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MILANO | Federico Rui Arte Contemporanea | 22 novembre 2012 – 25 gennaio 2013

di CLAUDIA BERNAREGGI

Una mostra personale di Enrico Robusti è una sfida. Non soltanto quella ora in corso da Federico Rui Arte Contemporanea a Milano, ma qualunque sua esposizione, persino il suo studio, persino un catalogo.

È una sfida per chiunque osservi i suoi lavori a non sorridere, a non trovare una parentesi della propria vita rappresentata sulla tela, una sfida a non provare la sensazione di déjà vu, una sfida, per i più colti, a non trovare quella sfumatura che si collega all’opera preferita dei primi del ‘900. Enrico dice di essersi ispirato all’espressionismo tedesco, Camillo lo ritrova addirittura prima, in Hieronymus Bosch, io ci vedo del dadaismo.

“Il dadaista – scriveva Jean Arp – inventava gli scherzi per togliere il sonno alla borghesia, il dadaista comunicava alla borghesia un senso di confusione e un brontolio distante e potente tanto che i suoi campanelli cominciavano a ronzare, le sue casseforti ad asciugarsi e i suoi amori scoppiavano in bollicine”.

Nei lavori di Robusti il borghese si trasforma in ciascuno di noi, l’obbiettivo non è tanto quello di distruggere un mondo, quanto quello di demistificare l’apparenza in onore della realtà, nuda e cruda. Ogni tela è un fotogramma di situazioni comuni, quotidiane, anche le più apparentemente banali, reinterpretate dal filtro di una mente estremamente fantasiosa ed ironica. Come camminare per strada e vedere in un angolo la pettegola del paese nel pieno ritmo redazionale da gazzettino ufficiale e dipingerne in un tratto tutti i colori e i suoni e i paradossi. Così Robusti, estremamente influenzato dai suoi esordi di ritrattista, entra nelle nostre case la sera, la domenica mattina durante la preparazione del pranzo con nonni e nipoti, ci segue in una gita fuori porta e durante un pomeriggio in piscina. Gioca con le parole e ne crea titoli, anche questi colorati, grotteschi, immancabili per avere una chiave di lettura più nitida di ciò che sta accadendo nella tela a fianco. Ed è proprio il titolo, forse, ad indicarci la rotta dell’ironia e la disposizione emozionale con cui approcciarci a questi lavori, perchè in effetti, senza il suo apporto, le situazioni ombrose e il grandangolo convesso ci condurrebbero a tutt’altra lettura.

L’estremo espressionismo che caratterizza il disegno tipico di questo artista, ritrova sì effettivo fondamento nell’ispirazione all’espressionismo tedesco e in quel Bosch ricordato da Langone, e l’ironia è sì solo l’ultimo step di un discorso intriso di dettagli e rimandi, ma la verità è che si tratta di un approccio inedito, simile solo a se stesso. Una mostra personale di Enrico Robusti è sicuramente una sfida. Una sfida al paradosso e una sfida a superare le apparenze, una sfida a cogliere la leggerezza nel buio e certamente, per i più colti, a riconoscere il valore nell’originalità del presente, e non solo nel richiamo del passato.

Enrico Robusti. Kiss Me
testo critico di Camillo Langone

Federico Rui Arte Contemporanea
Via Turati 38 – cortile interno, Milano

22 novembre 2012 – 25 gennaio 2013

orari: da martedì a venerdi 15.00-19.00; giovedi 15.00-21.00
sabato su appuntamento

Info:www.federicorui.com
federico@federicorui.com
+39 392 4928569

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