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Le immagini, seducenti e ambigue, come sono capaci di essere nelle mani dell’artista svizzero Daniele Buetti, diventano materia da cui iniziare una decostruzione a partire della superficie. 15 i light-box in mostra nella personale da Guidi&Schoen, una teoria di donne “illuminate”, comuni al linguaggio artificiale della fascinazione, incantano per la bellezza e allo stesso tempo interrogano se stesse e lo spettatore sulla loro stessa (in)consistenza…

Francesca Di Giorgio: Con The reflexion, the image is me, but I am not the reflexion, titolo della personale da Guidi&Schoen, sembra voler rimarcare un adeguato distacco tra l’artista, l’immagine e il suo riflesso. È così?
Daniele Buetti: Si, si tratta di una di quelle bizzarie, che accompagnano il lavoro artistico ma anche creativo in generale.

Corpo e sessualità, un tandem che condiziona molta parte della ricerca artistica contemporanea e non solo… Ci racconta come sceglie le figure di donna da cui scaturisce tutto il suo lavoro?
Corpo e sessualità, probabilmente uno dei temi fondamentali di tutti gli esseri viventi. Senza questo soggetto come sarebbe noiosa la vita!
La scelta delle figurine è molto semplice e segue questi criteri:
Stato di quiete
Malinconia
Distaccamento
Riservatezza
Naturalezza

Le forature del supporto dei light box ricordano i cartoni preparatori per l’antica pratica dello spolvero. Non ricalcano direttamente i contorni delle figure ma ad esse si sovrappongono. In un certo senso i buchi posso essere letti come traccia, segno?
Se si vuole… Però l’unica traccia che io lascio sull’immagine è quella del trapano.
I segni sono le parole scritte delle nuvole decorative e il riciclaggio ornamentale di tessuti, abiti e chiome.

Spesso le frasi appaiono sotto forma di interrogativo: Passion? What for? Does time dance with memories? Is Me an Illusion? A Vanity? A Framework? Nel processo creativo arriva prima l’immagine della donna o le parole?
Raccolgo i personaggi e colleziono le frasi parallelamente. Poi ordino una frase a un’immagine. O un’immagine ad una frase. Ogni espressione nei visi delle eroine necessita una domanda sua, una frase che la stimola, la rianima.

Attrazione, repulsione, saturazione. Una sequenza concatenata di sensazioni – senza badare all’ordine di comparizione – che proviamo nei confronti di un immaginario dalle leggi ormai ben definite. Da una parte riconosciamo una certa dimestichezza con i visi e i corpi presenti nei suoi lavori, dall’altra una diffidenza nei confronti di quella stessa familiarità…

In tutto il mio lavoro la riflessione sui miti, sogni e illusioni opera a cavallo tra la seduzione e l’analisi. Vale a dire, da una parte aprire l’opera allo spettatore fino a sedurlo. Simultaneamente offrendo gli strumenti per potere scomporre ed esaminare il lavoro.

La mostra in breve:
Daniele Buetti. The reflexion, the image is me, but I am not the reflexion
Guidi&Schoen Arte Contemporanea
Vico Casana 31r, Genova
Info: +39 010 2530557
www.guidieschoen.com
9 aprile – 8 maggio 2010
Inaugurazione venerdì 9 aprile 2010 dalle ore 18:00

In alto da sinistra:
Does time dance with memories?, 2010, fotografia perforata in Light Box, cm 160×120. Courtesy Guidi&Schoen
Passion? What for?, 2010, fotografia perforata in Light Box, cm 160×120. Courtesy Guidi&Schoen
Is Me an Illusion? A Vanity? A Framework?, 2010, fotografia perforata in Light Box, cm 130×100. Courtesy Guidi&Schoen

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