MILANO | Galleria Giovanni Bonelli | Fino al 24 febbraio 2017

di DEIANIRA AMICO

Una mostra di respiro museale è allestita fino al 24 febbraio 2017 negli spazi della Galleria Giovanni Bonelli a Milano: si tratta dell’antologica dei lavori di Gianni Pettena (Bolzano, 1940; vive e lavora a Firenze) dedicata all’attività svolta dall’artista tra il ’68 e la fine degli anni ’70. About Non Conscious Architecture, titolo della mostra, a cura di Marco Scotini, è un affondo storico sull’attività di militanza “anarchitettonica” di Pettena:

Un’architettura – scrive l’artista nel celebre saggio L’Anarchitetto (Guarlandi, 1973) – dove le ricerche specifiche delle arti visive, concettuali e linguistiche, si trascrivono in architetture a forte valenza poetica e rigorosa innovazione formale: un’architettura per la mente non attardata da sterili dibattiti di legittimità disciplinari ma aperta invece a pensare e connotare i territori della fisicità ambientale in forti espressioni di pensiero e intensità emozionali

Gianni Pettena, About non Conscious Architecture, Veduta dell'allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano. Crediti Laura Fantacuzzi

Gianni Pettena, About non Conscious Architecture, Veduta dell’allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano. Crediti Laura Fantacuzzi

Pettena è una figura da ricollocare, più che nell’ambito dell’architettura “radicale”, all’interno di quel pensiero umanista che ha visto una nuova generazione riflettere sul ruolo dell’architetto nella cultura e nella società contemporanea. È lui stesso ad autodefinirsi “la spia” in una foto di gruppo della scuola Global Tools (in compagnia di Sottsass e di membri di Archizoom e Superstudio), dichiarando la sua non totale appartenenza ad un manifesto programmatico. La poetica di Pettena, infatti, mantiene aperto il dialogo con le ricerche architettoniche radicali adottando un linguaggio più vicino all’arte concettuale ed alla land art che a quello tradizionale della progettazione architettonica.

La mostra racconta le diverse anime della sua ricerca, dalle performance agli interventi in spazi pubblici, con particolare attenzione a fotografie, disegni e progetti dove l’artista esplora le relazioni tra natura e architettura.

Gianni Pettena, Carabinieri, 1968, composizione di tre foto un disegno e testo esplicativo incollati su cartoncino, 33 x 50 cm, Courtesy l'artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Gianni Pettena, Carabinieri, 1968, composizione di tre foto un disegno e testo esplicativo incollati su cartoncino, 33 x 50 cm, Courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Al centro della galleria è allestita la grande scritta in cartone Carabinieri, riproduzione dell’originale realizzata per il loggiato del Palazzo Comunale di Novara nel ’68. Si tratta di una sorta di installazione-happening la cui vita effimera, a causa della deperibilità del materiale, è documentata in mostra da fotografie dell’epoca assieme ad altre azioni di Pettena, accomunate dall’inserimento in diversi contesti urbani di parole-oggetto dove il linguaggio assume una connotazione performativa e spaziale.

La documentazione della realizzazione di monumenti “effimeri” – ad esempio le bande in compensato installate nella loggia di Arnolfo di Cambio a San Giovanni Valdarno (1968), occasione in cui l’artista opera una rilettura di un’architettura preesistente – si affianca all’esposizione di progetti inediti non realizzati che testimoniano un’apertura di Pettena verso i linguaggi della Body Art, come nel caso del Tunnel sonoro, che prevedeva, attraverso il passaggio di un uomo vestito di un’armatura in placchette di metallo, l’attivazione di un’installazione sonora.

Gianni Pettena, Clay House, 1972, stampa fotografica montata su forex, 64 x 64 cm, Courtesy l'artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Gianni Pettena, Clay House, 1972, stampa fotografica montata su forex, 64 x 64 cm, Courtesy l’artista e Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Il nucleo centrale e più esteso della mostra è dedicato agli interventi americani degli inizi degli anni ’70: le fotografie, i modellini ed i progetti della Ice House a Minneapolis (una casa ricoperta di ghiaccio) e della Clay House (abitazione ricoperta da uno spesso strato di creta rossa uniformemente distribuito su tetto, muri, finestre e porte) testimoniano una riflessione sul rapporto tra natura ed artificio e sulla possibile liberazione dell’architettura, attraverso il materiale naturale (privo di ogni funzionalismo), dalla connotazione di spazio asservito alla dimensione progettuale da parte dell’architetto. Mentre l’architettura deve ritrovare un modo per tornare alla natura, nella serie di fotografie About non conscious architecture (1972) Pettena fotografa spazi naturali “costruiti” come fossero architetture “inconsce”, opere di land art, dove la natura diventa soggetto artistico, elemento che meglio esprime il rapporto di radicamento tra la forma del progetto e la fisicità del paesaggio.

Gianni Pettena, About non Conscious Architecture, Veduta dell'allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano, Crediti Laura Fantacuzzi

Gianni Pettena, About non Conscious Architecture, Veduta dell’allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano, Crediti Laura Fantacuzzi

Alla base – afferma il curatore Marco Scotini – c’è l’idea di non costruire ma di operare nel già costruito, lasciandone emergere lo spazio inconscio o inconsapevole che normalmente viene rimosso, così come l’idea dell’architettura e dello spazio quale evento, come performance permanente.

Il rapporto tra spazi architettonici, forme naturali ed identità caratterizza anche l’opera di Marco Pace (Lanciano, 1977), artista che inaugura la Project Room della galleria Bonelli con una mostra di dipinti, disegni, fotografie e maschere-sculture dalla forma organica e metamorfica, la cui superficie sembra composta di apparente terra cruda.

Marco Pace, Non finirò stanziale, Veduta dell'allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Marco Pace, Non finirò stanziale, Veduta dell’allestimento, Galleria Giovanni Bonelli, Milano

Nei suoi dipinti Pace contrappone spazi architettonici iconicamente riconoscibili (il Guggenheim di New York o il Macba di Barcellona, ad esempio) e figure emarginate o estraniate dal contesto (i soggetti ritraggono clochard, presenze-feticcio dai volti tribali, lotte di cani randagi), riflettendo le molteplici inquietudini che riguardano il difficile rapporto tra forme di potere (il paesaggio costruito), disagio sociale e mondo naturale.

Gianni Pettena. About Non Conscious Architecture
a cura di Marco Scotini

Marco Pace. Non finirò stanziale
Project Room

Fino al 24 febbraio 2017

Galleria Giovanni Bonelli
Via Porro Lambertenghi 6, Milan0

Info: +39 02 87246945
info@galleriagiovannibonelli.it
www.galleriagiovannibonelli.it

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