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MILANO | Lorenzelli Arte | 1 ottobre – 31 dicembre 2016

di KEVIN McMANUS

L’intento della mostra, una volta tanto, risulta chiaro già dal comunicato stampa: mostrare il lavoro di un fondamentale artista del XX secolo al di fuori di quell’“area” della sua produzione – in questo caso un’area cronologica – che ne definisce paradigmaticamente (ma spesso arbitrariamente) i caratteri. Far vedere il dopo, la sopravvivenza eventuale dei caratteri essenziali di quella fase entro le fasi successive; oppure, cosa ancor più problematica, mostrare con coraggio i ravvedimenti, i cambiamenti di direzione da parte dell’artista. Il quale, va ricordato, è un uomo tra gli uomini, un lavoratore, e non un panzer condannato ad un’eroica quanto sterile ostentazione di coerenza.

Piero Dorazio. Il colore della pittura, veduta della mostra, Lorenzelli Arte, Milano Courtesy Lorenzelli Arte, Milano

Nel caso di Piero Dorazio (1927-2005), curiosamente, si verificano entrambe le cose. Da un lato la ricerca spiccatamente formalista – nel senso greenberghiano del termine – condotta dall’artista negli anni Cinquanta-Sessanta (e in particolar modo nel primo periodo della sua carriera di insegnante in America, 1960-1965) trova nelle opere esposte da Lorenzelli una sorta di sequel, un ritorno autocritico che la legittima e al tempo la storicizza; e lo fa proprio nel momento in cui molti artisti, spinti dalla sfida sempre più intensa posta dal mercato, tendono invece alla creazione di un brand di se stessi, all’identificazione e alla manieristica riproposizione di un linguaggio sempre uguale, sempre urlato o, nei casi migliori, furbescamente ammiccante verso il proprio passato e il proprio paradigma. Dall’altro lato, questa autocritica determina uno slittamento sostanziale: se il Dorazio dei primi anni Sessanta era pienamente immerso dentro il problema della forma/superficie – quello che Greenberg vedeva gloriosamente interpretato dalla “American-Type Painting”, per intenderci –  il Dorazio degli anni successivi rilegge il problema stesso dal di fuori.

Piero Dorazio, “Max – well”, 1984, cm 200x340, olio su tela Courtesy Lorenzelli Arte, Milano

Vedere un collegamento tra questi lavori e la Pop Art è forse una forzatura (anche se Ideal I del 1968, per fare solo un esempio, ci porta decisamente in questa direzione); sta di fatto che il Dorazio di fine anni Sessanta sembra aver capito come qualsiasi ricerca formale, anche la più incorruttibile, possa essere tramutata in immagine; che il Dorazio degli anni Settanta (e di metà decennio, in particolare) sembra aver colto lo spirito della decostruzione nelle sue superfici instabili e, per una volta, decisamente piatte; che il Dorazio degli anni Ottanta sembra aver assorbito, senza lasciarsene schiacciare, le istanze più scottanti del postmodernismo, ad esempio il lato meno superficiale e più fecondo del(l’auto)citazionismo.

Piero Dorazio. Il colore della pittura, veduta della mostra, Lorenzelli Arte, Milano Courtesy Lorenzelli Arte, Milano

Insomma, che Dorazio abbia trascorso in America – tra dibattiti consapevoli sul destino del “modernismo” – una fase cruciale tanto della sua carriera quanto della storia dell’arte in generale, appare chiaro. E se appare chiaro è anche grazie alla mostra di Lorenzelli, che accosta questi lavori con l’onestà di chi non vuole imporre a chi guarda letture parziali e tendenziose, e che ce li fa vedere in quella dimensione decorativa che, oltre ad assecondare le esigenze del mercato, costituisce anche l’esito logico di una riflessione competente, come quella di Dorazio, sulle vicende più urgenti della cultura visiva contemporanea.

Piero Dorazio. Il colore della pittura 
a cura di Matteo Lorenzelli
catalogo bilingue Lorenzelli Arte n° 147

1 ottobre – 31 dicembre 2016

Lorenzelli Arte
corso Buenos Aires 2, Milano 

Orario: da martedì a sabato 10.00-13.00 e 15.00-19.00; lunedì su appuntamento; festivi chiuso
Ingresso libero

Info: +39.02.201914
info@lorenzelliarte.com
www.lorenzelliarte.com

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