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L’opera di David Tremlett torna ad appropriarsi degli spazi di A arte Studio Invernizzi e lo fa con un progetto coerente con il suo modo di operare: un’attento studio progettuale unito ad un lavoro diretto e concretamente tarato sul luogo.
La levità, la vaporosità del colore e la sua fuggevolezza abbinata all’immobilità di uno spazio architettonico costituito, sul quale intervenire, accende un continuo dialogo tra opposti, tra incorporeità e tangibilità, in cui si inseriscono anche suggestioni poetico-musicali…
Epicarmo Invernizzi racconta cosa aspettarci da questo nuovo intervento dell’artista inglese…


David Tremlett, vedute parziali dell’esposizione. A arte Studio Invernizzi Milano 2009.
A sinistra: Drawing (long lines), 2009, pastello e Bar drawing for wall #1, 2009, pastello.
A destra: Drawing (Broken Lines #4), 2009, pastello e Drawing (Pakistan/Afghanistan), 2009, pastello, grafite e grasso.

Drawn, Rubbed, Smeared richiama direttamente all’azione della mano che disegna, strofina, spalma il colore con un’attitudine più plastica che pittorica. Può raccontarci il “backstage” di questa mostra? Come ha operato Tremlett a contatto con i muri di A arte Studio Invernizzi?
In questi interventi emerge ancora una volta l’elemento di fondo che caratterizza il suo percorso artistico ovvero una progettualità fattiva e concreta che porta ad una modificazione del dato secondo aree e presenze cromatiche, che definiscono l’opera e la sua relazione con lo spazio espositivo.
Le articolazioni cromatiche di Tremlett, realizzate direttamente a parete stendendo il colore con le mani, instaurano una relazione diretta e molto fisica con l’ambiente.
Come sempre gli accade, ha pensato ad un progetto specifico per lo spazio progettando i disegni per i wall drawings nel suo studio di Londra per poi realizzarli in galleria con l’aiuto prezioso del suo assistente Peter Smith.
In questi interventi vi è una correlazione con lo spazio espositivo dove interviene senza alterare l’architettura ma per permettere al fruitore di entrare in contatto con il suo linguaggio.

Quale evoluzione ha riscontrato in quest’ultimo intervento in galleria, rispetto a quello realizzato nel 2005 insieme all’amico e collega Alan Charlton?
Questa mostra è una continuazione ideale di quella a quattro mani che ha tenuto, negli spazi della nostra galleria, con Alan Charlton nel 2005. Tremlett la considera come una prosecuzione ideale di quella precedente, la continuazione di un discorso cominciato qualche tempo prima e ora continuato da solo.
Infatti, all’ingresso della galleria ha realizzato un grande wall drawing composto da tre lunghe fasce orizzontali di colore verde chiaro attraversate da lettere dell’alfabeto come fossero note in uno spartito musicale, creando una magica armonia che fa vibrare l’immagine prodotta. La scrittura infatti, sin dagli anni ’70, è sempre stata per Tremlett linfa vitale per il suo “fare” arte ed egli stesso dichiara che «l’alfabeto è lo scheletro di qualsiasi cosa».

Un alfabeto che si fonde con la memoria dei luoghi appartenenti al suo vissuto personale, ai viaggi intrapresi…

Nella sala sottostante ha realizzato altri sei grandi interventi dove il ricordo del viaggio è il punto di partenza per il suo “fare” e in alcuni di essi ha fatto anche uso del grasso – materiale che aveva già usato anche negli anni ’70.
Nell’intervento Drawing #20 Naples (pastello e grasso, 2009) le sue forme inglobano angoli e pareti mentre nelle opere Drawing (Broken Lines) – con forma circolare e rettangolare – è la presenza di una linea spezzata a dividere in senso orizzontale le diverse campiture di colore.
Nel lavoro Drawing (Pakistan/Afghanistan) realizzato con pastello, grafite e grasso la memoria ha inciso notevolmente e le lettere sono lettere di città pachistane o afgane che ha visitato nei suoi viaggi mentre nell’opera Drawing (Places of Work) – sempre in pastello, grafite e grasso – ha scritto per esteso i nomi delle città da lui frequentate.

I viaggi hanno influenzato l’artista anche nell’utilizzo della tecnica…
Un altro elemento fondamentale nell’opera di Tremlett è stato il rapporto con l’Africa dove vi è l’abitudine di spalmare e distribuire il colore direttamente con le mani.
Questa pratica antica credo permetta di creare una magia nel suo lavoro che contiene ancora reminiscenze ancestrali dove l’arcaico porta a una conoscenza diretta dell’uomo.

La mostra in breve:
David Tremlett. Drawn, Rubbed, Smeared. 8 works applied directly to the gallery walls
catalogo con saggio di Antonella Soldaini
A arte Studio Invernizzi
Via D. Scarlatti 12, Milano
Info: +39 02 29402855
www.aarteinvernizzi.it
15 dicembre 2009 – 25 febbraio 2010

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