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MILANO | Gilda Contemporary Art | 17 marzo – 15 aprile 2017

intervista a ELENA MONZO di Anna Lisa Ghirardi

Nel cuore più antico della città di Milano la galleria Gilda Contemporary Art apre i battenti con un’importante personale di Elena Monzo.
Conversiamo con l’artista del suo nuovo ciclo di lavori, addentrandoci in punta di piedi nel mondo dell’inconscio e in quello dell’esoterismo.

Artiste: Annalù - Elena Monzo

GildaContemporaryArt, veduta della mostra Elena Monzo, Moon Zoo. Ph Paola Codeluppi. Elena Monzo in dialogo con un’opera di Annalù

Da cosa deriva il particolare titolo di questa mostra, Moon Zoo, giocato tra l’altro nell’ambiguità del rimando al tuo stesso nome?
È un gioco di parole e chiave di lettura di questa mostra, dove Moon (Luna) riguarda la parte femminile, in sintesi il lavoro che porto avanti da sempre. La novità è l’approccio più profondo e una maggiore attenzione, nonché rispetto, alla ciclicità della natura. Zoo raggruppa gli animali totem, carichi di simbologia e leggende orientali, abbinati alle donne raffigurate.
Ad esempio, nell’opera Abissi la presenza di carpe Koi ricorda la leggenda cinese della carpa che nuotò su per un monte con la promessa di essere trasformata in un magnifico drago. Questa coraggiosa carpa combattè contro correnti furiose del fiume Giallo. Si dice che questo pesce determinato mostrò grande eccellenza e coraggio di cuore nel suo desiderio di voler diventare un drago. La leggenda si fonda sull’assioma che solamente affrontando ostacoli e attendendo che la propria interiorità muti come vogliamo, possiamo ottenere ciò che desideriamo ardentemente, ma per questo servono coraggio, pazienza, tenacia e resistenza, esattamente tutte doti, insieme all’intelligenza, che la carpa Koi dimostrò di possedere.

Elena Monzo, Abissi, 2016, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 150x100

Elena Monzo, Abissi, 2016, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 150×100

Nell’esposizione sono presentate ben 25 opere inedite, divise tra tre cicli: un gruppo di carte intelaiate con ritratti di donne sciamano, tra cui l’opera manifesto della mostra: Miss Gilda; un secondo gruppo di carte tonde monotipo sulle quali è stato eseguito un intervento di ricamo con gruppi di personaggi femminili ed un terzo di opere a stendardo esposte come dei baluardi e realizzate con carte cinesi con bordature in stoffa. Quale è il filo conduttore tra i lavori, che dialogano inoltre con l’opera di Annalù?
Nelle sale principali di Gildagallery le opere salienti sono pezzi unici dai colori molto accesi e rappresentano scavi psicologici accompagnati da animali totem. Esse dialogano con le sculture di Annalù Boeretto, che entra in gioco con le sue sciamane tridimensionali modellate con speciali resine brevettate, come Cha’risa (alce), la donna con corna di alce in stretta connessione con la mia Santa Sagre, omaggio alla psicomagia e al magico mondo di Jodorowsky.

GildaContemporaryArt, veduta della mostra Elena Monzo, Moon Zoo. Ph Paola Codeluppi. Elena Monzo in dialogo con un'opera di Annalù

GildaContemporaryArt, veduta della mostra Elena Monzo, Moon Zoo. Ph Paola Codeluppi. Elena Monzo in dialogo con un’opera di Annalù

Salendo le scale, ci si addentra nella parte più intima della mostra, come in un ambiente domestico arredato e accogliente. Nella special Room troviamo le altre due sezioni, dove la carta è protagonista. L’atmosfera cambia e l’occhio si adatta alle piccole dimensioni e si focalizza sui dettagli. La serie delle opere a stendardo, oltre a richiamare la tradizione orientale nella forma, gioca sul contrasto originale-riproduzione. Viene utilizzata la serigrafia in modo libero, in un gioco di elementi che si ripetono creando diverse narrazioni. Dal mio archivio ho scelto le figure più forti, dal segno sintetico, e le ho fatte rivivere in questa nuova versione. A differenza delle tele, tutto è molto nitido, in omaggio all’arte della calligrafia dove esiste solo il nero e il bianco. Le immagini sono utilizzate come ideogrammi, in cui il simbolo grafico non rappresenta un valore fonetico, ma un’immagine o un’idea. I 12 tondi compongono inoltre un alveare a parete e simboleggiano la luna piena. Il numero dodici evoca la ricomposizione della totalità originaria, la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia. Infatti indica la conclusione di un ciclo compiuto. Il gesto veloce e ripetitivo della stampa serigrafica compensa la pazienza e la cura del ricamo manuale che li rende unici. La ripetizione di taluni simboli deve essere intesa come facente parte di un atto creativo nel quale la variazione è implicita nella ripetizione.

