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MILANO | Studio Vigato | 28 febbraio 2013 – 12 aprile 2013

Enzo Esposito è uno di quegli artisti che ha guardato con grande intensità all’Espressionismo nordico e alle sue proliferazioni, compresa quella (Espressionismo astratto), che ha trovato largo spazio negli Stati Uniti. Si tratta comunque di una lunga tradizione presente nel pensiero occidentale, che ci ha abituati a concepire come insuperabile la differenza che separa la parola e le cose, i segni dal linguaggio, e i referenti dalla realtà, l’uomo e la terra, “noi” e gli “altri”, la tecnologia e l’ambiente.
Esposito quale possessore del “segno” e del “colore”, possiede in dono, la facoltà, di nominare lo spazio, di significare con le sue impronte cromatiche l’universo. Per lui è indispensabile la necessità di narrare, col suo caleidoscopio cromatico, sommato al segno duro e rotto, le rovine ancora luminose di quella grande metafora del “viaggio”, che ha dominato tutta la nostra cultura.

I quadri di Esposito spingono davanti a noi forme colorate, che si frangiano in certi punti, a cui magari viene sovrapposto un altro rettangolo di tela per formare un intoppo al fluire della materia, in cui il colore forte, squillante, come nei “fauves”, crea zone luminose intense che si affiancano ad altre cavernose, abbuiate, tese a fissare il mistero degli spazi, che solo la mente e non l’occhio fisico riesce ad intuire. Questo lavoro si presenta cosi come metafora di un mondo frammentato, irradiante, incomponibile, “colore e calore”, in cui le figure che abitano il nostro pensiero, sono frammenti virtuali, che possiamo cogliere nel loro processo di metamorfosi e trasfigurazione. Esposito sa che non è certo facile imprigionare lux, o lumen, cogliere la loro irriducibile alterità, con strumenti come i pennelli o le spatole, per portarla dentro le vene dell’opera, ma soprattutto per riuscire a darle un ordine, una bellezza, una ragione.

Quello che ci interessa capire è questo intreccio tra il flusso delle emozioni, il pathos e lo sguardo che crea la visione, le immagini, immettendo quindi in esse tutto il percorso che le ha generate, i “territori mentali” dai quali nasce l’opera. Sentiamo che per Esposito, ogni sentimento provato, ogni sensazione che gli attraversa il corpo e la mente, sono soltanto il riflusso di sentimenti capaci di percorrere il corpo del mondo, o, se preferiamo, egli li proietta fuori di sé, li amplia, li moltiplica, da loro aria e risonanza, finche essi riescano ad essere specchio per le emozioni di tutti noi. (Marisa Vescovo)

Enzo Esposito. Il calore del calore. Opere su carta
A cura di Marisa Vescovo

28 febbraio 2013 – 12 aprile 2013

Studio Vigato
Via Santa Marta 19, Milano

Orari: ma – sab 10.30 – 19.30 Domenica su appuntamento

Info: +39 02 49437856 – +39 392 9022843 / +39 392 9892621
info@studiovigato.com
www.studiovigato.com

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