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MONZA | Villa Contemporanea | Fino al 26 maggio 2016

di LEDA LUNGHI

È una pittura materica quella che vediamo nella mostra Down Deep, la collettiva di sei artisti figurativi curata da Andrea Lacarpia da Villa Contemporanea a Monza. Un’arte che intercetta la sensibilità della nostro rapporto con la contemporaneità, descrivendone le ansie e le paure da essa generate, divenendo capace di rappresentarle in maniera evocativa e coinvolgente.

Down Deep. Immagini del profondo nella pittura contemporanea, veduta della mostra (Silvia Argiolas e Liana Ghukasyan), Villa Contemporanea, Monza

Down Deep. Immagini del profondo nella pittura contemporanea, veduta della mostra (Silvia Argiolas e Liana Ghukasyan), Villa Contemporanea, Monza

La narrazione è tanto discontinua quanto ordinata, lo stile eterogeneo converge su una realtà pittorica legata al surrealismo, che si dipana in cromatismi ragionati in un altalenarsi di espressività giocate su opposti e contraddizioni; in una grammatica magmatica e sfuggente, trasportando il nostro sguardo e la nostra mente nei diversi livelli di percezione, dividendoli tra alienazione e straniamento; sopraggiungendo in uno sconvolgimento della realtà abituale.
Ci troviamo così dinanzi ad una concretezza e ad un espressionismo capace di interpretarci. Le opere riflettono i nostri inconsci, narrano quelle paure, che sentiamo pervadere lentamente all’interno della nostra esistenza. Gli artisti inseguono questo leitmotiv con stili in armonia tra loro, simili ma non uguali, mentre coerente rimane il linguaggio sostanziale e concettuale delle tematiche da loro espresse.

Bruno Marrapodi, Senza Titolo, 2018, olio e carboncino su tela, 50x35 cm

Bruno Marrapodi, Senza Titolo, 2018, olio e carboncino su tela, 50×35 cm

Così la poetica elaborata da Lorenzo Aceto, il quale interpella la musica rielaborando autoritratti di compositori dell’epoca Barocca e sull’onda di un segno denso, vivace e brioso, richiama il contrappunto con il lieve e toccante riecheggio di una melodia lontana, allegoria di un passato rivisitato in un presente divenuto troppo rumoroso e caotico.
Ed omaggiando l’ambiguità tra assenza e presenza, il nostro sguardo naufraga nell’oblio del silenzio di Luca De Angelis, i cui colori cupi ci riportano in luoghi remoti, dove le figure dipinte dall’artista sono incentrare in un contesto di natura ombrosa e oscura; esse celebrano la lentezza dell’essere, di un tempo lontano in cui non possiamo far altro che perderci. Ed è un’alternanza di poetiche linguistiche, determinate dallo stesso file rouge, poiché il nostro Io si trova dinanzi alle pennellate evocative e sgargianti di Silvia Argiolas, un’artista che incentra la narrazione su donne mitiche e leggende lontane,  queste figure mitologie sono come in ogni narrazione fantastica, metafore, di lacerazioni e dolori, trasfigurazioni dell’odierna sofferenza, sogni tormentati, incubi colorati ma che rimandano al buio dell’inconscio. Con questa narrazione Argiolas compie una ricerca eterna e travagliata di una certezza che mai giungerà.

Luca De Angelis, Senza Titolo, 2016, olio su lino, 160x120 cm

Luca De Angelis, Senza Titolo, 2016, olio su lino, 160×120 cm

Quest’interpretazione rimanda a Liana Ghukashyan, che descrive nei suoi cupi autoritratti emozioni violente, rappresentate tramite i colori lividi della tavolozza, segni di un’anima lacerata e dilaniata. Si riscontra in questa mostra l’emblema dei nostri tempi, la perdita di un’identità e l’eterna ricerca di una serenità, che non porta altro che al precario e mancato equilibrio psicologico.
Dipinti di una realtà surreale, allegorie del vero, personaggi silenti che ci osservano, capaci di trasmettere quell’inquietudine tangibile ed esistente, occhi che se noi osassimo realmente guardare troverebbero nei nostri la profondità dei loro. Ed è così che le tele di Bruno Marrapodi appaiono come rappresentazioni teatrali nella loro estraneazione, in una ricerca di distacco dalla concretezza; sono opere narranti, aggettivazioni della realtà, malinconie che trapelano in quello che appare come un inganno pittorico socchiuso tra gestualità e colori, presente e passato, laggiù sulla tela si intravede un’interpretazione del vissuto, nostalgia e solitudine, descritte con la stessa estraneità con cui Claudia Matta crea associazioni tra forme e figure, legate da colori accesi ed iconici, tramite cui l’artista definisce la sua stessa esistenza.

Down Deep. Immagini del profondo nella pittura contemporanea, veduta della mostra (Claudia Matta e Lorenzo Aceto), Villa Contemporanea, Monza

Down Deep. Immagini del profondo nella pittura contemporanea, veduta della mostra (Claudia Matta e Lorenzo Aceto), Villa Contemporanea, Monza

Questa mostra è una ricerca dell’Essere, una sarcastica, cruda e spaesante ricostruzione della nostra esistenza. Gli artisti dando voce alla propria idea di autoritratto, dipingono le fragilità di ognuno di noi e citando il sottotitolo stesso della mostra, esse sono immagini “del profondo della pittura”.

Down Deep. Immagini del profondo nella pittura contemporanea
a cura di Andrea Lacarpia

Artisti: Lorenzo Aceto, Silvia Argiolas, Luca De Angelis, Liana Ghukasyan, Bruno Marrapodi, Claudia Matta

24 marzo – 26 maggio 2018

Villa Contemporanea
via Bergamo 20, Monza

Orari: da martedì a sabato 15.00-19.00, o su appuntamento

Info: +39 039 384963
info@villacontemporanea.it
www.villacontemporanea.it

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