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TORINO | Fondazione Sandretto Re Rebaudengo | 30 giugno – 16 ottobre

di Michele Bramante

All’interrogativo lasciato aperto dal titolo di Curated by (?), mostra generosa ed eterogenea, potrebbe corrispondere solo la titolarità dei lavori esposti, nel nome del Presidente della Fondazione, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, il cui interesse particolare rappresenta l’unica forza coesiva condivisa dalla selezione di opere provenienti dalla sua collezione privata.
Risaltano le due creazioni che scrutano lo spettatore facendolo oggetto di sguardi inusuali da parte dell’arte: La rivoluzione siamo noi di Maurizio Cattelan e l’autoritratto di Pawel Althamer; e poi Hirst, Beecroft, la pittura di Glenn Brown e le compulsive decorazioni di Rudolf Stingel, insieme alle sculture di Kcho e Katharina Fritsch.

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Il ridicolo a cui si espone programmaticamente Maurizio Cattelan diverte sempre, ma la spassosa scanzonatura che mette in atto contro il Modernismo, e che riesce a far insorgere nell’osservatore verso l’opera stessa, non nasconde articolazioni complesse di citazioni, parodie e impertinenze. Qualcosa rende i suoi ambigui oggetti “arte” nello stesso momento in cui questi si divincolano per finire dalla parte del pubblico irridente e del suo spazio ordinario, con il corpo intruso nel campo estetico e l’idea che scivola trasversalmente verso l’esterno in modo da fungere da perno autocritico. L’autoritratto di La rivoluzione siamo noi sfrutta la riduzione di scala per depotenziare l’artista, in balia del dispotismo sommario ed epidermico del giudizio popolare.

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Il manichino è appeso, impotente, ad un gruccia, rivestito da una copia in miniatura dell’abito di feltro di Joseph Beuys e ingabbiato in un altro oggetto di appropriazione, un appendiabiti in acciaio tubolare di Marcel Breuer, uscito dal laboratorio utopico-sperimental-industriale della scuola del Bauhaus. Cattelan incarnana la fragilità pragmatica delle visioni ideali degli autori citati, diventando egli stesso simbolo dell’indebolimento delle loro idee universaliste. Dopo aver impegnato un posto nella sfera della cultura alta, si prende così gioco del ruolo rivoluzionario dell’artista. Guarda l’arte dal di fuori mentre ne interpreta i fallimenti al suo interno; si osserva allo specchio mentre si irride come fa spesso lo spettatore davanti ai suoi lavori. In questo modo, l’autoreferenzialità tanto vituperata nell’arte contemporanea si traveste di un grottesco costume autoironico, attraverso il quale la psicologia dell’opera manifesta la sua volontà sostanziale di perpetuarsi nell’errore.
Per Beuys, il feltro era simbolo di protezione e rigenerazione. Forse è per questo motivo che, in un momento di autocoscienza, trovandosi schierato con i suoi predecessori, Cattelan si veste dell’abito beuysiano per proteggersi dallo sguardo deresponsabilizzato e mediatizzato dello spettatore contemporaneo, restituendogli un’espressione torva, minacciosa e, forse, apotropaica. La rivoluzione siamo noi si sposta di continuo tra la fatuità dello spettacolo derealizzato (consapevolmente sfruttato per gran parte del successo dell’autore) e la riserva autentica dello spazio artistico, invertendo senza sosta i due punti di vista complementari.

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Il doppio sguardo è protagonista anche nell’autoritratto di Pawel Althamer, che si osserva con cruda verità, senza idealizzazioni e provando, anzi, ad immaginarsi invecchiato in uno spaesamento visivo-temporale. Nudo ed esposto in tutti suoi difetti psicosomatici, con accentuate deformazioni sintomatiche del corpo, guarda inebetito davanti a sé senza osservare nulla, oggetto esistenziale di spietata autoanalisi e del sadico sguardo del pubblico.Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio PerottinoLe opere di Damien Hirst e dell’artista cubano Kcho sono le più liriche. Love is great seduce per il libero volteggiare delle farfalle in una composizione cromatica meditata che sfrutta le screziature naturali delle loro ali. Hirst ci offre una versione estetizzata, se non cosmetica, della visione della morte. La bellezza del dipinto fissa lo sguardo su di essa riuscendo a cambiarne anche la natura, a renderla frivola e leggera come la nostra ignorante noncuranza di quell’evento, ma vera e inesorabile come l’immobilità fatale delle splendide farfalle invischiate nell’azzurro.
La scultura di Kcho cita il tributo alla Terza Internazionale Comunista progettata da Vladimir Tatlin. Il costruttivismo ideologico di quest’ultimo viene ridimensionato dall’originale architettura rigidamente monumentale ad una realizzazione artigianale ed effimera.

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

Veduta di Curated by (?), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Foto di Giorgio Perottino

La simbologia formale non perde la sua pregnanza, che viene però intimizzata, come se il comunismo reale del paese di provenienza dell’artista fosse stato restituito ai sogni personali e provvisori, in un assemblaggio esile di ramoscelli e fili di ferro simile a strutture nomadi di eguaglianza e libertà.
La stessa attenzione meritano certamente molte altre opere in mostra, frutto dell’attività di una Fondazione effervescente che rappresenta senza dubbio una delle fortune culturali della Città di Torino.

CURATED BY (?)
Artisti in mostra: Pawel Althamer, Tauba Auerbach, Vanessa Beecroft, Glenn Brown, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Flavio Favelli, Fischli & Weiss, Giuseppe Gabellone, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Kcho, Sharon Lockhart, Sarah Lucas, Helen Marten, Senga Nengudi, Katya Novistkova, Diego Perrone, Thomas Ruff, Markus Schinwald, Rudolf Stingel, Rosemarie Trockel,Lynette Yiadom-Boakye

30 giugno – 16 ottobre 2016

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino

Info: +39 011 3797600
www.fsrr.org

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