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CASERTA | Appartamenti Storici della Reggia di Caserta | 20 luglio – 20 agosto 2018

di JACOPO RICCIARDI

L’attore principale delle tele del duo TTOZOI (Stefano Forgione e Giuseppe Rossi) è la muffa. Essi la chiamano cospargendo ed imbevendo la tela grezza messa già su telaio e disposta orizzontalmente in una teca che possa creare quel microclima necessario alla proliferazione del micelio che presto giunge ad abitare la superficie delle tele di lino, e si accumula, diremmo dilaga liberamente sulla superficie, impadronendosi di essa, per giorni, settimane, mesi.
Sei mesi di elaborazione, il tempo necessario perché più di venti tele (nelle loro teche/habitat) disposte nei sotterranei (definiti dal curatore Gianluca Marziani: “luoghi archeologici della Reggia, con cui le tele dialogano”) si impregnassero della Storia e del Tempo attraverso un atto di Natura del tutto indipendente dalla mano dell’uomo e dell’artista.

TTOZOI, Senza titolo, 2018, muffe naturali e pigmenti su juta, cm 190×190

Il titolo della mostra, Genius Loci, è evocativo, il progetto si svolge, infatti, nello spazio degli Appartamenti Storici della Reggia di Caserta, dove fino a qualche anno fa erano esposte le preziose opere della collezione Terrae Motus. La muffa, il micelio, attecchisce là dove un corpo vegetale o animale è in decomposizione. Un atto terminale, violento, silente, della natura che mangia se stessa per ricrearsi. I TTOZOI pretendono di usare questa forza senza alterarla (siamo ancora nei sotterranei della Reggia), anzi facendo sì che essa si mostri senza distrazioni, ossia offrendo al micelio un corpo neutrale (e sempre naturale, la tela di lino, quindi non avversario del corpo del fungo ma sua continuazione, suo amico) attirandolo con dell’acqua e della farina. Perché questa astuzia? I TTOZOI vogliono che lo spettatore finale utilizzi il proprio sguardo come un microscopio che vada ad indagare questa dinamica naturale (di Natura) intrappolata e isolata.

TTOZOI, Senza Titolo, 2018, muffe naturali e pigmenti su juta, cm 190×190

Ma torniamo nei sotterranei. I due TTOZOI (la cui firma è una duplice traccia dorata sul bordo delle tele, vicino a uno dei due angoli in basso) scendono nei sotterranei e osservano le loro opere come degenti sdraiati in attesa di tornare a vivere. Dopo un’attenta valutazione, in accordo tra loro, fermeranno il processo di “mufficazione” di ogni tela, tirandole fuori dalle teche in tempi diversi, bloccando il processo naturale. A questo punto le tele passano sul “tavolo operatorio” del loro studio, dove il duo aggiungerà uno o più colori come macchie diffuse sulla tela, dipingendo nello stesso momento uno davanti all’altro. Questo procedimento, doppio, pretende di ripetere l’azione creatrice della natura, dove ognuno dei pittori rilavora quello dell’altro e quindi ne annulla il lavoro. Si può pensare che i TTOZOI ritengano ultimata l’opera quando la loro doppia azione si è fusa in una. Penso al colore espanso nelle trame della tela e nella materia del micelio, come una sovrapposizione unificante che simulando il diffondersi della muffa umanizza l’opera.
È questa umanizzazione della natura che carica le opere di un’energia fatta per la ricezione. I TTOZOI dipingono le opere per non lasciarle ritornare alla natura, per riportarle all’umano. Ecco allora che dopo essere state orizzontali durante il lavoro di natura e di pittura, le tele finalmente si alzino in verticale proprio nel momento in cui appaiono davanti all’occhio dell’osservatore, creando nel momento espositivo il culmine di un processo che deve avere ancora risposta. (Gianluca Marziani durante l’inaugurazione avverte: “ora sta a ognuno di voi indagare e cogliere l’unicità di ogni opera e comprendere ciò che mostra”).

Veduta della mostra TTOZOI, Genius Loci

Se i TTOZOI hanno imbrigliato l’arco di una dinamica naturale e l’hanno poi reindirizzato verso l’uomo, non volevano altro che (questo è un vero e proprio atto di fede) un’energia si mostrasse liberamente fino a parlare proprio perché libera. Questo porre l’osservatore nella posizione di ascoltatore di un possibile messaggio, incerto quanto potentemente in attesa di se stesso, travalica l’aspetto informale dell’opera indagando lo spazio vivo che separa e tiene distanti due immagini in rapporto l’una con l’altra. Ogni quadro dei TTOZOI raccoglie in sé l’abbandono di un’immagine (posizione radicale nella tradizione della Storia dell’Arte) e il desiderio di una successiva immagine non ancora raggiunta. Questo desiderio nasce nella Natura e occupa l’Umano.

 

TTOZOI. Genius Loci
a cura di Gianluca Marziani

20 luglio – 20 agosto 2018

Reggia di Caserta – Appartamenti storici
Viale Giulio Douhet, Caserta

Info: +39 0823 448084
re-ce@beniculturali.it
www.reggiadicaserta.beniculturali.it

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