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RIMINI | far | galleria comunale d’arte moderna e contemporanea | 14 aprile – 3 giugno 2012

Intervista a SIMONE PELLEGRINI di Alice Zannoni

Continua a puntare sull’arte contemporanea la far, fabrica arte Rimini, spazio voluto dall’assessore alla cultura Massimo Pulini che sta investendo sulla città e sulle sue potenzialità culturali rinnovandone i contenuti e l’attrattiva. Il terzo appuntamento è dedicato a Simone Pellegrini con una personale visibile fino al 3 giugno 2012 che mette in mostra (grazie alla collaborazione e sinergia delle gallerie Bonioni Arte, Cardelli&Fontana artecontemporanea, Giacomo Guidi Arte contemporanea) il lavoro del giovane artista sotto la curatela di Walter Guadagnini.

Cominciamo dal titolo della mostra “Devasti”, cosa introduce del tuo lavoro?
Devasti è un imperativo che profila l’essere. Si diserta il campo ed ecco le suggestioni, devianti, come sempre, buone a non storicizzare nulla, senza alcun riguardo per il passato. Devasti è la territorializzazione per gli accadimenti. È ogni interiorità esternata, data alla luce dell’evento.

Che rapporto ha la tua poetica con la forma del mondo, in particolare riferito alla citazione di Wittgenstein che sottotitola la mostra: “Non c’è alcun contrario della forma del mondo”?
La forma è un principio che mai giunge a contrariarsi. Non un contrario al mondo e nulla che gli si contrapponga. Hanno cercato. Ho cercato.
Provate a rovesciarla, sfinitela di tensioni e troverete che essa è il suo continuo, sempre. Nulla la distoglie da sé e ancora è, nella sua estremità. A prova di lontananza, la definirei un esempio di fedeltà espressa al divenire, in cui persino il cedimento è proprietà d’uguaglianza. Informata sempre (nella sua condizione qualsiasi poi), sorpresa mai. Chi può dire di possederla se è noto che si concede?

Realizzi le tue opere con la tecnica della “matrice unica”, ovvero disegni i grafemi su un supporto che solitamente bruci dopo il suo utilizzo: come giustifichi, allora, la scelta di citare, in apertura del percorso espositivo, il passo di Antonin Artuad: “Essere colto e bruciare forma / bruciare forme per guadagnarsi la vita / E’ imparare a tenersi dritto / nel movimento incessante delle forme / che si distruggono successivamente”.
Qualcosa va preventivamente sottratto alla circolazione. Meglio se quel qualcosa è la prima cosa. La matrice è una velina che eterna una distanza incolmabile. Il gesto si arresta prima di farsi opera, si scarica su una superficie a svanire.

Dai “Messaggi rivoluzionari” di Artuad alla pittura: quale è la tua rivoluzione?
Lo dicevo prima. La metamorfosi dello stesso. Interrogarsi non sulla natura delle cose ma sulla natura del divenire. Perché tanta insistenza? Che se ne fa della perturbabilità delle cose?
L’artista, colui che precipita il mondo, lo porta a quelle estreme conseguenze senza distoglierlo mai veramente da se stesso. Era già da sempre quantico e comunque radicato in ogni registro, in ogni terrazzamento, prima che si sapesse o dicesse. È il mondo ad essere in rivoluzione. L’uomo se vede, lo osserva. L’artista (chiunque esso sia purché sia tale) lo pungola sempre certo che non l’abbia detta tutta, che non l’abbia fatta tutta. L’artista si confonde solo, forse, quando si pensa seduttore essendo egli solamente un induttore. Per il resto egli è pur sempre qualcuno che questiona ogni affermazione. È quello della domanda infinita. Un agitatore, un perturbatore minimo necessario, disposto all’opera in cui il tempo (tempo come una malìa) si perde e il mondo si rinnova.

La mostra è arricchita da un allestimento con citazioni colte che si rapportano alla tua visione, mi ha colpito quella di Lacan: “Noi siamo interrogati in quanto sappiamo, anzi in quanto siamo portatori di un segreto, che però non è il segreto di tutti ma è un segreto unico”. Quale è tuo segreto? Come lo sveli?
La frase di Lacan ci attende alla fine dell’esposizione. La parola ci inizia, la parola ci finisce. Dicevo che l’artista ha una questione continuamente aperta. Non è fatale che, in ultima istanza, il mondo stesso gli rivolga la domanda (solo così, in questo ribaltone essa si eterna e passa come il testimone in staffetta) quando lo suppone sapere? Ed egli, con un filo di voce – la chiosa è beckettiana – : “Cos’è quest’improvvisa cortesia dopo tanto abbandono?”

Simone Pellegrini DEVASTI “non c’è alcun contrario della forma del mondo”
a cura di Walter Guadagnini

far | galleria comunale d’arte moderna e contemporanea
Piazza Cavour, Rimini

Info: +39 0541  704416 / 704421
www.riminifar.it

Orario: 10/13 16/19.30

 14 aprile – 3 giugno 2012

 

 

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