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La fucina elettrica di Dennis Oppenheim

MERANO (BZ) | Merano Arte | 19 maggio – 9 settembre 2012

di GABRIELE SALVATERRA

Figura chiave all’interno di innumerevoli e disparate tendenze, non si può fare a meno di citarlo in ogni manuale. Nessuno studio sul Concettuale, la Land Art, l’Happening o la Performance può dirsi completo se non affronta questa figura carismatica e al di là degli schemi. Dennis Oppenheim, con opere come Whirpool, Parallel Stress, Reading Position o Annual Rings, ha arricchito l’immaginario collettivo degli ultimi decenni con immagini incisive che testimoniano ogni volta la sua insofferenza alle rigide classificazioni e la sua capacità di muoversi agilmente tra i linguaggi.

A un anno dalla sua morte Merano Arte gli dedica una mostra che ha l’aspetto di un omaggio affettuoso. Poche opere disposte con agio nello spazio espositivo in modo da lasciare respirare ogni lavoro senza interferenze. Rimane deluso chi si aspetta un florilegio dell’intera carriera dell’artista statunitense, o una selezione dei lavori recenti più noti, come i progetti pubblici, immediatamente riconoscibili in edifici ribaltati, proiettati e deformati. Il merito della mostra è proprio quello di portare alla ribalta una produzione secondaria, di dimensioni contenute e concentrata nei decenni ’80 e ’90, con la libertà che l’idea di omaggio consente, rispetto ai rigidi criteri espositivi della retrospettiva.

Il percorso attraversa lavori che hanno come filo conduttore il concetto di elettricità. Electric City è la città natale di Oppenheim, ma l’elettricità è anche elemento strutturale di gran parte delle sue opere: coreografie poetiche e sognanti realizzate con strumenti come trapani e proiettori. Oggetti che non nascondono i loro processi di creazione lasciando in bella vista cablature e prese di corrente. Ma l’elettricità è anche sinonimo di flusso, concretizzazione di un pensiero, trasformazione di oggetti in qualcosa altro da sé. Una corrente creativa che spesso assume connotati ironici ed esplicitamente carnali, come nel movimento masturbatorio di Two Objects, o nel grazioso Topiary Piece, che nasconde sotto il suo aspetto innocente la rappresentazione di un rapporto sessuale.

Valerio Dehò interpreta il temperamento vulcanico delle opere di Oppenheim come una sfida al controllo razionale che il pubblico vorrebbe avere su ciò che incontra. Lo stesso artista a questo proposito sottolinea il pericolo di un’eccessiva chiarezza cognitiva:

“Mi piace iniziare un lavoro con un’ombra che mi attraversa la mente, perché se ogni angolo è illuminato a giorno si può restare paralizzati”.


Dennis Oppenheim – Electric City

a cura di Valerio Dehò

Merano Arte
Via Portici 163, Merano (BZ)

Info: +39 0473 212643
www.kunstmeranoarte.org

orari: 10-18, da martedì a domenica

19 maggio – 9 settembre 2012

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