Elena Monzo, Moon, 2016, serigrafia e ricamo su carta di seta diametro 425 cm

Elena Monzo, Moon, 2016, serigrafia e ricamo su carta di seta diametro 425 cm

Seguo il tuo lavoro da anni e noto con ammirazione il passaggio dal packaging e dall’involucro della società contemporanea, tra l’altro, attraverso i tuoi viaggi e le tue residenze estere, osservati sempre più con occhi cosmopoliti, ad una dimensione spirituale. Le tue ultime opere evidenziano infatti un avvicinamento al mondo esoterico e allo sciamanesimo. Ciò riflette un particolare percorso di vita?
L’approccio alla figura femminile è cambiato, si è spostato infatti da donne modello “packaging”, contorte in posizioni estreme e legate alla loro apparenza e bellezza patinata ad ANIME. Il focus è la psicanalisi del femminile. Durante l’ultima residenza in Libano, immersa tra cedri, mi sono avvicinata a questo pensiero e al mito della donna selvaggia grazie alla lettura di Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés. La donna selvaggia è intesa come forza psichica potente, istintuale e creatrice, lupa ferina e al contempo materna, ma soffocata da paure, insicurezze e stereotipi.

La lupa ritorna, infatti, nelle opere Mamma Roma e Full Moon. Mi dici qualcosa in più rispetto a questo particolare simbolo?
La Lupa, in particolare, porta con sé fin da tempi immemori la doppia simbologia di iniziatore ma anche di distruttore. Il lupo è da sempre considerato un animale affascinante e spaventoso allo stesso tempo. Spesso la sua presenza è collegabile alla nascita di una civiltà, come nella leggenda della fondazione di Roma. L’opera Mamma Roma raffigura una prostituta-lupo che allatta Romolo e Remo. Il lupo tende ad essere molto protettivo, un animale che alleva con dedizione i cuccioli. Le meretrici a Roma erano chiamate lupae, da qui il termine lupanare (la prostituzione a Roma non aveva l’attuale accezione negativa).
Nel medioevo l’animale assume caratteri prettamente nefasti, a testimoniarlo c’è il moltiplicarsi di racconti e leggende riguardo ai licantropi, cioè i cosiddetti lupi mannari. Nell’immaginario infantile c’è tuttora l’immagine del “lupo cattivo”. Questa paura atavica verso il lupo è dovuta alla sua associazione con il buio, con luoghi senza luce. La gola di questo animale raffigurava l’oscurità da cui passare per arrivare alla luce, ecco ancora la natura ambivalente di questo simbolo.

Elena Monzo, Monotype 2015, tecnica mista su carta di riso 160x75-cm

Elena Monzo, Monotype 2015, tecnica mista su carta di riso, cm 160×75

Nella tua opera c’è grande ricercatezza per il materiale impiegato; le carte di queste opere provengono da Fuzhou Road a Shanghai, la via più famosa delle carte e degli inchiostri della metropoli cinese. Quali caratteristiche specifiche di questo materiale trovi consone al tuo lavoro?
Fuzhou è il nome della via centrale, tradizionalmente legata agli inchiostri, ai pennelli adatti all’arte della calligrafia e alle carte di riso di ogni tipo. Si tratta di una strada magica connessa alla storia millenaria della Cina, in forte contrasto con la vita frenetica attuale di questa metropoli. La carta di riso ha molte potenzialità, può sembrare delicata, ma il segreto è seguire la fibra. Il bianco candido non è solo la base di partenza, come possiamo pensare noi Occidentali, ma è una componente dell’opera, ha la stessa valenza dell’inchiostro nero che la penetra. Yin e Yang si compensano. È un equilibrio ed è la regola della filosofia Zen che entra nel quotidiano e viene applicata a ogni gesto, un esempio è l’arte dell’ikebana e la cura del giardino.
Dopo aver sperimentato il collage, la sovrapposizione di carte fino quasi a seppellire il segno con il bitume, è arrivata l’esigenza di ripulire e ritornare ad una forma nuova che valorizzi il di-segno impreziosendolo talvolta con la foglia d’oro. Il risultato torna alle origini, mantenendo l’essenziale.

Nel catalogo è presente un tuo ritratto eseguito da Dorothy Bhawl – il secondo che realizza per te – in versione Kali, la dea più nota del pantheon induista, dea dell’energia femminile, attiva e potente, erede della più antica dea della morte e della trasformazione. Che significato ha questo rimando auto rappresentativo alla dea e all’India?
In realtà è un modo per chiamare questo viaggio. Penso sia il momento più adatto ed un mio piccolo rituale di augurio. Dorothy è un grande amico e artista, questo incontro mi ha arricchito e stimolato. È molto importante in questo momento storico la condivisione, soprattutto nel mondo dell’arte appiattito dal puro business e dalla competizione.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ritornare a Beirut, portare avanti la collaborazione con Fadi Mogabgab che ormai da 5 anni è attiva e progettare una personale in versione araba.

ELENA MONZO. Moon Zoo
a cura di Cristina Gilda Artese

Gilda Contemporary Art
via San Maurilio 14, Milano

17 marzo – 15 aprile 2017
Inaugurazione: giovedì 16 marzo, ore 18

Orari: dal martedì al venerdì dalle 10.30 alle 19; 
Sabato dalle 10.30 alle 13 e il pomeriggio su appuntamento

Ingresso libero

Informazioni:
tel. +39 02 58308360
info@gilda.gallery
www.gilda.gallery

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