a cura di Barbara Boninsegna, co-curatela Filippo Andreatta

Centrale Fies, Dro (TN)

20 – 28 luglio 2018

BUILDING CONVERSATION (NL), MARCO D’AGOSTIN (IT), DEWEY DELL (IT), PHILIPP GEHMACHER (AT),  HALORY GOERGER + ANTOINE DEFOORT (BE/FR) – L’AMICALE, JACOPO JENNA (IT), OHT + ORCHESTRA HAYDN ORCHESTER (IT), TIAGO RODRIGUES / TEATRO NACIONAL D. MARIA II (PT), UROK SHIRHAN (IQ/NL), ALMA SÖDERBERG + HENDRIK WILLEKENS (SE/BE), SOTTERRANEO (IT), SARAH VANHEE / CAMPO (BE), DRIES VERHOEVEN (NL), MARIA HASSABI (CY), LINA LAPELYTÉ (LT), MARIO MIELI (IT), GIOVANNI MORBIN (IT)

+ 12 LIVE WORKS ARTISTS > ANNE-LISE LE GAC (FR), CHRISTIAN BOTALE MOLEBO (RDC/FR), JUDITH RAUM (DE), RODRIGO BATISTA DE OLIVEIRA (BR/NL), NYAKALLO MALEKE (ZA/CH) , ELY DAOU (LB) , REZA MIRABI (IR/DE) , URSULA MAYER (AT/UK) , MICHELE RIZZO (IT/NL) , BETO SHWAFATY (BR) , CINTHIA DE LEVIE (AR), PHUMULANI NTULI (ZA)

FILM SESSION > JORDI COLOMER (ES), WERNER HERZOG (DE), KRISTINA NORMAN (EE), DRIES VERHOEVEN (NL)

CLUB SESSION > COSMESI (IT), THEA HJELMELAND (NO), GÉRALD KURDIAN (FR), JOHN THE HOUSEBAND (SE)

TALKIN’ ABOUT >  EMANUELE COCCIA (IT), FILIPPO MINELLI (IT), UGO MORELLI (IT), LUCA RUALI + NICOLA DI CROCE + MATA TRIFILÒ (IT)

REPORT DI SABATO 28 LUGLIO

Filippo Minelli (IT)
Talkin’ About

Building Conversation / Lotte van den Berg (NL)
Conversation without words

Giovanni Morbin (IT)
Conversazione con GO – ibridazione 7

Dries Verhoeven (NL)
Homo Desperatus
film session 

Philipp Gehmacher (AT)
My shapes, your words, their grey
idea, performance, spazio, oggetti / concept, performance, space, objects Philipp Gehmacher
assistente spazio e oggetti / assistance space & objects Susanne Griem, Stephanie Rauch
suono / sound Gérald Kurdian
organizzazione / production Stephanie Leonhardt
produzione / production Mumbling Fish
coproduzione / coproduction Tanzquartier Wienprima nazionale/national première

Sarah Vanhee / CAMPO (BE)
Unforetold
concept e regia / concept & direction Sarah Vanhee
interpreti / performance Luka Arlauskas, Warre Beyens, Finne Duym, Monica Keys, Sudenaz Kolukisa, Lily Van Camp & Timon Vanden Berghe
suono / sound Alma Söderberg & Hendrik Willekens
costumi e scenografia / costumes & scenography An Breugelmans
coach dei bambini / children’s coach Inez Verhille
luci / light Lucas Van Haesbroek
scenotecnica / technique Piet Depoortere & Maarten Van Trigt
produzione / production CAMPO
coproduzione / coproduction Kunstenfestivaldesarts 2018 (Brussels); Théâtre Nanterre-Amandiers (Paris); HAU Hebbel Am Ufer (Berlin); BIT-Teatergarasjen (Bergen); SZENE Salzburg & le phénix, scène nationale Valenciennes, european creative hub
questo progetto è stato co-fondato da apap / this project has been co-funded by apap – Performing Europe 2020, co-funded by the Creative Europe Programme of the European Union.
ringraziamenti speciali / special thanks to Manyone, Jakob Ampe, Britt Hatzius, Katja Dreyer, Christine De Smedt, Daniel Blanga-Gubbay, Judith Wielander, Tine Vanhee, Johny Vanhee, Marleen Deseure, Xiri Tara Noir, Anna Rispoli, Mylène Lauzon, Mette Edvardsen, Sarah Vanagt, & Marika Ingels
voce narrante / spoken language Lutie Chaaka

prima nazionale/national première

Dewey Dell (IT)
I am Within
di / by Dewey Dell
con / with Gioia e Alma Pascucci
coreografia / choreography Teodora Castellucci
musiche originali / original music Demetrio Castellucci
scene e luci / set and lights Eugenio Resta
costume / costumes Guoda Jaruševiciute
curatrice / curator Agata Castellucci
ringraziamenti speciali / special thanks Lisa Pazzaglia
produzione / production Societas 2018
Con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”

Sotterraneo (IT)
Overload
concept e regia / concept and direction Sotterraneo
in scena / on stage Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura / dramaturgy Daniele Villa
luci / light design Marco Santambrogio
costumi / costumes Laura Dondoli
sound design Mattia Tuliozi
attrezzistica / props Francesco Silei
grafiche / graphic design Isabella Ahmadzadeh
distribuzione estera / International promotion Giulia Messia
produzione / production Sotterraneo
coproduzione / coproduction Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020, Programma Europa Creativa dell’Unione Europea
contributo / contribution Centrale Fies_art work space, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
sostegno / with the support of Comune di Firenze, Regione Toscana, Mibact, Funder 35, Sillumina / copia privata per i giovani, per la cultura
residenze artistiche / artistic residencies Associazione Teatrale Pistoiese, Tram – Attodue, Teatro Metastasio di Prato, Centrale Fies_art work space, Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin, La Corte Ospitale – progetto residenziale 2017, Teatro Studio/Teatro della Toscana, Teatro Cantiere Florida/Multiresidenza FLOW
Overload (studio) ha vinto il premio Best of BE Festival tour 2016 (Birmingham, UK) – Overload (studio) has won the Best of BE Festival tour 2016 award (Birmingham, UK)
Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory. E’ residente presso l’Associazione Teatrale Pistoiese / Sotterraneo is part of Fies Factory project. The company is resident at Associazione Teatrale Pistoiese

Thea Hjelmeland (NO)
Thea Hjelmeland performance
Club Session
WOWAWIWA/ Alma Söderberg + Hendrik Willekens
WOWAWIWA
Dj performance

Info: info@centralefies.it
www.centralefies.it

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